Hai compreso l’importanza di fare personal branding per aumentare la tua visibilità, magari con focus sul mondo digitale. E hai iniziato a parlare del tuo lavoro, a scattare selfie e a condividere, nei post sui social, ogni tuo successo o soddisfazione giornaliera. 

Ebbene stai aspettando di raccogliere i primi frutti di tale lavoro? Purtroppo i risultati saranno deludenti. L’autoreferenzialità, oltre che inutile, è anche noiosa (e a volte antipatica), diciamolo. 

Pensa a quando parli con un gruppo di persone e, anzi, a stento riesci a dire una parola perché l’egocentrico di turno non lascia spazio a nessuno. 

Quale sarà il tuo commento con gli amici, non appena avrà lasciato la stanza (cit. Jeff Bezos)? No comment.

Vediamo in questo articolo come invece tirar fuori il meglio di te e delle tue competenze grazie al personal branding

Personal branding cosa è 

Quando parliamo di personal branding, ci accingiamo a trattare uno dei tanti aspetti che riguardano la nostra strategia professionale. Nel momento in cui abbiamo definito il nostro modello di business professionale, il personal branding deve andare di pari passo e risultare in linea e coerente con esso. 

Se dunque sei un professionista nel tuo campo e vuoi farti conoscere e attrarre opportunità (offline ma soprattutto oggigiorno nel digitale), allora il personal branding svolge un ruolo fondamentale. Questo perché, attraverso la scelta di alcune “tattiche” invece di altre, crei un’associazione tra una tua competenza (che il cliente sta cercando in quel momento, per risolvere un suo problema) e la tua persona (il professionista giusto al momento giusto, che gli propone la soluzione ottimale). 

Grazie al personal branding, diventi “il professionista” di un determinato settore. 

L’opzione principale in un preciso ambito. 

La tua professionalità diventa allora la scelta ottimale: probabilmente la migliore o anche no, ma sicuramente, a parità di competenze rispetto ai concorrenti, quella che appare la più “giusta” a cui affidarsi. 

Perché? 

Per tante ragioni, che analizziamo in questo articolo, e soprattutto sgombrando il campo dalla confusione che circola in merito e che guarda al personal branding come qualcosa di artefatto/costruito per vendere di più alle persone. 

Prendendo in prestito una frase del film “Michael Clayton” di Tony Gilroy con George Clooney (Michael) possiamo dire che  

il personal branding non fa miracoli, fa pulizie. 

Perché sgombra il campo dalle tante opzioni possibili sul mercato, lasciando ben in evidenza la tua.  

È “il” perché. Il motivo per cui gli altri dovrebbero sceglierci. E che ovviamente deve essere chiaro prima di tutto a noi stessi, per poterlo comunicare in maniera chiara e coerente agli altri. 

Ancora una precisazione. Il personal branding accende i riflettori su te stesso e sulle tue abilità di professionista. Il tuo fattore X.

Motivo per cui deve realmente possedere competenze di rilievo da proporre. 

Cosa non è personal branding 

Come abbiamo appena evidenziato dunque, il personal branding è un approccio strategico che dobbiamo adottare per raggiungere il nostro risultato e abbraccia una certa area di interesse. 

A questo punto però, è utile anche scoprire quali sono le possibili aree confinanti, che in realtà non appartengono alle attività di personal branding ma nelle quali è facile sconfinare. 

Più precisamente:

  • Il personal branding non ha a che fare con la vendita di prodotti o servizi, quindi attività promozionali o pubblicitarie 
  • Non ha a che vedere con l’essere famosi o “influencer” o dover diventare per forza una celebrità per affermarsi 
  • Non riguarda l’area del coaching di carriera né del networking, queste ultime riferendosi ad attività volte a creare connessioni che possano risultare rilevanti per la propria carriera 
  • Il personal branding non riguarda neppure il tone of voice che si sceglie di utilizzare nei confronti del pubblico a cui si decide di rivolgersi 
  • E soprattutto il personal branding è agli antipodi dell’autoreferenzialità e rimane cosa ben distinta e separata anche dalla propria reputazione personale 

Spieghiamo perché. 

Personal branding e autoreferenzialità 

Se hai pubblicato selfie a ripetizione, mentre eri al lavoro oppure no, pensando di fare personal branding, ebbene hai commesso un errore. Lo abbiamo anticipato nell’introduzione di questo articolo e lo ribadiamo in maniera decisa. 

Il personal branding infatti non ha nulla a che vedere con il make up, con l’autoreferenzialità e l’auto celebrazione (o auto esaltazione, in alcuni casi!). 

