Quando si pensa a una startup, la maggior parte delle persona immagina una neo-azienda tecnologica della Silicon Valley che punta a diventare una sorta di nuova “Facebook” o “Google”. Tuttavia, non tutte le startup vengono fondate per dominare un settore, né tutte operano nella sfera tecnologica. 

Dalle piccole realtà alle grandi organizzazioni che operano per il bene sociale e ambientale, esistono diversi tipi di startup.

Ad averne riconosciute almeno cinque è stato Steve Blank, noto imprenditore della Silicon Valley nonché padre della “lean startup”, per la quale una startup non è una versione più piccola di una grande azienda e che il suo successo richiede l’adozione si una serie di processi e strumenti.  

Steve Blank è anche colui che ha dato una delle definizioni più riconosciute di “startup”, dove questa viene vista come di "una organizzazione temporanea progettata per cercare un modello di business ripetibile e scalabile".

Secondo Steve Blank, esistono almeno cinque diversi tipi di startup: la piccola impresa, pensata per innovare senza necessariamente scalare; le startup acquistabili, il cui obiettivo non è costruire una società da miliardi di dollari quanto, piuttosto, di venderla a un’azienda più grande; le startup scalabili, ovvero quelle che dipendono dal proprio modello di business ripetibile e scalabile e sono alla costante ricerca di capitale per incrementare le loro attività; quelle di derivazione, ovvero quelle che nascono dalle costole di grandi aziende al fine di creare nuovi prodotti innovativi e attirare nuovi clienti; e quelle sociali, che operano per rendere il mondo un posto migliore. Parliamone in modo più approfondito.

Tipi di startup, la piccola impresa

Un primo tipo di startup coincide con il progetto di una piccola impresa, ma attenzione, perché non tutte le piccole imprese sono delle startup e non tutte le startup mirano alla piccola impresa. Piuttosto, nella maggior parte dei casi quello della “piccola impresa” o della “startup” coincide con uno stato dell’essere, il cui obiettivo sarà poi superarlo per trasformarsi in qualcosa di più grande e definito. 

Del resto - e non molto tempo fa abbiamo già affrontato il tema all’interno di un articolo più specifico - si fatica ancora a distinguere tra “startup” e “piccola impresa” e molte persone utilizzano (erroneamente) questi due termini in modo intercambiabile. Ci sembra opportuno, dunque, precisarlo ancora una volta: startup e piccola impresa non sono la stessa cosa. 

Dalle imprese individuali a partnership e piccoli team, queste startup sono sicuramente interessate alla crescita, ma nella promozione e nella vendita dei propri servizi o prodotti crescono a un proprio ritmo. Trattandosi di progetti - spesso - autofinanziati, in questo modello di startup viene meno il principio della scalabilità, o meglio, subisce meno la pressione del voler (e dover) scalare al più presto il proprio business e sono meno vincolate alle esigenze immediate degli investitori.

Un buon esempio che potrebbe aiutarci a definire meglio questo tipo di startup è “24 Hour Tees”. Il team di questa piccola realtà pensa a se stesso come ad una famiglia: “attualmente, la nostra squadra è composta da sei persone. Poiché siamo così pochi, quasi certamente ogni capo d’abbigliamento che produciamo verrà toccato da ognuno di noi. Ci sono mesi in cui il nostro team cresce nelle dimensioni del personale, altri in cui stringiamo accordi con realtà locali ed altri ancora in cui aggiorniamo il nostro Shop con fantastici nuovi modelli. Ci concentriamo sulla progressione, fornendo la migliore esperienza possibile al cliente e realizzando un prodotto di alta qualità di cui siamo molto orgogliosi.” 

Rispetto alle piccole imprese di vecchia scuola, fortemente ancorate ai loro modi e processi di produzione, aziende come “24 Hour Tees” investono in strumenti e automazioni per far salire di livello la loro attività.

“Se il nostro obiettivo fosse quello di ottenere il massimo profitto dalla nostra azienda, rinunciando a ciò che è importante per noi, ovvero la sostenibilità, la nostra visione sarebbe piuttosto diversa da quella attuale”. 

Probabilmente è in quest’ultima frase che si riassume l’essenza di questo particolare tipo di startup. Una piccola realtà che non teme di restare tale, anzi, ambisce a restare tale fintanto che quella condizione le permette di perseguire e rispettare l’obiettivo principale, in questo caso quello della sostenibilità, senza però rinunciare all’innovazione.

Tipi di startup, costruite per essere acquistate

Quante volte avete sentito di una grande, grandissima azienda (come Amazon, Google e Uber) che acquistano startup per migliaia - o forse milioni - di dollari? Ecco, il concetto è proprio questo: piccoli team costruiscono un business da zero e lo vendono a un giocatore più grande nel loro settore.

Questi tipi di startup solitamente producono prodotti o servizi associati a software e tecnologia, ma per arrivare a vendere la propria attività di strada devono farla (e come se devono farla!). Riuscire a costruire qualcosa che valga la pena di essere acquistato per milioni di dollari è più facile a dirsi che a farsi. Il progetto deve essere estremamente innovativo e convincente, e poco importa se quell’attività ha generato un buon profitto al momento dell’acquisto. Chi investe, se investe, è perché in quell’attività ci vede un potenziale.

