Oggi tutti parliamo di Startup. Molti hanno anche in mente di lanciarne una. Già un anno fa ilsole24ore parlava di "boom" - nonostante il covid, s'intende.

Un dato che non stupisce: questo perché, in apparenza, sembra tutto semplice e veloce. Un'idea geniale, qualche soldo da investire (nella nostra mente, pochi). Guadagno assicurato. Insomma: una passeggiata.

Ma quanto ne sappiamo davvero di Startup? Quando sono arrivate qui in Italia? E, soprattutto: cos'è davvero una Startup?

In questo articolo puoi trovare una breve delucidazione su alcune delle domande principali relatve alle Startup, ed una veloce panoramica delle agevolazioni di cui effettivamente una Start-up innovativa può godere rispetto ad altre Imprese e aziende.

La prima Start-up in Italia

Da quanti anni sentiamo parlare di Startup? Non troppi, in realtà. Almeno, non qui in Italia.

La prima volta che la parola "Start-up" è comparsa scritta sulla stampa italiana è stato nel 2008. Per la prima Start-up italiana, si è dovuto aspettare ancora qualche anno:

Il 19 novembre 2011 appare il primo nome di una startup italiana sul notiziario dell’Agenzia Italiana. Si chiamava ParkScreen e allora celebrava la vittoria di Working Capital, il programma per le startup,

come racconta bene startupitalia.eu, dove è possibile trovare tutti i dettagli della storia.

Il che non sembra così sorprendente. Sono passati dieci anni dalla prima Startup. Ora si sono diffuse, e ne parliamo tutti, tutti i giorni. I conti tornano.

Finché non vieni a scoprire che, in realtà, la prima volta che è stata usata la parola "startup" erano gli anni '70 (negli Stati Uniti, chiaramente).

E che, già negli anni '90, la parola aveva acquisito una certa popolarità, come racconta bene l'Accademia dei Commercialisti.

Sì: come al solito, siamo rimasti un pochino indietro. Soprattutto se conti che siamo rimasti tra "gli ultimi in classifica" rispetto all'Europa per parecchio tempo.

Il Boom delle Startup in Italia

La bella notizia è che, dopo essere stata a lungo sottovalutato, anche il nostro Paese da qualche anno a questa parte si è dimostrato in grado di stare al passo:

L’Italia è sempre stata sottovalutata per la cultura delle startup fino agli ultimi anni, ma di recente si sta assistendo ad un boom.
Il numero di startup italiane innovative nell’ultimo trimestre del 2020 è arrivato a 11496,

racconta startupify.

E, ancora, relativamente a quest'anno startupitalia.eu scrive:

Nei primi 6 mesi del 2021 sono stati investiti più di 650 milioni di euro di startup e imprese innovative. Per l’esattezza 661 milioni. [...]. Si tratta di una cifra record se di pensa che in tutto il 2020 gli investimenti totali in startup avevano superato non di molto i 700 milioni.

Investimenti che arrivano anche dall'estero, prosegue l'articolo, che di seguito riporta anche il dettaglio dei vari round.

Incentivi per le Startup in Italia

Dati incoraggianti, che ci incentivano a parlarne, ad essere positivi, a pensare che in effetti creare una startup non debba essere un'impresa così ardua.

Ma perché? A cosa è dovuta questa impennata? Cosa è successo nel frattempo?

Da questa piccola e veloce panoramica emerge il merito di alcune delle iniziative che il nostro Paese ha lanciato per promuovere la nascita di startup in Italia, dando finalmente il via ad un movimento che negli altri Paesi europei era già cominciato da un po': una è The Italian Startup Act, l'altra il Sistema Invitalia Startup.

The italian Startup Act, già lanciato nel 2012 e successivamente aggiornato nel luglio del 2019, consiste nella "stategia nazionale italiana per supportare startup e SME innovative" creata dal Ministero dello Sviluppo Economico.

