Mentre tutti i riflettori sono puntati sull'evento di martedì 14 settembre, in cui Apple presenterà la nuova versione del suo iPhone (oltre a una serie di altri prodotti e servizi), Cupertino è costretta a subire una rivoluzione per il suo controverso modello di business nell'App Store. La sentenza di venerdì del giudice federale Yvonne Gonzalez Rogers è però complessivamente una vittoria per Apple: è il colosso californiano a vincere nella causa che la vedeva contrapposta a Epic Games, perché è stata considerata non colpevole per nove delle dieci accuse sollevate nel processo. Cupertino, comunque, è stata ritenuta responsabile di condotta anticoncorrenziale ai sensi delle normative californiane e sarà costretta a modificare le politiche del suo l'App Store e ad allentare la presa sugli acquisti in-app. Il decreto entrerà in vigore a dicembre.

Giudice impone rivoluzione nell'App Store ma è Apple a vincere

La reazione di Wall Street, in apparenza, si è concentrata su quest'ultimo aspetto. E Apple ha chiuso venerdì con un crollo del 3,31% al Nasdaq (peggiore performance del Dow Jones Industrial Average). La sentenza affronta un'accusa per anni sollevata dagli sviluppatori contro Apple e impone alla società di permettere alle società che pubblicano applicativi nell'App Store di utilizzare strumenti alternativi di pagamento che non siano esclusivamente quello di Cupertino, che si piglia una fetta compresa tra il 15% e il 30% degli incassi. Il business nel 2020 ha generato un giro d'affari di circa 64 miliardi di dollari per Apple.

Rivoluzione nell'App Store davvero vantaggio per sviluppatori?

Non è però così sicuro che la vittoria sia per quanti chiedevano di liberarsi dal giogo di Apple. Zynga ha per esempio chiuso con un balzo del 6,28% venerdì al Nasdaq. La società specializzata in videogiochi fruiti soprattutto sui terminali mobili (celebre la sua serie Farmville), in apparenza dovrebbe avvantaggiarsi per la sentenza e insieme a Zynga tante altre aziende (a partire proprio dalla Epic Games di Fortnite). Eppure l'immediatezza del sistema di pagamento interno all'App Store garantisce molta più presa sugli utenti, grazie agli acquisti compulsivi. Di fronte a procedimenti più complessi non è certo che il volume del business rimanga uguale.

È Apple a vincere. Esce dal tribunale come "non monopolista"

La vittoria fondamentale di Apple, però, è un'altra. La giudice della District Court for the Northern District of California nella sua sentenza ha sottolineato che Apple "nasconde informazioni critiche ai consumatori e soffoca illegalmente la scelta dei consumatori" e per questo ha imposto le modifiche alle policy dell'App Store. Alla fine, però, "la Corte non può concludere che Apple sia un monopolista ai sensi delle leggi antitrust federali o statali", ha scritto Rogers. E questa è la vera vittoria per Apple, che esce dal tribunale come "non monopolista". Precedente che Cupertino utilizzerà sicuramente a suo vantaggio nei futuri procedimenti. (Raffaele Rovati)