Spesso a braccetto con vanità e narcisismo, parlare sempre di sé, senza curare i rapporti con gli altri e concentrandosi solo sui propri desideri/esigenze/obiettivi, genera antipatia, noia e soprattutto mancanza di fiducia e di stima. 

Personal branding e reputazione 

La reputazione è legata all’approvazione da parte di chi ci circonda. La reputazione è “buona oppure cattiva”, ci permette di essere identificati come brave persone, di “buona” famiglia, con certi valori oppure come fannulloni, ambigui, poco affidabili. 

Ogni persona ha una propria reputazione, anche se non fa nulla e non muove un dito!  

La reputazione è “da difendere”, se qualcuno di diffama. Insomma ci pone su un piano piuttosto difensivo, passivo. 

È ben evidente dunque, in tal senso, che il personal branding non ha a che vedere con la reputazione personale.

Si sceglie di “fare” personal branding, di adottare alcune strategie e metodologie che ci permettono di aumentare la nostra visibilità -soprattutto in riferimento al mondo digitale- e di diventare interessanti agli occhi di chi è in cerca di competenze come quelle che offriamo noi.  

Un atteggiamento proattivo dunque e di “attacco”. 

A parità di reputazione dunque (perché presupponiamo si stia cercando un professionista serio e affidabile), il personal branding è l’asso nella manica da tirare fuori, la carta vincente da giocare affinché il cliente scelga noi e non il nostro diretto concorrente. 

Come fare personal branding 

Specializzazione, valore personale e fiducia. 

Sono queste le parole chiave del personal branding. Quelle che permetteranno agli altri di rivolgerci a noi affermando: è il numero uno! 

Nel momento in cui pensiamo al personal branding rientriamo all’interno del macro-topic del marketing

Di quest’ultimo però è solo un aspetto, in quanto raggiungere l’obiettivo di farci notare e ricordare soprattutto sul web (diventare “memorabili”) richiede un approccio strategico integrato, cioè che riguarda anche altri tipi di attività (come il networking, la gestione social, la pubblicazione di contenuti). 

Cercando sempre di costruire un’idea di noi stessi che deve però corrispondere alla realtà, altrimenti veniamo subito "smascherati". 

A tal proposito, consiglio questo video di Giusy di Girolamo, che illustra in maniera chiara la necessità di un'analisi precisa, finalizzata alla realizzazione di una strategia di personal branding che risulti efficace. Mission, vision, definizione del target sono infatti elementi da cui non è possibile prescindere, nell'impostare il proprio personal branding.

Stiamo vivendo in pieno un nuovo assetto economico -post crisi- che dà vita a nuove forme imprenditoriali, alcune partite da uno studio in casa o dalla propria cameretta.

Un vero e proprio esercito di freelancer che oggi alzano sempre più l’asticella, per formarsi, rimanere aggiornati e al passo coi tempi.  

È l’economia del miglioramento

E servono nuovi strumenti per costruire questa propria forma di economia, di gestione delle proprie competenze e abilità. 

Ma come fare? Come “si fa” personal branding? 

Partiamo da una rassicurazione per tutti: non è affatto facile. 

È indispensabile essere sinceri, perché il rischio di “scadere” e creare una pessima reputazione intorno a noi è tangibile sul web. 

Ma non bisogna neppure pensare che sia sufficiente “essere se stessi” per farsi apprezzare nel mondo digitale. È importante invece canalizzare l’impegno, mettere in risalto le proprie competenze (reali! Questo è un pre-requisito) con coerenza, perché il personal branding si focalizza sul proprio valore e poi sceglie canali e modi per comunicarlo. 

Senza però scadere in contenuti egoriferiti o nella vanità delle metriche, perché invece sono la stima per i colleghi e la condivisione del lavoro a renderci vincenti sul web (ma non offrendo servizi gratis!). 

Insomma un bilanciamento continuo ma...con una forte personalità!  

Ebbene sì, perché fare personal branding significa differenziarsi dagli altri e a volte dover assumere posizioni ben precise. Fare personal branding infatti non significa fare riferimento soltanto al proprio ruolo professionale. Anzi! Le persone si avvicinano a noi nel momento in cui sentono affinità, a livello intellettivo, nelle opinioni, nei valori, nelle ideologie.  

Vendere un servizio o prodotto è frutto della fiducia che ci viene concessa. Significa mantenere la propria promessa e accogliere in maniera autentica chi ha con noi obiettivi in comune, storie da raccontare, esempi da voler condividere o emulare e passione per il proprio lavoro. 

Insomma diventare così bravi, da non potere essere ignorati!