Nel documento sono indicate le modalità per registrare una startup alla Camera di Commercio, l'elenco di tutti i vantaggi di cui può godere, in questa fase, una startup rispetto alle normali imprese, la lista dei vantaggi finanziari, dagli incentivi ai sussidi pubblici, ed infine le stesse tipologie di informazioni ma dedicate alle SME (PMI), ovvero le startup che non falliscono ma riscono ad accedere allo stage successivo.

Scopriamo quali differenze ci sono effettivamente tra l'apertura di un'impresa e la creazione di una startup innovativa in Italia.

I vantaggi per le Società "Startup Innovative"

Per prima cosa, a differenza delle altre tipologie di azienda, una startup può essere costituita senza atto notarile, cioè gratis. Ed anche totalmente online.

Inoltre, un'impresa può dichiarare il proprio status di startup con una semplice autocertificazione, anche questa digitale, controllando di possedere tutti i requisiti necessari perché la propria società sia considerata tale.

Ancora: le startup sono esentate da alcuni dei pagamenti che normalmente toccano alle altre imprese ed aziende. Si tratta della tassa annuale alla Camera di Commercio e di altre tasse di registrazione normalmente dovute al Registro delle Imprese al momento dell'archiviazione delle comunicazioni.

Inoltre, un'altra interessante agevolazione è che tutte le startup innovative possono creare categorie di azioni con diritti specifici (per esempio categorie di azioni senza diritto di voto, o in cui i diritti di voto non sono proporzionali alla quota di capitale), e compiere operazioni sulle proprie azioni; ma anche emettere strumenti finanziari come stock option e lavoro per equità ed offrire al pubblico quote di capitale. Ovvero: per le starup, tutto questo delicato sistema finanziario sembra essere molto più fluido.

Altre importanti agevolazioni per le startup sono la proroga dei termini per la copertura delle perdite (1 anno di grazia per coprire le perdite superiori a 1/3 del capitale sociale), la compensazione più facile dei crediti IVA, più libertà del lavoro dei dipendenti (è possibile ottenere infatti varianti specifiche alla normativa sull'orario fisso contrattuali, non c'è nessun limite di durata e numero totale di rinnovi dei contratti né l'obbligo di mantenere un rapporto fisso tra contratti a tempo determinato e indeterminato).

Più libertà anche per le remunerazioni: per colorano che lavorano in una startup, è escluso un "minimo" previsto dalla contrattazione collettiva, e le parti possono determinare autonomamente la parte fissa e variabile della remunerazione. Questo perché, da legge, i contratti collettivi possono fissare, anche a livello decentrato, criteri speciali per stabilire diversi salari minimi e regole di gestione dei rapporti di lavoro fatte "su misura".

Inoltre, per le startup innovative è previsto uno sconto del 30% su vari servizi di assistenza, da quella legale a quella immobiliare.

In conclusione, dal 2014 è entrato in vigore anche "Smart & Start Italia", il programma di finanziamento dedicato, con un budget complessivo di circa 260 milioni di euro: effettuando online la domanda, è possibile ottenere finanziamenti per diverse categorie di progetti tra i 100.000 euro e gli 1.5 milioni di euro.

Per più informazioni relative allo "Smart&Start Italia" puoi leggere questo articolo di startupeuropa.it, mentre per consultare l'intero documento dell'Italian Startup Act puoi visitare il sito del Ministero dello Sviluppo Economico.

Per quanto riguarda il Sistema Invitalia Startup, in questo caso si tratta di una rete di sostegno e confronto (e dunque anche incentivo):

Una rete di incubatori, acceleratori, business angels, investitori, agenzie di sviluppo e associazioni di categoria per lavorare insieme sulla nascita di imprese innovative,

dichiara il sito Invitalia.it, dove per "incubatori" e "acceleratori" si intendono le organizzazioni che accelerano la nascita di un'impresa, e per "business angels" quei soggetti privati che diventano soci mettendo parte di capitale a disposizione della start-up.

Cos'è una Startup?

Come abbiamo visto, effettivamente le agevolazioni per le startup esistono.

Ma da qui a dire che possa essere facile aprire una startup ce n'è di strada. Anche perché manca ancora la parte più importante: cos'è, effettivamente, una startup?

