La crisi dei chip, che dallo scorso autunno ha messo un freno all'automotive globale, è tutt'altro che finita, come evidenziato nei giorni scorsi anche da marchi occidentali del calibro di Mercedes e Jaguar, e a farne le spese, nonostante la propaganda di regime, è anche Pechino. Le vendite di vetture passengeri sono balzate del 27% annuo in Cina nel primo semestre 2021 ma il fatto che siano state rallentate da problemi di supply chain è evidenziato dal confronto con il 2019 e, soprattutto, dai dati relativi al mese di giugno, che segnano un crollo della produzione del 13,7% annuo a fronte di una contrazione dell'11,1% per le vendite.

Anche in Cina quattro ruote rallentate da crisi chip

Come riporta Ap, la China Association of Automobile Manufacturers (Caam) ha dovuto ammettere che "le vetture passeggeri sono state per lo più colpite da una fornitura insufficiente di chip". Lo scorso mese le vendite di veicoli (compresi anche quelli commerciali leggeri) sono crollate del 12,4% annuo a poco più di 2 milioni di unità. Solo pochi giorni fa il Ministry of Public Security di Pechino comunicava con enfasi che nel primo semestre 2021 è stato registrato in Cina il record storico di immatricolazioni a quota 18,71 milioni di veicoli. Alla fine di giugno il totale dei veicoli immatricolati in Cina era pari a 384 milioni, di cui 292 milioni di vetture passeggeri. 

In Cina mercato quattro ruote in declino da tre anni

Un mercato che cresce, ovviamente, ma che non è immune dalla crisi dei chip il che è un problema soprattutto per gran parte dei big occidentali, dalle tedesche a Tesla, che vedono ormai la Cina come principale sbocco del suo output. Come nota Ap, d'altronde, la domanda di auto si stava già indebolendo in Cina a causa del disagio dei consumatori per il rallentamento dell'espansione economica e per la guerra commerciale lanciata da Donald Trump. E questo prima ancora che i concessionari chiudessero lo scorso anno per l'esplodere della pandemia di Covid-19. Nel primo semestre 2020 le vendite di veicoli passeggeri erano crollate del 22,4% annuo, stabilendo un confronto facilmente superabile, quest'anno. La realtà, però, è che il 2020 ha segnato il terzo esercizio consecutivo di declino del mercato in Cina. Un declino iniziato quindi ben prima della pandemia.

Per Renault crisi chip proseguirà per tutto il 2022

Intanto, in Occidente si cerca di guardare al futuro con ottimismo ma non è così facile. “Ci sarà tensione nel sistema, anche se la capacità di produzione sta migliorando. Ci siamo riusciti nel primo semestre, ma ovviamente abbiamo perso volumi e quella visibilità sull'offerta cambia ogni settimana", ha dichiarato Luca de Meo, chief executive di Renault, a margine di un'udienza al Parlamento francese. E, riporta Bloomberg, per il manager italiano i problemi alla supply chain di componentistica elettronica proseguiranno per tutto il 2022. I principali fornitori hanno avvertito Renault, scrive ancora Bloomberg, che la carenza di chip  è ormai "strutturale". E lo sarà verosimilmente anche il prossimo anno.

(Raffaele Rovati)