La pandemia di coronavirus ha costretto anche i grandi colossi del web, come Google, Facebook, Twitter e Amazon, ad adottare modalità di lavoro agile, ovvero il cosiddetto smart working. Proprio le big company tech e i colossi della Silicon Valley sono stati tra le prime aziende a prevedere modalità di svolgimento del lavoro a distanza (nel primo periodo di pandemia) per prevenire il contagio da Covid-19 e per promuovere la sicurezza dei propri dipendenti. Ma per Google e Amazon potrebbero essere gli ultimi mesi di lavoro da casa: si prevede un ritorno in ufficio entro la fine dell’estate.

Con l’avanzare della campagna vaccinale statunitense, Google sta già programmando l’addio allo smart working e il graduale ritorno in ufficio dal 1° settembre 2021: sono stati fissati una serie di paletti restrittivi per i lavoratori che decideranno di rimanere in smart working (anche in altri Paesi). Tutti i dipendenti saranno posti di fronte a una scelta: continuare a svolgere le proprie mansioni con le modalità di lavoro agile (da casa) o abbandonare la propria casa per tornare in ufficio (senza obbligo vaccinale).

Mentre Google si adopera per un ritorno alla normalità, Facebook e Twitter prevedono l’introduzione di uno smart working permanente e strutturale. Ecco come Google e Amazon hanno in programma l’abbandono graduale dello smart working: due esempi di successo dalle big company a livello mondiale che potrebbero rivoluzionare il futuro del lavoro.

Smart working: boom con il Covid-19, ma non è per tutti

Lo smart working era una pratica poco diffusa prima dello scoppio della pandemia da Covid-19: stando ai dati delle indagini rappresentative sulla forza lavoro, nel 2019 sono una persona su venti (in Europa) era impiegata a distanza, mentre nel primo semestre del 2020 il lavoro agile è diventato la prerogativa e la quotidianità per milioni di lavoratori in tutta l’Unione Europea.

Come sottolinea il World Economic Forum in un articolo dedicato, inoltre, lo smart working non è per tutti, ma è bene identificare quali siano gli ambiti e i settori che più si prestano allo svolgimento delle mansioni in modalità a distanza. Alcune professionei, proprio per il loro carattere di interazione con i clienti o di svolgimento di mansioni in presenza, non si adattano a modalità di lavoro agile. 

Nel recente rapporto stilato in collaborazione con il Centro comune di ricerca della Commissione europea ed Eurofound, quindi, il Wef ha stimato come “solo il 13% delle professioni lavorative in Europa è in occupazioni telelavorabili”.

Smart working Google e Amazon: due esempi di successo

Google è stata una delle prime aziende ad adottare lo smart working all’interno dell’organizzazione aziendale, ma le modalità di lavoro agile potrebbero presto terminare i lavoratori del colosso mondiale. Infatti, auspicabilmente entro il mese di aprile i dipendenti di Google dovrebbero essere chiamati a tornare in ufficio con modalità differenti e con la previsione di fissazione di alcuni paletti.

Lo stesso vale per Amazon, per il quale i lavoratori potrebbero essere costretti a rientrare in ufficio con qualche mese di ritardo rispetto Google, ma comunque a partire dalla fine dell’estate.

Va meglio per Facebook e Twitter, per i quali sono previsti periodi di smart working a tempo indeterminato.

Google pianifica il rientro in ufficio: come sarà?

Il preludio della normalità, anche se nulla sarà come prima. L’anticipazione del ritorno in presenza negli uffici Google è arrivata da un messaggio di Fionna Cicconi, SVP e Chief People Officer di Google che ha annunciato come stiamo assistendo a un graduale miglioramento delle condizioni epidemiologiche, oltre a una campagna vaccinale che oltre oceano sta dando i primi risultati. 

“Sono felice di dire che è probabile che a partire da aprile inizieremo ad accogliere i Googler in alcuni dei nostri uffici statunitensi su base volontaria”, ha scritto in un’e-mail ai dipendenti.

Negli Stati Uniti, quindi, gli uffici di Google potrebbero tornare ad accogliere i lavoratori già a partire dal mese di aprile, ma la ripartenza sarà graduale e su base volontaria. Inizialmente si potrà scegliere se rientrare in presenza o proseguire la propria attività da remoto ancora per qualche settimana.

Il rientro avverrà in misura ridotta a partire da aprile, in vista della ripresa delle attività in presenza in modo netto a partire dal 1° settembre 2021, quando ai dipendenti verrà chiesto di svolgere almeno tre giorni in presenza a settimana. 

Il consiglio del colosso del web è quello di vaccinarsi, ma per entrare in ufficio non sarà previsto nessun obbligo per i dipendenti. Chiaramente occorrerà rispettare tutte le normative igienico sanitarie e le regole di comportamento alle quali siamo stati abituati nell’ultimo anno. 

Si potranno portare anche i cani in ufficio: per i cuccioli a quattro zampe è prevista l’organizzazione di pasti, snack e servizi. Insomma: un nuovo modo di lavorare per rendere il rientro in ufficio il meno drammatico possibile!

