Uber Technologies un vero enigma per Wall Street. Il primo trimestre della società di San Francisco (leader nel comparto delle app per il noleggio di vetture con autista) è stato migliore delle attese in quanto a perdite. Deludenti invece i ricavi, mentre gli investitori iniziano a capire il reale impatto sul costo del lavoro delle recenti sentenze che hanno imposto a Uber (come ad altre realtà della gig economy) di classificare i suoi collaboratori, i rider, come dipendenti. Il risultato? Un crollo intorno al 4% per il titolo Uber in after market, dopo la netta contrazione del 3,42% già registrata mercoledì al Nyse.

Uber enigma a Wall Street su prospettive costo del lavoro

Nei tre mesi le perdite nette sono scese ad appena 108 milioni di dollari, pari a 6 centesimi per azione, contro il rosso monstre di 2,9 miliardi, e 1,06 dollari, del primo trimestre 2020. Performance condizionata in positivo da benefici per 1,6 miliardi di dollari legati alla vendita ad Aurora Innovation di Advanced Technologies Group (Atg, divisione attiva nello sviluppo di sistemi di guida autonoma) per 4 miliardi. Il risultato è comunque ampiamente migliore rispetto ai 56 centesimi di perdita per azione del consensus di FactSet e segna anche il rosso più limitato nella storia da società quotata di Uber.

Uber vedrà mai un utile? Non se rider saranno dipendenti

Uber, però, riuscirà mai a vedere un utile? I dubbi su questa prospettiva (senza modifiche sostanziali del business s'intende) sono molti soprattutto per i recenti sviluppi sul fronte occupazionale. I risultati del trimestre sono stati condizionati in negativo da 600 milioni di accantonamenti per la risoluzione di richieste di risarcimento in Gran Bretagna, dopo che in marzo la Corte Suprema di Londra ha stabilito che decine di migliaia di autisti britannici devono essere classificati come dipendenti.

"La nostra posizione è molto coerente con gli obiettivi finali delle autorità regolatorie. Stiamo offrendo ai driver le protezioni di cui hanno bisogno pur mantenendo la loro flessibilità", Tony West, chief legal officer di Uber.

Da Londra a Biden, come cambia costo del lavoro per Uber

Vicenda che per la prima volta dà un valore preciso una preoccupazione di vecchia data per Uber e le altre aziende della gig economy. Come sarebbe il loro business se i loro collaboratori fossero considerati dipendenti? Uber, la rivale Lyft e altre società del settore, ricorda Therese Poletti di MarketWatch, avevano speso 200 milioni di dollari per spingere alla vittoria la Proposition 22 in California lo scorso novembre. Vittoria che oggi potrebbe essere messa in discussione, visto che l'amministrazione di Joe Biden starebbe rivalutando il concetto stesso di gig economy.

"Investimenti più elevati nel breve insieme a una certa incertezza sull'outlook. Dopo la mossa di Biden contro la gig economy, Wall Street è molto nervosa su Uber e Lyft, a fronte di un sell tema comune dopo le trimestrali delle aziende tecnologiche", Dan Ives, analista di Wedbush Securities.

Uber delude Wall Street su ricavi ma trimestre non disprezzabile

In ogni caso il primo trimestre di Uber è stato tutt'altro che disprezzabile. I ricavi sono saliti dell'8% annuo a 3,5 miliardi di dollari, anche se sotto ai 2,9 miliardi del consensus di FactSet. E gli ordinativi lordi sono rimbalzati del 24% annuo (22% al netto dei corsi valutari) a 19,5 miliardi. Quelli per il solo segmento del delivery, che ha sostenuto Uber durante i lockdown, sono invece decollati del 166% annuo a 12,5 miliardi di dollari.

(Raffaele Rovati)