Il 2021 è stato finora un anno difficile per Tesla e l'andamento a Wall Street lo conferma. Il titolo dell'azienda di Elon Musk da inizio anno ha perso l'8,39% al Nasdaq (2,50% la contrazione registrata nella sola seduta di martedì, comunque dopo il rally del 4,38% di lunedì), contro il progresso del 16,32% dell'S&P 500. Goldman Sachs conferma però la sua fiducia in Tesla e il buy sul titolo. Mark Delaney, analista del colosso di Wall Street, ha anche migliorato da 84 a 94 centesimi la stima di utile per il secondo trimestre (Tesla comunicherà i risultati il prossimo 26 luglio). Delaney ha un target price di 860 dollari per Tesla sui 12 mesi (l'ultima chiusura è stata a 668,54 dollari).

Goldman non nasconde rischi ma Tesla rimane buy

L'analista di Goldman ovviamente non nasconde i rischi, che per Tesla, come per gran parte delle rivali, in questo momento arrivano soprattutto dalla crisi dei chip. Pressioni, poi, derivano anche dagli elevati costi di trasporto e dall'aumento dei prezzi all'input. Una delle note più negative per Tesla nel 2021 sono stati i ritardi nell'inaugurazione della gigafactory tedesca di Berlin-Brandenburg, la prima in Europa. Per assurdo, però, proprio l'assenza dell'impianto in Germania, che dovrebbe essere operativo al più tardi con l'inizio del 2022, è in questo momento un fattore positivo per Tesla. Le vetture attualmente importate dalla Cina, sostiene Delaney, usano infatti batterie meno costose.

Questione cinese meno grave del previsto per Tesla

La questione cinese, invece, si sta rivelando meno grave del previsto. Proteste alla fiera di AutoShanghai, boicottagi, stop all'acquisto di nuovi terreni per espandere la gigafactory di Shanghai, accuse di spionaggio (che avrebbero portato al divieto per le Tesla di essere parcheggiate in alcuni siti governativi di Pechino). In alcuni casi la stampa ha riportato gli ordini di Tesla sono crollati di quasi il 50% in Cina. Secondo la China Passenger Car Association, però, Tesla ha venduto 62.000 Model 3 e Model Y nel secondo trimestre contro i 69.000 del primo trimestre. Un rallentamento c'è stato (per altro generalizzato a tutto il mercato dell'auto cinese), ma come sottolinea Delaney le consegne di giugno sono rimbalzate del 28% rispetto a maggio.

Un 2021 difficile ma Tesla resta buy in prospettiva

Tornando in patria, poi, Tesla non se la passa poi così male in prospettiva. Philip van Doorn di MarketWatch ha pubblicato la lista delle 30 maggiori aziende tecnologiche parte del Russell 1000. La classifica, basata sulla stima del Cagr (compounded average growth rate, in italiano tasso annuo di crescita composto) al 2023, vede in prima posizione con una crescita del 40,00% Square (la paytech  fondata nel 2009 dal chief executive di Twitter Jack Dorsey). Al secondo posto, però, c'è proprio Tesla, con il 38,59% contro, per esempio, il 16,04% di Netflix o il 10,13% di Apple.

(Raffaele Rovati)