Start up: secondo la più recente Relazione annuale del MiSE al Parlamento, il numero delle aziende innovative che possiedono le caratteristiche che le rendono a pieno titolo delle start up è ancora in crescita; di conseguenza, anche il numero degli startupper è in aumento.

Nel 2019, ad esempio, il numero di nuovi imprenditori che ha deciso di investire in una start up è salito di circa il 12% rispetto al 2018.

Inoltre:

“La forza lavoro complessivamente coinvolta da startup e PMI innovative conta ormai oltre 85.000 unità (con un incremento rispetto al 2018 di poco meno del 26%), segno dell’affermazione di un vero e proprio patrimonio da tutelare e continuare a guidare nel suo percorso di nascita, crescita e consolidamento”.

Questo repentino incremento del numero di start up nel nostro Paese ha dato origine ad una sorta di nuova categoria di imprenditori: gli startupper.

Chi sono, nello specifico, gli startupper? In cosa differiscono dai canonici imprenditori?

Iniziamo subito col definire lo startupper come il fondatore di una startup innovativa, anche se startuppersclub.com nota come il termine si possa estendere anche alle altre figure che lavorano all’interno dell'ecosistema delle start up innovative. 

Le qualità di uno startupper: essere visionario

Uno startupper inteso come colui che ha fondato una start up innovativa o che ha intenzione di fondarla, deve possedere tutta una serie di caratteristiche fondamentali.

 Infatti, la creazione di un’impresa e la sua successiva trasformazione repentina in grande azienda sottende delle capacità ben specifiche, che vanno oltre l’avere una buona idea iniziale per avviare la start up.

Durante la vita della start up (ed anche in seguito, nel momento in cui, come si auspica per tutte le start up, la piccola impresa si trasformerà in grande azienda) infatti, lo startupper affronterà anche delle difficoltà: per fronteggiarle, ha bisogno di possedere determinate caratteristiche.

Il già citato Startuppers Club ha individuato, nello specifico, tre qualità essenziali per l'imprenditore che si occupa di start up, lo startupper.

Innanzitutto, deve essere un visionario. Lo startupper di successo, per prima cosa, deve avere un’idea, che in futuro verrà anche sviluppata e valorizzata.

Essere visionario significa infatti riuscire anche a fare delle previsioni e delle stime su cosa succederà in futuro all’idea, e su quale sarà quindi il futuro della start up in questione.

Solo con uno startupper visionario alla sua base la start up innovativa potrà raggiungere il successo. In caso contrario, non sarà in grado di soddisfare quelle che saranno le future aspettative dei clienti del prodotto o servizio che l’azienda offre. 

Lo Startuppers Club cita Elon Musk come esempio perfetto di startupper visionario. Musk è stato in grado di anticipare il problema del surriscaldamento globale, dando vita alla Tesla. Ha anticipato il problema dell’aumento dei voli, sviluppando poi l'Hyperloop. Infine, anticipando il futuro problema dell’aumento del numero di satelliti, ha ideato SpaceX.

Ovviamente, Musk rappresenta un caso straordinario ed eccezionale, ma l’esempio è sicuramente servito a farci comprendere una cosa: anticipare i bisogni è alla base della fondazione di una start up (e del suo futuro successo imprenditoriale). 

Resilienza: qualità di base per un fondatore di startup

Poco più in alto, abbiamo accennato ai problemi che una start up dovrà affrontare durante tutto l’arco della sua vita; lo startupper è un imprenditore che, per sua natura, ha la capacità di risolvere numerosi problemi, superando ogni difficoltà e con la tenacia sufficiente ad affrontare il problema che seguirà.

Nel linguaggio comune, definiamo questa capacità come resilienza, ossia, appunto la capacità di un individuo di resistere alle numerose difficoltà.

In psicologia, per essere specifici, la resilienza è tipicamente definita come la capacità di riprendersi da eventi difficili della vita. Quando ci riferiamo invece all’ambito delle start up, possiamo definirla come la capacità che uno startupper deve avere, che gli consente di passare da un problema all’altro senza lasciarsi abbattere.

In merito alla qualità della resilienza, lo Startuppers Club cita come esempio lo startupper cinese Jack Ma; Ma, nonostante le numerose delusioni ricevute, ha continuato ad andare avanti. 

Risultato? Dopo numerosi rifiuti lavorativi, è riuscito a fondare società di successo globale come la nota piattaforma Alibaba, oltre che Ant Financial, una delle più grandi FinTech cinesi.

A capo di una start up? Uno startupper leader

L’ultima delle tre qualità necessarie per garantire il successo della propria start up è la capacità di essere un leader per il proprio team.

Senza le capacità di coordinamento proprie dei migliori leader, infatti, il team non sarà in grado di trasformare in una buona idea in un business di successo.

In realtà una definizione univoca del termine leder non esiste, in quanto questo termine assume diverse sfaccettature a seconda degli ambiti di applicazione.