E chi vuole proseguire lo smart working? Ecco le regole

Dal 1° settembre 2021 Google metterà i dipendenti di fronte a una scelta: tornare in ufficio, senza l’obbligo di effettuare la vaccinazione (seppur fortemente consigliata), ma adottando tutte le misure preventive del caso (mascherina, distanziamento, igienizzazione), oppure proseguire la propria mansione in smart working (formalizzando la scelta all’azienda). Questa seconda possibilità, però, sottende alcune condizioni.

Anzitutto, i dipendenti che sceglieranno di rimanere a lavorare da casa anche dal mese di settembre, lo potranno fare un periodo limitato. Tutti i lavoratori, secondo quanto riferiscono i media locali, avranno a disposizione 14 giorni in automatico per proseguire l’attività a distanza (anche da un altro Paese) dopo il 1° settembre.

Se poi vorranno proseguire a oltranza oltre questo primo periodo, dovranno presentare una richiesta formale all’azienda chiedendo di proseguire il telelavoro per altri 12 mesi non più per i “casi eccezionali” ma come nuova normalità. La società, però, si riserva la possibilità di richiamare i propri dipendenti in ufficio in qualsiasi momento qualora necessario.

Bonus per i dipendenti: l’incentivo a tornare in città

Non sono pochi i dipendenti di Google che, a causa della pandemia di coronavirus, avevano deciso di spostarsi in altri Paesi per svolgere il lavoro in smart working. Per loro, probabilmente, verrà introdotto un incentivo per il ritorno negli Stati Uniti.

In una nota, infatti, l’azienda ha annunciato che coloro che hanno lasciato la Bay Area nel primo periodo di pandemia potranno vedere una taratura del loro stipendio sulla base del Paese dal quale lavorano. 

A loro è dedicata la possibilità di estendere per un periodo di 14 giorni lo smart working (a partire dal 1° settembre) e in seguito fino a un massimo di 12 mesi, previa dichiarazione scritta all’azienda.

Google verso l’adozione della settimana lavorativa flessibile

Alcuni rumors dal web rivelano che proprio Google starebbe cercando di pianificare un graduale ritorno alla normalità, vista la possibilità di tornare a svolgere alcune attività in presenza. Seppur in misura ridotta, quindi, i dipendenti potrebbero presto ritornare in ufficio negli Stati Uniti, adottando la settimana lavorativa flessibile.

Tre giorni in presenza ogni settimana e due a casa (come annunciava temo fa l’amministratore delegato del gruppo, Sundar Pichai), con la possibilità di scegliere se proseguire in ufficio (scelta consigliata dal colosso) o se continuare a svolgere il proprio lavoro a distanza (seguendo però i paletti fissati da Google). Sarà davvero così?

La speranza è che la campagna vaccinale prosegua senza sosta negli Usa per poter arrivare a ottenere risultati ancora più promettenti e prevedere un ritorno completo alla normalità. 

Google investe 7 miliardi di dollari in uffici e data center

Di recente pubblicazione l’annuncio del ceo di Google, Sundar Pichai (e della sua società madre, Alphabet) del prossimo investimento di 7 miliardi di dollari per la creazione di nuovi uffici e data center in 19 Stati. 

Secondo i piani, oltre 1 miliardo di dollari saranno impiegati per la California e per l’espansione degli uffici già presenti ad Atlanta, Chicago, New York e nelle città minori.

Per il 2021, comunque, si nota un calo degli investimenti (seppur estremamente ridotto) rispetto alle annate precedenti. Nel 2019 e nel 2020, rispettivamente, il colosso di Mountain View aveva stanziato 13 miliardi di dollari e 10 miliardi di dollari per spese simili relative al potenziamento dei data center e degli uffici sul territorio.

Amazon, rientro in ufficio dopo l’estate?

Anche Amazon, il colosso dell’e-commerce a livello mondiale, inizia a prevedere la fine dello smart working per i propri dipendenti: la previsione è quella di rientrare in ufficio dopo l’estate.

In tal modo, sarà possibile svolgere un lavoro più efficace, restando a stretto contatto con i colleghi e senza la necessità di pianificare l’organizzazione aziendale a distanza. Se la campagna vaccinale e la pandemia lo permetteranno, lo smart working potrebbe concludersi alla fine del mese di luglio.

Facebook e Twitter adottano lo smart working a tempo indeterminato

Google, a differenza di Facebook o Twitter, ha previsto modalità diverse di ritorno alla normalità: mentre l’azienda di Mountain View intende favorire il ritorno in ufficio, gli altri colossi del web hanno messo a disposizione dei dipendenti la possibilità di proseguire le loro attività da remoto a tempo indeterminato.

Come diceva infatti la responsabile delle risorse umane di Twitter, Jennifer Christie, "aprire gli uffici è una decisione di Twitter, il fatto di tornare o meno in quegli uffici è una decisione dei dipendenti". Dunque via libera al telelavoro per sempre, o per lo meno fino a quando non si vorrà tornare in ufficio.

Ma attenzione: abbiamo detto che non tutti i lavori si adattano allo smart working: dunque, solo le professioni e le mansioni che possono essere svolte a distanza potranno adottare il lavoro agile, per le altre il ritorno in ufficio sarà quasi un obbligo.