Il lavoro agile, o con il termine inglese, smart working, è definito in Italia come:

“una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell'attività lavorativa.”

lo smart working è stato definito già in passato come lavoro agile, perché snellisce molti processi altrimenti più complessi. Una delle caratteristiche di questo tipo di lavoro e che è possibile svolgerlo ovunque ci si trovi: a casa, in ufficio, e anche in luoghi differenti come i co-working, ovvero gli spazi in condivisione in cui più lavoratori utilizzano le stesse stanze.

Il lavoro in smart working è arrivato anche in Italia già da qualche anno, facilitando spesso i processi di imprese, aziende e di professionisti freelancer. Per lavorare in questa modalità bisogna avvalersi di un computer e di un collegamento internet, ma non solo. Alcuni strumenti tecnologici facilitano la condivisione del lavoro con altri collaboratori: si tratta di piattaforme di Project Management, di pianificazione o semplicemente di strumenti di programmazione del tempo e delle scadenze come ad esempio l'agenda di Google.

Smart Working: rischi e vantaggi

Sicuramente da un lato questa tipologia di lavoro offre grandi vantaggi: risparmio di tempo, risorse, strumenti. Facilita inoltre la collaborazione tra tutto il personale coinvolto, a grande scala limita le emissioni di inquinamento, aumenta la produttività del singolo e del gruppo, evitando molto spesso anche le troppe assenze per malattia. Il lavoro agile permette a più persone di cooperare sullo stesso progetto anche a enormi distanze di spazio e di tempo. Ad esempio lo è utile ad un insegnante che può parlare ad un pubblico molto vasto in un unico momento, attraverso alcune piattaforme di comunicazione usate per i meeting come Zoom.

Internet ha un ruolo centrale, anche nel nostro paese già da qualche anno. Ma quali sono i rischi e gli svantaggi dietro a questa tipologia di lavoro? Primo fra tutti, come possiamo immaginare, per il lavoratore diventa difficile separare vita privata dal lavoro. Questo è valido se, al posto di un ufficio o uno spazio in coworking si sceglie di lavorare da casa. Si tratta di una decisione che quest'anno più che mai si è resa necessaria per fronteggiare l'emergenza pandemia. Un altro rischio che si riscontra è sicuramente l’isolamento sociale delle persone che si ritrovano a dover lavorare da sole a casa. Ma di isolamento sociale quest’anno ne sappiamo tutti qualcosa.

Lavoro agile e pandemia Covid-19

E’ proprio alla luce dell'emergenza sanitaria che lo smart working è risultato utile per diverse categorie: dai lavori di ufficio tradizionali, alle professioni legate alla scuola, si può facilmente intuire che le misure prese sono state di entità molto vasta. Sia per posti di lavoro a tempo indeterminato sia per ruoli più precari o nuovi, spesso si predilige questa forma di lavoro per garantire il distanziamento sociale. 

Mentre prima del 2020 i casi di lavoro agile erano la minoranza, quest'anno molti hanno dovuto imparare ad applicare gli strumenti a disposizione per poter continuare da casa. I dati Eurostat ci dicono che nel 2019 i lavoratori impiegati in lavoro agile erano il 5,4%, con una incidenza maggiore delle donne rispetto agli uomini. Questa modalità è frequentemente scelta dalle grandi aziende, che hanno un alto numero di dipendenti che facilmente possono collegarsi ad un computer. Il 90% delle grandi aziende in Italia ha scelto questa soluzione, contro il 37% delle piccole imprese. Ricordiamo che in ogni DPCM è stata ribadita più volte l'applicazione di questa tipologia di lavoro per affrontare i cambiamenti inevitabili delle restrizioni.

Lo smart working è il futuro?

Sicuramente la situazione ha favorito un'accelerazione molto rapida dell'applicazione di questa tipologia di lavoro, e non è da escludere, anzi è uno scenario perfettamente plausibile, che i lavoratori continueranno in questa modalità a svolgere la propria professione da casa ancora per molto. Qualcuno pensa che siamo di fronte ad un cambiamento epocale, in cui la tecnologia ha preso un ruolo primario. Le opinioni sull'argomento sono contrastanti: c'è chi vede un evoluzione agile dell'intero sistema, chi invece ne critica profondamente le modalità.

Un altro aspetto importante di cui tenere conto: quali sono le conseguenze sulla salute? Le normative che riguardano la sicurezza sul lavoro sono state chiare: il datore è tenuto a garantire l'applicazione a 360° delle regole della sicurezza a tutti i dipendenti, anche in smart working. Un documento INAIL ha trattato l'argomento, specificando che il lavoratore deve poter lavorare in buone condizioni anche da remoto, con un'attenzione particolare nei casi in cui, da casa, la sfera privata viene inevitabilmente coinvolta. E’ stato ribadito di evitare qualsiasi luogo che può mettere a rischio la salute complessiva del lavoratore. Sono poi descritti alcuni specifici aspetti di cui tenere conto, come l'illuminazione del locale, la ventilazione della stanza, e il distanziamento sociale necessario nel caso in cui si scelga di stare all'aperto.

