Tutti sappiamo cos’è Spotify e quanto la piattaforma abbia cambiato il nostro modo di ascoltare musica. Abbandonati i CD e gli mp3 scaricati più o meno legalmente, Spotify ha assunto il quasi monopolio dei provider musicali. 

Per tutti gli utenti europei abbonati alla versione Premium del servizio dal 30 aprile arriva la batosta: Spotify costerà da 1 a 3 euro in più a seconda del piano tariffario e del paese di residenza. Al momento sembra che l’Italia sia esclusa dal programma di rincari.

Come cambieranno i prezzi?

Le tariffe di Spotify in Europa avranno un rincaro su tutti i piani tariffari scelti secondo questo schema:

  • Studente: da 4,99 € a 5,99 €
  • Individuale: da 9,99 € a 10,99 €
  • Duo: da 11,99 € a 12,99 €
  • Family: da 14,99 € a 17,99 €

Quello che subirà l’aumento più forte è il formato Family, con ben 3 euro di rincaro. Al momento l’Italia è salva, ma non significa che sia esente da aumenti di prezzo: nel febbraio 2021 anche nel nostro paese il prezzo del piano Family di Spotify è salito da 14,99 € a 15,99 €, facendoci risparmiare due euro rispetto ai nostri colleghi europei. 

Proteste e disdette

Come prevedibile, il brand nero e verde si è visto piovere addosso una marea di lamentele e proteste, date sia dal breve tempismo dell’annuncio che dal considerevole aumento di prezzo di alcune tariffe, in particolare la Family.



Molti utenti hanno già espresso l’intenzione di abbandonare la piattaforma, spostandosi verso alternative gratuite o meno costose, senza parlare del mercato dei torrent e del download di musica illegale o programmi “craccati” (storpiatura dell'inglese "cracked", letteralmente "rotto"), cioè utilizzabili come Premium ma a costo zero. Spotify ha dichiarato una vera e propria guerra alla diffusione di questa abitudine, scovando e smantellando negli anni moltissimi software illegali.

L’aumento di prezzo renderà più appetibile per gli utenti Apple il servizio parallelo offerto da iOS, Apple Bound, che al momento ha gli stessi costi del vecchio pacchetto Spotify e comprende Apple Music, Apple TV+, Apple Arcade, e iCloud. Una proposta già competitiva che potrebbe raccogliere una buona fetta degli utenti delusi dall’ennesimo incremento di Spotify.

Nella mail arrivata ai detentori di un pacchetto Premium nei Paesi interessati si specifica che a partire dal 30 aprile gli utenti avranno a disposizione un mese per disdire senza costi aggiuntivi, facendo partire l’incremento dal mese di giugno 2021.

Daniel Ek vuole comprare l’Arsenal

Uno dei motivi dello scontento generale relativo all’aumento di prezzo di Spotify è stato l’infelice tempismo tra l’annuncio dell’incremento e un tweet di Daniel Ek, fondatore e CEO della piattaforma per lo streaming musicale.

 

 

Nel post si parla della possibilità di acquistare l’Arsenal, la squadra di calcio britannica in aria di vendita. Mentre Elk formulava un’offerta, tre ex giocatori dei Gunners si sono resi disponibili a contribuire all’acquisto. Secondo il Daily Mail si tratterebbe nientemeno che di Thierry Henry, Dennis Bergkamp e Patrick Viera, le tre leggende che hanno reso possibile la vittoria in Premier League dell’Arsenal nella stagione 2003/04 senza mai perdere un match.

L’obiettivo di Daniel Elk e dei tre campioni sarebbe quello di spodestare l’attuale presidente, l’americano Stan Kroenke, poco amato sia dalla dirigenza che dai tifosi in quanto considerato un mero affarista, non interessato alle sorti del club. La società Kroenke Sports & Entertainment possiede in patria la squadra di NBA Denver Nuggets e i Los Angelers Rams in NFL.

L'entusiamo però sembra essersi già spento a causa delle dichiarazioni lapidarie di Kroenke: "Non abbiamo ricevuto alcuna offerta e non ne accetteremo alcuna. La nostra ambizione all’Arsenal è quella di competere per i maggiori trofei e puntiamo a migliorare la nostra competitività sul campo per raggiungere i traguardi"

Spotify fa grandi promesse per il futuro

Il listino con gli incrementi di prezzo non sarà valido solamente nei paesi europei, ma verrà applicato anche negli Stati Uniti e in gran parte dei paesi asiatici. Come mai il servizio streaming, nato in Svezia nel 2006, ha dato il via a una manovra tanto impopolare?