Parlando di uno startupper, un leader è un fondatore di una start up che riesce a vedere come le cose possono essere migliorate, e che è in grado di radunare il proprio team, dirigendolo verso il raggiungimento di un obiettivo: migliorare la vita delle persone col prodotto o servizio che la start up offre.

L’esempio perfetto per questo tipo di startupper è quello di Xavier Niel, imprenditore francese e fondatore della celebre compagnia di telefonia Iliad, che ha anche il merito di essersi circondato, per i suoi numerosi progetti imprenditoriali, di team capaci. Ma, soprattutto, il merito di essere in grado di coordinarli.

Startupper: la nuova generazione di imprenditori delle start up

Abbiamo fin qui analizzato le caratteristiche che ogni fondatore di una start up dovrebbe avere per essere in grado di portarla al successo. Ci siamo, poi, più volte riferiti allo startupper come ad un imprenditore.

In realtà, lo startupper differisce dall’imprenditore (o, almeno, dal concetto comune che abbiamo di un imprenditore).

Non basta, infatti, che entrambe le categorie, cioè quella dello startupper e quella dell’imprenditore, investano in un’azienda: uno startupper è differente da un imprenditore.

Definiamo imprenditore qualsiasi individuo che si impegni nel creare una propria attività che sia redditizia; è quindi in cerca di opportunità di business e passa gran parte della propria vita lavorativa alla ricerca di nuovi modi per rendere le sue aziende più redditizie.  Gli imprenditori spesso investono senza le principali responsabilità di gestire le società poiché si concentrano maggiormente sul guadagno da esse.

Uno startupper, invece, col solo fatto di aver fondato (o aver intenzione di fondare) una start up, è differente dall’imprenditore.

Non si tratta di investire in un’azienda che è già redditizia, trasformandola in impresa ancora più redditizia, ma di creare di sana pianta un nuovo business, che al momento non ha successo (anche se un giorno si auspica che lo avrà).

Anche se la figura è spesso accomunata a quella dell’imprenditore, gli obiettivi delle due figure sono differenti.

Startupper vs. Imprenditore: obiettivi differenti

Il motivo che muove il fondatore di una start up non è legato all'aspetto finanziario, come nel caso dell’imprenditore: lo startupper crea un prodotto o servizio perché vuole cambiare il mondo, diventando per questa motivazione famoso.

L’obiettivo iniziale, dunque, nel caso del fondatore di una start up non è quello di guadagnare fin da subito cifre spropositate.

Anche se, in entrambi i casi, le due figure devono possedere una forte propensione al successo, anche se si tratta di due personalità che devono essere in grado di gestire al meglio i problemi ed un intero team di persone, un imprenditore fondamentalmente si occupa di creare un prodotto e di essere pagato per questa creazione; lo startupper, al contrario non si preoccupa del processo di vendita all'inizio, perché il suo scopo è un profitto futuro.

La base di partenza dello startupper è quella di far conoscere la propria attività, più che concentrarsi interamente sulle vendite fin dall’inizio.

Diventare startupper e fondare una start up di successo? Il percorso formativo

Arrivati a questo punto della nostra trattazione sulla figura del fondatore di start up, è d’obbligo chiederselo: come si fa a diventare startupper, nella pratica?

Potenzialmente, chiunque può avviare una start up: se si ha una buona idea, capace di risolvere un problema alle persone e di migliorare la loro vita, si è sulla buona strada. Abbiamo però capito che una buona idea, da sola, non basta per avviare una start up (e per poi, successivamente, trasformarla in una grande azienda).

Esiste dunque un modo per sviluppare tutte le abilità necessarie per diventare uno startupper in grado di portare la propria impresa al successo?

Nel nostro Paese, ma anche all’estero, si stanno diffondendo sempre più opzioni per garantire il giusto supporto a coloro che vogliono intraprendere l’avventura rappresentata dalla fondazione di una start up.

Questi corsi si suddividono in corsi privati e corsi universitari.

Molti dei corsi organizzati da enti privati, tra l’altro, sono fruibili interamente online. Ad esempio, t3elearning.com offre un percorso pensato per i futuri fondatori di start up, denominato Young Startupper: la piattaforma è interamente online ed il corso è fruibile gratuitamente

Il corso mira a fornire ai nuovi fondatori di start up tutte le skills necessarie non soltanto alla creazione della nuova impresa, ma anche a ridurre le probabilità che questa fallisca.

Infine, come non citare Human Knowledge Open, il corso organizzato da Eni per giovani startupper?

Il corso promette di fornire le competenze necessarie per la fondazione di una start up che sia innovativa e sostenibile.

Human Knowledge Open, per il 2021, ha chiuso i battenti il 30 aprile. Ma i futuri fondatori di start up interessati sono avvisati: molto presto potrebbero riaprire le iscrizioni al prossimo corso. Si consiglia dunque di verificare spesso sul sito ufficiale se ci sono novità in merito al corso per startupper.