Se ci fossero dubbi sul fatto che lo smart working sia qui per restare, un sondaggio condotto da Advanced Workplace Associates (Awa) su 10.000 colletti bianchi nel mondo conferma una realtà incontrovertibile: se non tutte le aziende hanno compreso a fondo quanto la tecnologia abbia rivoluzionato il modo di operare, i lavoratori ne sono invece totalmene consapevoli. Solo il 3% degli impiegati, infatti, vuole tornare in ufficio a tempo pieno e l'86% vorrebbe operare da casa almeno due giorni alla settimana.

Solo il 3% dei lavoratori vuole tornare in ufficio dopo la pandemia

Il sondaggio, citato da Bloomberg, non riguarda solo gli impiegati nel settore tecnologico ma anche quelli di finanziario e dell'energy e sottolinea per l'ennesima volta quanto il massiccio ricorso al telelavoro resosi necessario a causa della pandemia di coronavirus non abbia fatto che accelerare il passaggio allo smart working già in atto da anni, soprattutto nei grandi gruppi multinazionali. Non tutti i lavori sono uguali, ovviamente, e sacche di resistenza ancora esistono, a partire dai colossi di Wall Street (Goldman Sachs aveva addirittura definito un'aberrazione il telelavoro).

Non ci sarà dietrofront su smart working. Aziende devono capirlo

"I datori di lavoro devono rendersi conto che il genio è uscito dalla bottiglia. I lavoratori hanno visto che la flessibilità può funzionare e i capi che non sono sensibili alle esigenze dei loro dipendenti ne soffriranno di conseguenza", ha spiegato Andrew Mawson, managing director di Awa. Molte aziende l'hanno capito da tempo: da Ford Motor, a Ubs (pronta a lasciare per sempre in smart working due terzi della sua forza lavoro), fino a NatWest Group (nata nel 2016 dall'integrazione di gran parte delle attività retail di Royal Bank of Scotland, o Rbs). 

Nessun danno alla produttività se i lavoratori non tornano in ufficio

L'istituto britannico prevede che circa l'87% dei suoi 60.000 dipendenti dividerà il lavoro tra casa e ufficio a lungo termine. Per ora circa 10.000 dipendenti, inclusi trader e dipendenti di filiali e data center, lavorano ancora interamente in ufficio, aveva spiegato a inizio mese Sam Bowerman, dirigente delle risorse umane della banca. “Vogliamo evitare di imporre X numero di giorni alla settimana. Saranno le esigenze del cliente a stabilirlo. Finora non abbiamo visto alcun danno alla produttività e la flessibilità ha generato molta buona volontà", sottolineava Bowerman. (Raffaele Rovati)