Nuovo trimestre da record per Tesla ma Wall Street rimane fredda. Il titolo dell'azienda texana (non più californiana visto che il quartier generale è stato ufficialmente trasferito da Palo Alto a Austin), dopo avere chiuso in rialzo dello 0,18% la seduta di mercoledì al Nasdaq, scambiava in declino di circa il 2% in after market. Tesla si è apprezzata di circa il 19% da inizio 2021, contro l'oltre 22% dell'S&P 500 ma se il record di vetture consegnate era stato anticipato, e già metabolizzato dal mercato, a inizio mese è anche verò che il titolo rimane su valutazioni monstre, essendosi apprezzato di oltre il 2.000% negli ultimi cinque anni e di più del 100% solo nell'ultimo.

Wall Street rimane fredda ma il trimestre di Tesla è da record

Nel dettaglio, Tesla ha comunicato per il terzo trimestre profitti netti rimbalzati da 331 milioni di dollari, pari a 27 centesimi per azione, a 1,6 miliardi, e 1,44 dollari. Su base rettificata l'eps si è attestato a 1,86 dollari, a fronte di ricavi in crescita del 57% annuo a 13,8 miliardi. Il consensus di FactSet era invece per 1,62 dollari e 14 miliardi rispettivamente. Il dato sui ricavi, per altro, è inferiore anche alla guidance di Tesla stessa di 13,9 miliardi. Come anticipato il trimestre è stato da record anche in termini di consegne: 241.300 le vetture uscite dai suoi impianti, contro le 201.000 del periodo precedente, le 139.593 del terzo trimestre 2020 e 10.000-15.000 sopra alle stime di Wall Street. 

Tesla fa record di consegne. Utile operativo supera i 2 miliardi

Altro record di non poco conto per Tesla quello relativo all'utile operativo che per la prima volta ha superato i 2 miliardi di dollari, con un rimbalzo del 148% annuo. Risultato questo che è stato ottenuto nonostante il dato sui crediti ambientali si sia fermato a 279 milioni di dollari, livello più basso dal quarto trimestre 2019. Se i profitti, netti e operativi, rimbalzano nonostante il calo dei crediti è decisamente un'indicazione positiva per Tesla, spesso accusata di contare troppo sui soldi sborsati dagli altri gruppi automobilistici la cui produzione, a differenza di quella di Tesla, è ancora in gran parte legata ai combustibili fossili.

Per la prima volta non è Musk a presentare il trimestre di Tesla

L'aspetto che spicca di più nella presentazione dei risultati, però, è giocoforza l'assenza di Elon Musk. Come da lui stesso anticipato in occasione della precedente trimestrale, per la prima volta, il co-fondatore, chief executive e maggiore azionista non ha partecipato all'evento. Il che lo ha reso decisamente più noioso (o serio), visto che Musk era solito insultare gli analisti o, più di recente, definire "fascisti" in perfetto stile no-vax le imposizioni sanitarie dovute alla pandemia di coronavirus. Uno stile cui ci ha abituati dal suo account di Twitter.

Dopo il trimestre record Tesla cambia chimica alle batterie

La presentazione della trimestrale, però, ha avuto un aspetto cruciale dal punto di vista tecnologico, che poi avrà ovviamente una ricaduta sui conti. Tesla ha infatti annunciato che cambierà la chimica delle batterie utilizzate in tutte le sue vetture con autonomia standard, passando da quelle a celle di ossido di alluminio-nichel-cobalto (Nca) a litio-ferro-fosfato (Lfp). Che cosa significa in concreto? Le Lfp sono meno inquinanti, più stabili (e quindi sicure) ma hanno una densità inferiore, e quindi garantiscono meno potenza (e durata) a parità di peso. Sono anche più sensibili al freddo ma, soprattutto, costano meno. Il che significa che Tesla non dovrà aumentare i prezzi dei suoi listini e vedrà al tempo stesso crescerà la sua marginalità. E questo a Wall Street dovrebbe piacere. (Raffaele Rovati)