La tecnologia, i libri e la musica, queste alcune delle rotte da seguire per un nuovo inizio. Ricominciare il più delle volte incute timore, ai nastri di partenza si vacilla tra la fiducia nelle future prospettive e la paura che le promesse non vengano mantenute. In ciascuno risiede la sua forza, questione anche di volontà.

Chi si blocca, chi è spinto all’innovazione. Occorre porsi le domande giuste, e porsi in equilibrio tra pessimismo cosmico e ottimismo scellerato. 

Quella che si ha di fronte è la cosiddetta società dell’informazione, una sorta di tribù, dove i pareri si amalgamano ai fatti, laddove l’influenza solitamente fa le scarpe alla competenza. 

Nei mesi ardui delle chiusure è stata la tecnologia a consentire il mantenimento della permanenza sia operativa quanto affettiva. Tornare indietro? Impossibile. La tecnologia è in grado di scomporre la facoltà di essere “intelligenti” dalla competenza nello svolgimento di un compito con buon esito. 

Domanda: come andremo a impiegare il più cospicuo patrimonio di intelligenza che il mondo abbia mai avuto a sua disposizione? Le informazioni rappresentano un capitale unico, ma non di rado sono utilizzate erroneamente e per obiettivi fallaci. Siamo di fronte a un bivio, metterci in cammino verso l’ignoto, lo straordinario e l’insolito, rischiando, magari sbagliando, ma muovendosi, oppure di eludere i rischi, restare immobili mentre il mondo cambia. 

Parlando delle interazioni tra tecnologia e musica, ecco come Red Sprecacenere (youtuber e produttore musicale) ha allestito il suo Home Studio. Il tutto spiegato su di un video caricato sul suo canale YouTube:

La tecnologia al vaglio del pensiero

Lo stile di pensiero si presenta come un mood di sopravvivenza, che interagisce tra esperienza e cognizione. I modi del pensare sono consuetudini del nostro stile di pensiero, equivalgono a strutture cognitive che supportano la decodificazione della realtà al fine di tracciare soluzioni e concepire occasioni. 

Beppe Carrella, socio e fondatore di BCLab e Fabio Degli Esposti, leader di ICT di SEA Milan Airports, hanno battuto molto sulla pratica del buon senso di fronte ai luoghi comuni.

Il riferimento non è solo al rodato connubio editoriale che ha partorito autorevoli perle come il recente Dagli Scacchi a Fortnite. Come cambia la leadership (2021, pubblicato con goWare) con la premessa curata da Stefano Epifani, presidente di Digital Transformation Institute

Il pensiero va alla partnership tra i due manager che li ha portati a un confronto sul piano idealistico con la cerchia degli innovation manager tramite una sequela di meeting, consacrati a libri, musica, tecnologia.

Gli incontri su tecnologia, libri e musica

A seguito del trionfo del teaser (fine giugno, in diretta streaming dal Linate Center con la partecipazione di Data Manager), la serie di incontri vedrà i suoi nastri di partenza dal 29 settembre e con cadenza bimestrale. Gli appuntamenti saranno cinque, e vedranno a moderare l’epistemologa Maria Cristina Koch. 

Il primo si concentrerà intorno alla leadership a suon di note musicali in un calderone unico dai Beatles a Bruce Springsteen; l'incontro successivo sarà rivolto alla cognizione dei nascenti archetipi economici e tecnologici post covid, con l’intervento di Giulio Sapelli, storico, economista, con una navigata conoscenza in quanto ad amministrazione aziendale.

Nel terzo incontro, assieme ad Anna Lisa D’Aniello, i due manager presenteranno una originale lettura di alcuni personaggi letterari come esempi di stili di pensiero differenti.

Il quarto appuntamento vedrà protagonisti Cesare Triberti e Maddalena Castellani, specialisti di diritto dell’informatica, che andranno a presentare il volume Donne fiori recisi. Dallo stalking, al bullying, al cyberbullying, al femminicidio (2018, goWare). 

L’ultimo step vedrà la presenza di Stefano Brandinali, Group CIO e CDO di Prysmian, che affronterà un dibattito su robotica, algoritmi e intelligenza artificiale tra miti, polarizzazioni, sensazioni erronee e realtà controverse (Parlane pure con il mio robot – fanno le spremute con l’arancia meccanica?, goWare, 2018). 

Itinerari esclusivi, dove potrebbe essere più concreta la possibilità di marrirsa che quella di scovare un sentiero che sia univoco e alternativo. D'altro canto l'essenza del conversare sta proprio qui: non la trasmissione di convinzioni ma l'osmosi dubbi; non l’asserramento nella personale comfort-zone ma lo spalancarsi a prospettive distanti dalle proprie. 

Difatti, la realtà è incredibilmente più articolata di qualunque sorta di raffigurazione. E quelle che si definiscono come visioni solitamente si palesano come frammenti di verità, trafugati origliando dietro il buco della serratura del mondo circostante. 

La tecnologia e la dinamica degli equilibri

Questa serie di incontri rappresentano un tour all’interno delle dissonanze della leadership, dei bottegai di cambiamento, dei retorici del trionfo, degli uomini soli alla guida, degli assi del digitale, dei luoghi comuni che carezzano l’udito di degli ascoltatori ma che si sgretolano tangendo la realtà, orientata da forze labili che non si son ancora comprese pienamente. Un percorso come una mozione, un gioco, uno scisma, mai separazione

Il mondo, sebbene i cambiamenti post pandemia, forse non è mai stato come chiunque l’abbia realmente immaginato. La vera rivoluzione del digitale si è compiuta a partire dal lockdown, prima altro non era che una semplice rivolta. Le persone, all’interno e all’esterno delle aziende, partendo dall’esperienza della remotizzazione massiva del lavoro si sono rese conto di quanto il digitale possa trasformare la vita

L'innovazione alle porte

È giunto l’attimo, quello in cui agire. L’innovazione è alla porta. Anche se il pericolo è che la rivoluzione rientri nei termini di una rivolta locale. Senza ovviamente omettere che la tecnologia può dare e la tecnologia può prendere: una sorta di patto faustiano, che forgia di continuo una nuova gerarchia mondiale, con nuovi vincitori e nuovi vinti.