Ne sentiamo parlare da pochi anni (dal 2008 in teoria, da poco a questa parte in pratica), e ora tutti siamo convinti di sapere cosa si intende quando si sente nominare "startup". O almeno, non ce lo chiediamo più di tanto.

Ma quanti davvero saprebbero definire una startup,senza considerare chi lavora o ha a che fare tutti i giorni con questo settore? Cos'è una startup?

Un'azienda "giovane"? Un'azienda "piccola"? Tecnologica? Sì e no. Ci sono delle regole molto chiare e definite per poter accedere all'Italian Startup Act, e dunque per poter definire un'azienda "startup".

Per "startup innovativa" si intende, innanzitutto, una società che è costituita e non opera da più di 5 anni. Dunque un'azienda "giovane".

Una startup innovativa che voglia beneficiare dell'Italian Startup Act inoltre deve avere sede in Italia (o in uno degli Stati membri dell'Unione Europea, ma sempre con una sede produttiva o una filiale all'interno del territorio italiano), ed il suo valore di produzione non può superare i cinque milioni all'anno.

Per quanto riguarda la parte "più tecnica", una startup non deve distribuire né aver mai distribuito gli utili, e deve avere un oggetto sociale prevalentemente orientato a sviluppare, produrre o commercializzare prodotti o servizi che siano innovativi e tecnologici.

Infine non può essere nata da una fusione, da una scissione o dalla cessione di un ramo di un'altra azienda.

Oltre a tutte queste caratteristiche, che non sono poche, la società per poter rientrare regolarmente tra le "startup innovative" in Italia deve anche soddisfare almeno una di queste condizioni: sostenere delle spese di almeno il 15% dell'importo massimo tra costi e valore di produzione in ricerca e sviluppo, avere almeno un terzo degli impiegati qualificati e con dottorato di ricerca oppure, in alternativa, deve avere almeno una privativa industriale (cioè la protezione accordata dalla legge a chi ha effettuato una nuova invenzione o una scoperta industriale).

Questi i requisiti di un'azienda o un'impresa per potersi affermare startup.

Ma, se tutto va bene, cosa succede dopo i primi 5 anni, ovvero quando la startup continuerà a rispettare tutti i requisiti ma non sarà più classificabile come "giovane"?

Le PMI innovative

A questo punto, se la startup è riuscita a superare i primi 5 anni di vita, si trasforma in una "PMI innovativa".

Gli incentivi per le PMI innovative sono molto simili a quelli destinati alle startup, ma non identiche: a parte il requirito dei 5 anni, che chiaramente qui viene a cadere, come riporta il mise.gov.it, una PMI innovativa è una società che ha residenza in Italia (può anche averla in un altro Paese Membro, ma in questo caso deve comunque possedere una sede o una filiale nel nostro Paese), che ha effettuato la certificazione dell'ultimo bilancio, che non è quotata in Borsa.

La PMI deve inoltre rispettare almeno due dei tre requisiti che la rendono "innovativa" (leggermente diversi rispetto a quelli validi per le startup): deve aver sostenuto spese almeno per il 3% del maggiore valore tra fatturato e costi di produzione in ricerca e sviluppo (e non più 15%), deve avere personale qualificato (almeno un quinto del totale dei lavoratori deve possedere un sottorato di ricerca, o almeno un terzo la laurea magistrale), oppure deve possedere almeno un brevetto o software registrato.

Per quanto riguarda gli incentivi dedicati alle PMI innovative, essi spaziano da incentivi dedicati a chi voglia investire capitale in esse, esoneri per le imposte di bollo, campagne di cowfounding dedicate, e molti altri.

Anche in questo caso per maggiori informazioni consiltare il sito del Ministero dello Sviluppo economico.

Qui abbiamo voluto dare soltanto una piccola panoramica sull'argomento, del quale parliamo tanto, tutti i giorni: certamente ci sarebbero ancora molti punti da approfondire.

Questo articolo serve più che altro per avere un'idea per lo meno formata di ciò di cui stiamo parlando quando diciamo "startup", e di cosa le differenzia dalle imprese ed aziende "normali".

Nel prossimo, verranno raccontate le migliori Startup italiane del momento.