Alcuni consigli per lo smart working

Esistono dei consigli generali per lavorare da casa, al proprio computer, limitando i rischi per la salute e favorendo una corretta organizzazione del tempo: la postazione è l’area più importante, perché la persona che deve stare seduta molte ore davanti ad uno schermo deve essere provvista di una sedia ergonomica per evitare i danni alla schiena, o dolori cervicali. La distanza tra la persona il computer è un altro elemento di cui tenere conto. Bisogna cercare di non stare troppo vicini allo schermo, e prendere alcune semplici precauzioni per ripararsi dai danni della luce prodotta dal computer come: utilizzare degli occhiali antiriflesso in grado di filtrare le luci blu, evitare che ci siano illuminazioni nella zona in cui si lavora che puntano allo schermo, se è possibile alzare di qualche centimetro il pc con una base ventilata, anche per suo il raffreddamento.

Praticare esercizi programmati è fondamentale per non irrigidire la muscolatura: si tratta di fare stretching e piccoli movimenti del collo ogni 15 minuti, alternare il lavoro con pause durante tutta la giornata, muoversi. Un consiglio potrebbe essere quello di camminare per casa mentre si sta usando il telefono per fare telefonate. Non solo il corpo, ma anche la mente ha bisogno di prevenire eventuali conseguenze del lavoro in smart working: è consigliato evitare l'isolamento sociale rimanendo sempre in contatto con i collaboratori tramite applicazioni web che lo permettono, e una volta finito, fare una passeggiata all'aperto o al parco per rigenerare fisico e mente.

Smart working: i dati offerti dal Politecnico di Milano

Grazie al Politecnico di Milano è nato l'Osservatorio Smart Working , che già dal 2012 si occupa di monitorare l'andamento del lavoro agile degli italiani da casa. L'università ha studiato come questa tipologia di lavoro in un’ottica più collegata strettamente all'evoluzione delle tecnologie, una direzione necessaria per il futuro. Si tratta di una cultura di innovazione che già nei primi anni del 2000 è arrivata nel mondo e nel nostro paese grazie alla digitalizzazione e al proliferare di risorse tecnologiche offerte ai cittadini. Anche quest'anno il Politecnico di Milano si è occupato di osservare l'applicazione di questa metodologia presso grandi aziende, organizzazioni e pubbliche amministrazioni.

Hanno provato a rispondere alle domande che riguardano la leadership che si sviluppa in questa metodologia di lavoro, le tecniche di organizzazione e di management nei progetti, analizzando quanto effettivamente sia impattante sulle realtà italiane. Il 18 novembre 2020 il Politecnico di Milano ha offerto con un video YouTube un riassunto dei risultati di questi studi. Nel 2019, secondo le statistiche, erano 570 mila i lavoratori smart working in Italia, e le grandi imprese hanno adottato con favore questa tipologia di lavoro, a differenza delle piccole attività. Anche le pubbliche amministrazioni non spiccavano per questo tipo di innovazione.

Con l'arrivo del Coronavirus il lavoro agile è stata una soluzione: adottata dalle PA  per il 94%, dalle grandi aziende per il 97%, solo il 58% delle piccole imprese. E' salito così molto velocemente a 6.580.000 il numero di persone impegnate da remoto, un terzo di tutti i lavoratori italiani. I datori hanno dovuto fornire ai propri dipendenti degli strumenti necessari sia hardware che software, e la sicurezza dei dati online è diventato uno dei temi più discussi. Anche il Politecnico di Milano ha individuato come criticità principale di questo tipo di lavoro la difficoltà nel dividere vita privata e professionale. I benefici individuati invece hanno riguardato: miglioramento delle competenze digitali, superamento di molti pregiudizi ancora esistenti sul lavoro agile, riorganizzazione aziendale, opportunità di utilizzare strumenti e processi nuovi. Molte aziende hanno continuato a impiegare questa modalità anche dopo la riapertura delle sedi, affiancandola a momenti di presenza. 

Smart working: obbligo o scelta

Si è stimato per il futuro che saranno 2,7 le giornate settimanali in smart working. Le previsioni sono positive per chi crede che il lavoro agile sia una risorsa, un po’ meno per chi vede cambiamenti radicali dello stile di vita o criticità legate alla sfera della salute e della socialità. C’è da chiedersi inoltre, se di fatto il lavoro agile possa in futuro essere una scelta, che ricade sui dipendenti, o se diventerà un obbligo sia a causa di politiche aziendali che di governo.