General Motors non ferma la produzione nonostante la carenza di chip, ormai indispensabili anche nell'automotive, ma alcuni suoi modelli usciranno dalla fabbriche senza il fuel management module, componente di elettronica che gestisce la performance in termini di consumi di benzina. "Prendendo questa misura siamo in grado di soddisfare meglio la decisa domanda dei clienti e dei concessionari per i nostri truck mentre il settore continua a rimbalzare e rafforzarsi", ha spiegato la portavoce Michelle Malcho in un'e-mail citata da Reuters. In febbraio Gm aveva anticipato che la carenza di chip avrebbe comportato una riduzione dell'utile nell'ordine dei 2 miliardi di dollari. Successivamente aveva dichiarato di attendersi che la fornitura di chip potesse tornare su livelli normali per il secondo semestre dell'anno.

Auto senza chip? 2,5 miliardi di utile in meno per Ford nel 2021

Anche l'altro big Ford Motor aveva stimato che la carenza di chip potrebbe costare 2,5 miliardi di dollari di utile in meno ed era stato costretto a ridurre la produzione dell'F-150, il pick-up più venduto in Usa. Il deficit di offerta è arrivato per una combinazione di fattori: dalla guerra commerciale lanciata da Donald Trump contro la Cina, alla chiusura degli stabilimenti produttivi durante il primo lockdown lo scorso anno e alla concorrenza di tutti i settori nell'acquistare semiconduttori a fronte del boom della domanda di elettronica che il confinamento domestico causato dal Covid-19 ha generato. "Speriamo che la situazione migliori con l'avvicinarsi dell'estate ma aprile e maggio ci aspettiamo siano molto difficili. Previsioni non posso farne ma finora non abbiamo perso un solo giorno di produzione", ha dichiarato invece Frank Weber chief technology officer di Bmw.

Per aiutare General Motors interviene anche il presidente Biden

Un problema comune sulle due sponde dell'Atlantico che ha costretto a intervenire anche i governi. Se la Germania era andata a bussare direttamente alla porta di Taiwan, Paese in cui risiede gran parte della produzione globale, Bruxelles da parte sua ha inserito tra gli obiettivi del programma Digital Compass anche quello di avere entro il 2030 almeno il 20% della produzione globale di semiconduttori in Europa. E anche Joe Biden non è stato guardare. A poco più di un mese dall'entrata in servizio il nuovo presidente Usa ha infatti firmato un ordine esecutivo dal titolo Securing America’s Critical Supply Chains. Obiettivo del documento assicurarsi la fornitura di una serie di beni ritenuti critici (viene per esempio affrontato anche il tema dei dispositivi di produzione tornati d'attualità con la pandemia di Covid-19). In questo ambito la Casa Bianca punta a riportare la manifattura dei chip in Usa e per questo Biden chiede che il Congresso approvi 37 miliardi di dollari di finanziamenti. Per evitare future carenze e, soprattutto, per non lasciarne la gestione ai Paesi dell'Asia e in particolare alla Cina.

(Raffaele Rovati)