Nell’ultimo trimestre Spotify non ha visto grandi guadagni, anzi. I suoi iscritti sono diminuiti dell’8% dall’inizio dell’anno, con una perdita stimata di 250 milioni di dollari. La promessa è che, all’aumento di prezzo spalmato su tutto il mondo, la risposta sarà un comparto sempre più ampio di prodotti originali, con un particolare focus sui podcast, molto diffusi nell’ultimo anno anche grazie al lockdown. 

Secondo i rumors il servizio streaming vorrebbe lavorare anche sulla qualità audio, migliorando sensibilmente la resa sonora dei brani disponibili con una qualità vicina a quella su CD. La grande richiesta che arriva dagli utenti è però un’altra: aumentare il guadagno degli artisti presenti sulla piattaforma, che hanno ricavi molto risicati relativamente alle visualizzazioni e che potrebbe scoraggiare molti di loro a rendere disponibili i propri brani nella vastissima libreria Spotify.



Una nuova piattaforma podcast in abbonamento

Il 20 aprile all’evento Spring Loaded, Apple ha presentato la sua piattaforma podcast in abbonamento, un servizio che sta spopolando in questo ultimo periodo. Il servizio porterà con sé molti vantaggi, come l’ascolto in esclusiva o in anteprima, l’assenza di pubblicità e l’ascolto di contenuti prodotti dai maggiori creatori di podcast al mondo, come Tenderfoot TV, Pushkin Industries, Radiotopia from PRX e QCODE, Sony Music Entertainment, The Athletic, Los Angeles Times ecc., che hanno già firmato con la casa di Cupertino.

La novità assoluta sarà però rappresentata dal prezzo: non ci sarà un singolo abbonamento, ma l’utente potrà pagare singolarmente i podcast che intende ascoltare o iscriversi a canali gratuiti. Con il nuovo aggiornamento a iOS 14.5 si potrà avere accesso all’applicazione completamente riprogettata nell’aspetto e nelle funzioni.

Spotify non poteva restare con le mani in mano dopo una notizia simile. Secondo le indiscrezioni raccolte dal Wall Street Journal, presto verrà annunciato dal colosso della musica l’arrivo di un proprio servizio dedicato, con una differenza sostanziale mirata soprattutto ai creatori di contenuti. 

Apple Podcast come già detto, non ha un abbonamento diffuso, ma permette all’utente di pagare per i contenuti di un singolo canale. Il problema è che di questi soldi Apple trattiene il 30% del primo anno e il 15% dei successivi, assottigliando moltissimo il margine di guadagno per i canali. 

Spotify di contro, intende annullare completamente le commissioni, concedendo ai creators una piattaforma libera da costi (oltre alla percentuale trattenuta sugli incassi infatti Apple richiede anche una quota annuale di 19,99 euro per far parte del programma Podcaster) e una platea di pubblico molto più ampia dato che si rivolge sia agli utenti iOS che a quelli Android. 

Molti creatori emergenti o indipendenti potrebbero preferire nettamente la nuova piattaforma in arrivo da Spotify, dopo aver rifiutato l’offerta di Apple per diventare parte della loro offerta podcast.

Una nuova collaborazione con Facebook

È di pochi giorni fa la dichiarazione di Mark Zuckemberg, arcinoto CEO e founder di Facebook, riguardo la collaborazione tra il social network e Spotify per una feature accessoria che permetterà di ascoltare musica e podcast durante l’utilizzo di Facebook. L’aggiornamento dell’applicazione non è ancora arrivato in Italia, ma sarà disponibile a breve. 

Si chiama “Project Boombox” ed è già attiva in 27 paesi del mondo. Si tratta di un implemento che permetterà di ascoltare contenuti Spotify condivisi dai nostri contatti direttamente dal Feed di Facebook mentre scrolliamo.

Al momento dell’attivazione verrà chiesta l’autorizzazione ad accedere a Spotify, in modo da attivare direttamente l’audio senza fare login ogni volta che incontreremo un brano sulla nostra Home del social blu. Nel caso non si voglia collegare il proprio account l’audio verrà riprodotto solo per i primi 30 secondi.

Non si tratta dell’unica sperimentazione di Facebook con il mondo dell’audio: presto arriverà anche la collaborazione con Clubhouse, il nuovo social network basato sull’interazione vocale.