L’innovazione passa dalla resistenza alle trasformazioni, lo ha ribadito anche Fabio Degli Esposti, direttore ICT di SEA Milan Airports. Stiamo vivendo una fase di prepotente accelerazione, il frangente ideale per nutrire e gestire tale cambiamento. Mantenere una sorta di quota di volo.

La metamorfosi digitale si fonda su elementi molteplici: la facoltà di raccogliere enormi quantità di dati, potenza computazionale, congiunzioni e nessi immediati, abbondanti quantità di dati fruibili che riferiscono chi si è e cosa si faccia. 

Ma non bisogna dimenticarsi delle persone, sono loro che esprimono, che si muovono, che comperano. L'ambito del trasporto aereo comincia a registrare soltanto ora margini di rilancio. Il traffico passeggeri è una struttura composita sulla quale gravano variabili differenti. In quest’ottica, tante tecnologie, già conseguite o in via di sviluppo, sono state adoperate per reagire all’emergenza. 

La crisi sanitaria ha fissato una variazione della traccia. Come in seguito agli attentati dell’11 settembre 2001, ha stravolto i criteri della sicurezza del volo e delle tecnologie connesse alla garanzia di un’esperienza sempre più touchless. 

Si è passati dalla paura del terrorista a quella del contagiato. 

Di che gioco si tratta?

L’emergenza è un trauma sistemico improvviso e inaspettato che timbra e segna consuetudini, condotte, schemi e qualunque sorta di retaggio del passato, sistemi legacy inclusi, vengono così a galla grovigli infrastrutturali mai sciolti. 

Se ci fosse mai qualcosa di cui far tesoro, la lectio non sarebbe la medesima per tutti. L’emergenza è un paradigma. Procede se è a somma zero, e i profitti e le sottrazioni di ognuno vanno bilanciandosi. 

Quotidianamente, stando a Stefano Epifani, ci troveremmo a personificare figuranti inconsci dei più variegati iter di gamification, ovvero dell’elezione di tecniche e sviluppo del ludo in prospettive non propriamente ludiche. 

La sostenibilità rappresenta il collante tra i 17 obiettivi dello sviluppo segnalati dall’Onu. La sostenibilità vale a dire costanza, resilienza ma non tolleranza ai guasti. È una struttura a vasi comunicanti in un insieme avente risorse limitate. La sostenibilità abbraccia gli individui e l’abilità nell’edificare un qualcosa senza demolire o nuocere in maniera irreversibile il domani delle generazioni a venire. 

La sostenibilità non prescrive un prototipo ma afferma che si possa attuare qualsivoglia valutazione salvo che gli esiti di queste decisioni non compromettano la possibilità a chi ci seguirà in questo mondo di fare ugualmente, compiendo addirittura i medesimi sbagli. 

Ovviamente si corre il rischio di mescolare le carte in tavola, confondendosi tra sostenibilità e ambientalismo. Mutare il nostro sistema e diminuire i suoi effetti ambientali implica metamorfosi radicali che contano senz’altro un prezzo.

Tecnologia, natura e sostenibilità

A quesiti ardui non corrispondono responsi semplici. Natura e sostenibilità non possono compiere improvvisamente balzi. Il salto repentino all’auto elettrica senza una cognizione di come sarà realizzato la dismissione delle batterie e non essendo a conoscenza degli status lavorativi nelle cave di litio potrebbe contare esiti catastrofici in ottica sociale e ambientale.

L’essere sostenibile di una tecnologia lo si deve alla valutazione del suo totale ciclo di vita.

Per esempio, la blockchain si nutre senz'altro di energia. Se si consumassero 100 tonnellate equivalenti di CO2 per realizzare la blockchain, che però garantisce l’abilitazione della direzione a ciclo integrato dei rifiuti e nell'insieme ne fa economizzare 200, allora il bilancio potrebbe dirsi positivo. 

Non è pensabile discutere di sostenibilità senza comprendere quanto sia una problematica di apparato complesso e di convivenze dinamiche. La peculiarità dei sistemi complessi sta nel non poter spiegare a priori le norme delle reciprocità tra i sottosistemi

Un sistema complesso conta uno standard cospicuo di astrattezza e si fonda su bilanciamenti continuamente abbattuti e riorganizzati. Vi sarebbe una interazione generale, Carrella. Ciascun step di equilibrio rappresenta una caratteristica nuova dell’insieme. 

Non vi sono strategie, che siano economiche, fisiche, sociali o politiche, che sole potrebbero disporre valide reazioni alla difficoltà che stiamo vivendo. Anche gli iter predittivi, in assenza di enormi quantità di dati attendibili, potrebbero essere gravemente imprecisi, un po’ come i mercati. 

Viviamo in una congiuntura nella quale si sta conquistando il futuro. Non può essere solo la tecnologia a tirare le fila, così si perderebbe di vista la meta. 

La questione ruota intorno all’adiacente possibile: concepiamo il domani rifacendoci alle strutture del passato o del presente. Questo è il solco a margine delle congetture economiche. Per rappresentarsi un nuovo inizio occorrerebbe svincolarsi dalle schematizzazioni del presente.