Sequestrati 250 milioni di euro a Tim per truffa agli utenti: ecco cosa sta succedendo

Il colosso delle telecomunicazioni l'ha fatta grossa: ecco perché a Tim sono stati sequestrati 250 milioni di euro per pratiche scorrette.

Guai per Tim: il colosso delle telecomunicazioni è stato accusato di pratiche commerciali discutibili, con sequestri di capitali per circa 250 milioni di euro.

Con un’accusa che pone l’azienda sotto i riflettori per aver presumibilmente frodato i suoi clienti attraverso l’attivazione non autorizzata di servizi a valore aggiunto, il caso apre un varco su una realtà complessa, in cui le linee tra lecito e illecito sembrano sfumare.

Sequestro Tim: cosa succede?

Tim non è certo nuova alle tirate d’orecchie: nel marzo 2023, l’azienda ricevette già una salatissima multa per mancanza di trasparenza verso i consumatori.

Tuttavia, che appare come una vera e propria truffa da parte di Tim verso i consumatori si è articolata attraverso un meccanismo ancora più subdolo che, sebbene apparentemente innocuo data la minima entità del danno economico individuale—pochi centesimi al giorno per servizio—, ha prodotto effetti devastanti su larga scala.

Al cuore dello schema fraudolento, i servizi a valore aggiunto (VAS), quali giochi, suonerie, previsioni meteo, oroscopi e gossip, che sarebbero stati presumibilmente attivati su migliaia di utenze senza il consenso esplicito degli utenti – risultato di pratiche ingannevoli tra cui banner pubblicitari fraudolenti capaci di attivare servizi con un semplice passaggio del cursore o, in alcuni casi, senza alcuna interazione da parte dell’utente.

Il fulcro di tale sistema era la creazione di un flusso di entrate quasi invisibile, che sfruttava la diffusione capillare dei dispositivi mobili e la routine quotidiana di navigazione su internet degli utenti.

La facilità con cui questi servizi venivano attivati e la difficoltà nel riconoscerli e disattivarli hanno contribuito a creare una situazione in cui molti consumatori si sono ritrovati a pagare per servizi mai desiderati o consapevolmente richiesti.

La sofisticatezza della truffa risiedeva non solo nella capacità di attivare questi servizi in modo furtivo ma anche nel modo in cui i proventi venivano distribuiti.

La divisione dei guadagni tra Tim, gli hub tecnologici coinvolti e i creatori di contenuti dimostra un sistema ben organizzato, che ha tratto vantaggio dall’ambiguità e dalla mancanza di trasparenza nel processo di fatturazione e nella gestione dei servizi a pagamento.

La truffa di Tim

Un intervento della Procura di Milano ha messo in luce una complessità di fattori legali e regolamentari legati alla condotta di Tim, evidenziando come l’azienda fosse presumibilmente consapevole delle attivazioni illecite dei servizi a valore aggiunto fin dal 2017.

La decisione di interrompere temporaneamente tali attivazioni nel 2018 è stata infatti interpretata non come un tentativo di tutelare i consumatori, ma piuttosto come una mossa strategica, dettata da considerazioni commerciali.

Il che suggerisce una consapevolezza e una deliberata accettazione da parte dell’azienda delle pratiche in questione, almeno fino a quando la pressione esterna—sia legale che mediatica—non ha reso insostenibile tale condotta.

La gravità delle accuse e l’evidenza delle pratiche abusive hanno catalizzato una decisa risposta normativa, culminando con l’adozione da parte dell’AGCOM di regole più rigorose nel 2021, per colmare le lacune esistenti nell’ambito della tutela dei consumatori, imponendo un quadro più stretto per la gestione dei servizi a pagamento e l’attivazione dei VAS, al fine di prevenire l’occorrenza di abusi simili in futuro.

Tim si difende

Tim ha adottato una linea difensiva, presentandosi come vittima di schemi fraudolenti piuttosto che come artefice.

L’azienda ha enfatizzato la sua prontezza nell’identificare e segnalare le anomalie riscontrate alle autorità competenti, sottolineando il proprio impegno nel perseguire la trasparenza e la legalità.

Secondo questa narrazione, Tim non solo ha collaborato con le indagini in corso ma ha anche preso iniziative volte a rimborsare i clienti che avevano subito attivazioni non autorizzate di servizi a valore aggiunto.

In aggiunta, l’azienda ha fatto sapere di aver messo in campo misure preventive per evitare il ripetersi di situazioni simili, segnalando una volontà di riformare le proprie pratiche commerciali in linea con i principi di equità e responsabilità.

Tuttavia, la validità e l’efficacia di queste azioni sono oggi messe in discussione dalle autorità che si occupano del caso, che hanno espresso dubbi sulla reale trasparenza e sull’effettiva capacità di Tim di tracciare e risarcire in modo adeguato tutte le attivazioni illecite.

Francesca Di Feo
Francesca Di Feo
Copywriter SEO e Social Media Manager per piccole e medie imprese, classe 1994. Ho studiato Scienze Politiche e Sociali presso l'Istituto Federico Albert. Grazie al mio ruolo di Project Manager e Writer nell’ambito del programma Erasmus + ho sviluppato un forte interesse sui temi della Transizione Ecologica e Digitale. Appassionata da sempre di scrittura e tecnologia, ho continuato a formarmi autonomamente su come farne un lavoro attraverso il Marketing Digitale. Attualmente sono redattrice per Trend Online e Social Media Manager per due piccole aziende, e sto lavorando per costruire Valade D’Lans, Travel Blog sulle Valli di Lanzo, gioiello montano piemontese.
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