Divide è un esempio di startup che è stata costruita per poi essere venduta al miglior offerente. Chi è stato il miglior offerente di Divide? Il colosso di Mountain View: Google

Divide ha realizzato un’applicazione grazie alla quale “dividere” il proprio dispositivo, smartphone o tablet che sia, in due parti: da un lato la propria vita privata, e dall’altra tutto ciò che ha a che fare con la propria vita professionale. Nello specifico, questa applicazione crea un secondo profilo sullo smartphone che l’utente può utilizzare per sopperire ai doveri della vita professionale e può passare dalla modalità “lavoro” a quella “personale” in qualsiasi momento, semplicemente cliccando l’apposito tasto. 

Tipi di startup, aziende che cercano capitale (o sono scalabili)

Abbiamo più volte ripetuto che uno dei principi fondamentali di una startup è quello della scalabilità. Ora, esistono alcune startup per le quali scalare risulta essere più semplice che per altre

Startup facilmente scalabili sono quelle che portano sul mercato applicazioni consumer e aziendali: una volta che hanno creato abbastanza “rumore”, ovvero raggiunta una certa notorietà e una base di utenti attiva, diventa più facile acquisire nuovi clienti e crescere, scalare il proprio business.

In questo percorso verso la scalabilità, le startup tendono a dipendere molto dal capitale di investitori esterni (angel investor, venture capitalist, partner commerciali, amici, famiglia). Con il denaro ritrovato, possono supportare iniziative di crescita per ottenere più clienti e alla fine attirare l'attenzione di persone disposte a comprarli.

Ma ci sono anche startup che riescono a scalare senza affidarsi a investitori milionari, quanto, piuttosto, al desiderio dei consumatori nel vedere tale prodotto divenire realtà. Oculus, per esempio, è riuscita a crescere tramite un’intensa campagna di crowdfunding. Per chi non lo sapesse, Oculus è un’azienda che produce dispositivi per la realtà virtuale, dei visori (probabilmente avete sentito parlare di “Oculus Quest”). Questa azienda è oggi di proprietà di Facebook.

Tipi di startup, quelle di derivazione

Non tutte le startup sono costruite da zero. Esistono startup che si diramano da società madri più grandi per diventare entità proprie.

Ad esempio, una grande azienda potrebbe scegliere di istituire una attività secondaria nel tentativo di inserirsi in un nuovo mercato o di contrastare un competitor più piccolo. 

Solitamente, queste startup agiscono indipendentemente dalle loro società madri, per cui hanno la libertà di fare affari con chi vogliono, come vogliono e di sperimentare senza attirare troppa attenzione.

Un esempio di startup di derivazione è Sidewalk Labs (nata dalla costola della società madre di Google Alphabet), un’azienda “di innovazione urbana che affronta le più grandi sfide delle città. Creiamo prodotti e soluzioni, investiamo in nuove società e aiutiamo gli sviluppatori a costruire luoghi più sostenibili, innovativi ed equi in tutto il mondo”.

Tipi di startup, organizzazioni no-profit e di beneficenza

Alcune startup sono progettate specificamente per fare del bene. Le cosiddette startup sociali, che includono enti di beneficenza e organizzazioni non profit, scalano per il bene della filantropia

Funzionano in modo simile a qualsiasi altra startup, ma lo fanno con l'aiuto di sovvenzioni e donatori. Un esempio di startup sociale è Code.org, un'organizzazione che è riuscita a raccogliere quasi 60 milioni di dollari per offrire agli studenti opportunità nel campo dell'informatica.

Tipi di startup per settore

Per concludere, una distinzione delle startup la si può fare anche tenendo in considerazione il settore, nonché il mercato di riferimento. Sebbene la maggior parte delle startup siano effettivamente legate alla tecnologia, altri settori comprendono:

  • Marketing e pubblicità: un esempio è Rebrandly, una startup italiana che offre un pratico strumento per creare e gestire link online, grazie al quale è anche possibile apporre il marchio della propria azienda o personalizzare tale collegamento fino a renderlo facilmente pronunciabile e memorabile.
  • Sanitario: un esempio è D-Eye, altra startup italiana che ha realizzato un piccolo dispositivo accessorio in grado di trasformare uno smartphone in un oftalmoscopio digitale, al fine di rendere le visite oculistiche più agevoli. Grazie a un’apposita applicazione, poi, il dottore può inserire tutte le informazioni relative al paziente, osservare il segmento posteriore dell’occhio da una distanza non invasiva e registrare/trasmettere fotogrammi e video.
  • Formazione: un esempio è Docety, una piattaforma di formazione online attraverso la quale gli utenti possono partecipare a seminari, lezioni private e video-corsi e interagire in modo istantaneo, nonché in tempo reale, con il proprio coach.
  • Ambiente ed energia: un esempio è Fuergy, azienda che mira a trasformare la condivisione di energia rinnovabile domestica in realtà, sviluppando un sistema che permette ai proprietari di case che generano energia solare o eolica in eccesso di vendere la loro energia extra ai loro vicini.
  • Vendita al dettaglio ed e-commerce: un esempio è Italist, il più grande marketplace italiano dove acquistare abbigliamento e accessori di lusso a un prezzo ridotto del circa 30% rispetto a quello del mercato.
  • Blockchain e criptovalute: un esempio è Binance, una startup cinese che ha realizzato una piattaforma per il trading di diverse criptovalute. A gennaio 2018 l’azienda deteneva il più grande scambio di criptovalute in termini di volume di scambi, con una capitalizzazione di mercato di 1,3 miliardi di dollari.