Tra problematiche regolatorie (l'ultima? la possibile multa miliardaria in Europa per la tecnologia Nfc usata nei terminali mobili) e suggestioni futuristiche (arriverà mai un'Apple Car?), l'ultima notizia concreta arrivata da Apple è stata l'annuncio, definito "da sbadigli", dell'iPhone 13. Nonostante la delusione di alcuni e l'evidente mancanza di innovazioni "rivoluzionarie", il titolo di Cupertino per molti analisti rimane un buy a Wall Street. Ci sono però eccezioni. Una di queste è Toni Sacconaghi, noto analista di Bernstein Research, che spiega perché Apple potrebbe faticare e non poco al Nasdaq e perché, forse, i molti bull non hanno ragione nello scommettere sul titolo.

Per Sacconaghi di Bernstein il buy di Apple a Wall Street non è certo

Per Sacconaghi, citato da Barron's, l'attuale rapporto tra rischio e rendimento su Apple va considerato "da neutro a leggermente negativo". L'analista di Bernstein nota come il titolo si sia rivalutato significativamente negli ultimi due anni (da inizio 2020 Apple si è apprezzato di quasi il 93% al Nasdaq), passando da un multiplo inferiore alla media di Wall Street a uno a premio del 24% rispetto al mercato. Apple passava di mano a sconto dal 2013 al 2019 e oggi può vantare un multiplo tra prezzo dell'azione e profitti stimati di 26 volte, scrive, valore quanto meno elevato rispetto ai corsi storici.

Apple un buy? Previsione più realistica una contrazione delle entrate

I sostenitori di Apple considerano la base installata di 1,65 miliardi di terminali (gli utenti di iPhone e iPad nel mondo) come un territorio di conquista per nuovi servizi, a partire dalla pubblicità (le mosse sulla privacy e contro Facebook degli ultimi mesi da molti vengono considerate come il prologo dell'ingresso di Apple nel ricco mercato dell'advertising digitale) e per arrivare persino ai social media. Sacconaghi, però, smorza gli entusiasmi, ritenendo che lo spazio di crescita sia davvero limitato. Non solo. Per l'esercizio 2022, appena iniziato, la previsione più realistica è di una leggera contrazione delle entrate.

Un buy certo per Apple solo da scelte aggressive nei servizi

Intendiamoci, non si tratta di una "condanna a morte" per il titolo. Per Sacconaghi la fonte più probabile di ulteriori apprezzamenti di Apple a Wall Street sarebbe se il ciclo dell'iPhone 13 si rivelasse più solido del previsto e Apple fornisse una guidance molto aggressiva in termini di crescita dei ricavi nei servizi o, addirittura (e questo sì sarebbe rivoluzionario per Cupertino), iniziasse a offrire i suoi prodotti come servizio. Cosa su cui per altro Sacconaghi non scommetterebbe. "Guardandola da un'altra ottica quasi il 100% delle entrate di Google e Facebook hanno le caratteristiche finanziarie dell'attraente attività nei servizi di Apple", sottolinea. Il fatto è per Cupertino, però, rappresentano solo circa il 20% dei ricavi totali. Eppure Apple scambia su multipli simili a quelli di Alphabet (Google) e a premio rispetto a Facebook. (Raffaele Rovati)