Negli ultimi anni cambiamenti climatici e sostenibilità sono diventati delle questioni centrali per le aziende innovative, soprattutto per le start up.

I consumatori, infatti, stanno diventando sempre più consapevoli circa questo genere di problemi, e le aziende ad impatto ambientale positivo, le cosiddette imprese green, vengono tenute in ampia considerazione dal pubblico.

Ecco perché molte start up innovative hanno fatto della sostenibilità il loro vanto, considerando l’ambientalismo uno dei valori dell’azienda stessa.

Economia globale e ambiente sono infatti strettamente collegate: anche quando un’azienda vorrebbe non incidere negativamente sull’ambiente, purtroppo spesso è molto difficile non provocare danni ambientali.

Il nostro pianeta sta per raggiungere il punto di non ritorno: presto non saremo più capaci di fermare il riscaldamento globale. Per fortuna, però, non siamo ancora giunti a questo punto, e qualcosa può ancora essere fatto per tutelare l’ambiente.

Ecco il motivo per il quale molte start up si impegnano, ogni giorno, a cambiare in positivo la situazione, agendo all’insegna della sostenibilità.

Sostenibilità e innovazione vanno spesso di pari passo quando si tratta di start up: scopriamo dunque quali sono le start up che, nel nostro Paese, operano all’insegna della sostenibilità e dell’innovazione.

Perché le start up innovative devono essere sostenibili?

Lo sviluppo economico degli ultimi decenni ci è costato molto: gli ecosistemi stanno scomparendo, così come la biodiversità; quel che ci è rimasto in mano è solo un pianeta totale declino.

Per questo, le Nazioni Unite hanno stilato una lista dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile, chiedendo a tutte le aziende operanti di unire le forze nel tentativo di ripristinare gli ecosistemi per come li conoscevamo.

Ma la sostenibilità non deve essere necessariamente vista in negativo, come un limite: può trasformarsi in un’opportunità.

È la sostenibilità, infatti, ad aver mosso le start up innovative di cui andremo ad analizzare le storie.

Start up innovative sostenibili: Orange Fiber

Tra le start up innovative e sostenibili italiane, ricordiamo quella fondata a Catania nel 2014: Orange Fiber, nata dagli startupper Adriana Santonocito ed Enrico Arena.

L’azienda ha brevettato un meccanismo di produzione di tessuti in ottica green e sostenibile utilizzando gli agrumi: i tessuti prodotti sono di altissima qualità, tanto da essere utilizzati per il settore fashion-luxury.

Nello specifico, partendo da sottoprodotti industriali degli agrumi, che ovviamente necessitano di smaltimento, vengono appunto creati tessuti green ed ecosostenibili.

La cellulosa utilizzata per la produzione di fibra tessile viene dunque prodotta riciclando gli scarti industriali ottenuti dalla produzione degli agrumi, azione che consente di ridurre i costi (soprattutto ambientali) per l’eventuale smaltimento degli scarti.

La start up vanta una collaborazione col noto brand H&M, che ha scelto l’Orange Fiber per la collezione Conscious Exclusive del 2019, e con il brand napoletano E.Marinella per le loro cravatte di lusso.

Un mondo senza rifiuti: la start up Grycle

Di scarti si occupa anche Grycle, la start up che si propone di rigenerare i rifiuti non degradabili, dai quali trarre ulteriori risorse riutilizzabili, per ridurre l’impatto ambientare e garantire la sostenibilità.

Grycle, in sostanza, è un macchinario che trasforma i rifiuti che finiscono nella raccolta indifferenziata, ottenendo materie prime che, attraverso un processo in tre fasi, vengono poi separati e possono dunque essere riutilizzati in nuovi cicli di produzione industriale.

L’intelligenza artificiale alla base del macchinario, poi, gli consente di apprendere e riconoscere materiali che non sono mai stati sottoposti prima, tramite un processo di autoapprendimento e acquisizione continua.

Il prototipo prevede una iniziale fase di tritatura, che tende a trasformare i rifiuti in granuli omogenei; durante la seconda fase, quella di filtraggio, i granuli vengono selezionati e separati tramite un filtro, e successivamente, nella terza fase, viene riconosciuta la natura del frammento in oggetto.

Greenchic, il marketplace della moda sostenibile

Molti conosceranno questa start up sostenibile col suo vecchio nome, armadioverde: la start up della moda di seconda mano fondata nel 2015 si chiama adesso Greenchic.

La start up è stata fondata da Eleonora Dellera e David Erba basandosi sulla propria personale esperienza: i due startupper si erano infatti resi conto che la durata media di un abito è di circa due mesi, prima di essere ceduto o, peggio ancora, gettato via. E questa situazione vale soprattutto nel caso in cui in famiglia si abbiano figli in fase di crescita, ma non solo.

Da qui, l’idea di risolvere un problema che non riguarda soltanto la gente, ma anche il pianeta, in quanto i vestiti gettati via dopo pochi mesi di certo non hanno un impatto ambientale positivo.

Da questa idea nasce quindi armadioverde, che nel 2021 ha cambiato nome in greenchic e si è convertita in società benefit.

Il funzionamento di Greenchic è molto semplice: si possono mettere a disposizione i propri capi non più utilizzati, che ovviamente vengono poi acquistati dagli interessati a prezzi molto più bassi rispetto a quelli previsti nel caso in cui lo stesso capo venga acquistato nuovo di fabbrica.

Il marketplace di Greenchic vanta un invidiabile servizio logistica, che si occupa delle spedizioni al posto dei clienti.

La start up sostenibile Airlite: aria pulita per un mondo più green

La prossima start up innovativa e sostenibile che andremo ad analizzare ha varie sedi anche in Europa, ma è italianissima: è stata fondanta da Massimo Bernardoni, Antonio Cianci e Arun Jayadev e si chiama Airlite, ed è la prima azienda a produrre, tramite tecnologie intelligenti, una pittura in grado di purificare l’aria senza usufruire di un purificatore.

La pittura, nello specifico, genera ioni negativi naturali, secondo lo stesso meccanismo che avviene in natura dopo un temporale, quando vengono generati ioni che ripuliscono l’aria: allo stesso modo, la pittura Airlite purifica l’aria che entra a contatto con la superficie sulla quale è stata precedentemente applicata.

Si tratta di un’idea rivoluzionaria e ecologica: i purificatori tradizionali, infatti, spesso rimettono in circolo i batteri che sono stati precedentemente catturati dai filtri; Airlite, invece, riesce a trasformare le sostanze inquinanti in sostanze neutre, senza per questo impattare negativamente sull’ambiente.

La start up, inoltre, utilizza solo fonti di energia rinnovabile ed è impegnatissima nell’utilizzare solamente impianti e meccanismi produttivi a basse emissioni di anidride carbonica.

3bee, la start up innovativa che salva le api

Tra le start up italiane sostenibili e innovative rientra anche 3bee, l’azienda agritech che sviluppa sistemi di diagnosi e monitoraggio volti a garantire la salute delle api, fondata da Niccolò Calandri e Riccardo Balzaretti.

Questi insetti, fondamentali per il corretto funzionamento della catena alimentare, sono purtroppo ormai del tutto spariti in natura, nonostante siano indispensabili. Questo non solo a causa dei cambiamenti climatici e dell’uso di pesticidi chimici, ma anche per via di parassiti, batteri e altri insetti che mettono in pericolo la vita delle api.

Da qui, l’idea di applicare la tecnologia per salvaguardare le api.

L’apicoltura, arte antichissima, viene quindi affiancata dall’innovazione, aiutando gli apicoltori a migliorare la salute delle api.

La start up prevede un programma per apicoltori, che grazie alle tecnologie proposte da 3bee possono monitorare la salute delle api e degli alveari, ma anche un programma per chi non lavora con le api: Adotta un alveare.

Il programma prevede la possibilità di scegliere un alveare, finanziare il lavoro dell’agricoltore e ottenere, a fine stagione, il proprio miele, che verrà inviato direttamente a casa.

Start up innovative contro gli sprechi alimentari: MyFoody

MyFoody è invece una start up innovativa e sostenibile che si propone di combattere gli sprechi alimentari: partendo dal fatto che circa un terzo dei prodotti food non arriva ad essere consumato, l’azienda, nata da un’idea di Francesco Giberti e fondata nel 2016, mira a proporre prodotti in scadenza a prezzi minori rispetto al medesimo prodotto, ma a lunga scadenza.

In questo modo si permette ai consumatori di risparmiare, mentre il cibo in scadenza viene comunque incentivato ad essere venduto e viene quindi recuperato senza sprechi.

Tantissime grandi catene operano in accordo con MyFoody: tra queste, Lidl, Coop e Carrefour.

Il funzionamento di MyFoody è semplicissimo: tramite l’app ufficiale, i consumatori possono scoprire quali sono i prodotti in scadenza, che possono essere scontati fino al 50% del loro prezzo originario, ottenendo anche informazioni circa il supermercato in cui sono disponibili.

L’acquisto può essere poi completato direttamente presso il supermercato indicato.

Cynomys per l'allevamento sostenibile

Fondata da Enrico Carta, Fabiana Surace e Ambra Milani, Cynomys è la start up innovativa e sostenibile che applica l’Internet of Things e le nuove tecnologie per lo sviluppo di migliori condizioni non solo della salute animale, ma anche umana e territoriale.

Cynomys produce infatti soluzioni volte al miglioramento dell’aria che gli animali respirano negli allevamenti, oltre che soluzioni per aumentare la produttività in ottica ecosostenibile.

La start up ha brevettato un proprio meccanismo di monitoraggio, che tiene conto del benessere animale e della produttività, personalizzando le soluzioni in base alle specifiche esigenze dell’azienda agricola in questione. I parametri dell’aria possono essere tenuti sotto controllo grazie ad un unico dispositivo, i cui dati sono sempre accessibili grazie ad una piattaforma in Cloud.

La start up, ovviamente, opera in ottica ecosostenibile: la logistica si affida a DHL, che ha promosso un proprio programma di difesa dell’ambiente; anche gli imballaggi sono green, in quanto ottenuti da materiale riciclato e senza plastiche, piombo o altri materiali tossici.

Quanto allo smaltimento delle apparecchiature non più funzionanti, se possibile questi vengono riciclati. Le uniche fonti di energie utilizzate per la produzione, infine, sono rinnovabili.