Mentre il nuovo presidente Usa Joe Biden si affretta nell'annullare molte delle controverse decisioni del predecessore Donald Trump (dall'uscita dall'Accordo di Parigi sul clima e dall'Oms, alle misure contro l'immigrazione e i Paesi islamici), l'eredità dell'immobiliarista newyorkese si fa sentire anche su diversi rappresentanti della Corporate America. Ne sa qualcosa Qualcomm che, secondo i dati di Cinno Research citati dalla Cnbc, nel 2020 ha registrato un crollo del 48,1% delle consegne in Cina di Soc (system-on-chip, circuiti integrati che comprendono processore centrale, chipset e controller). Complessivamente lo scorso anno le vendite di questi "motori" dei terminali mobili sono state pari a 307 milioni di unità, per una contrazione totale comunque del 20,8% rispetto al 2019.

MediaTek strappa a Qualcomm la leadership nei chip di Pechino

Il risultato è stato che la quota di mercato di Qualcomm (player dominante nel settore a livello globale) è scesa in Cina al 25,4% dal 37,9% del 2019 e a festeggiare è stata MediaTek, società rivale di Taiwan (che non a caso ha chiuso con un balzo del 7,11% la seduta alla Borsa di Taipei). Dietro alla performance di Qualcomm c'è in generale la guerra commerciale sferrata da Trump contro Pechino e, in particolare, il blocco imposto da Washington contro Huawei Technologies. Il colosso tecnologico cinese oltre al business nelle infrastrutture di rete vanta la seconda posizione nella classifica dei maggiori produttori di smartphone al mondo, alle spalle di Samsung Electronics. E in una significativa porzione dei terminali di Huawei venivano installati proprio i chip di Qualcomm. L'introduzione del blocco contro Huawei ha però impedito a Qualcomm, come a diverse altre aziende Usa, di avere rapporti con la società cinese, togliendo quindi una significativa fetta di entrate al gruppo di San Diego.

Intanto la Cina accelera verso l'indipendenza tecnologica

La miope battaglia combattuta da Trump non ha fatto oltre tutto che accelerare un processo già comunque avviato, ovvero lo smarcamento dell'industria cinese dalla tecnologia occidentale e da quella statunitense in particolare. Lo stesso presidente Xi Jinping ha più volte sottolineato come uno degli obiettivi dell'economia cinese dei prossimi anni sia l'indipendenza dal punto di vista tecnologico. Sono diversi i produttori di chip già attivi in Cina e marchi come Oppo, Vivo, Xiaomi e la stessa Huawei già producono internamente parte dei processori che utilizzano nei loro smartphone. Huawei ha una sua sussidiaria chiamata HiSilicon che nel primo semestre dello scorso anno, proprio grazie a Trump, aveva scalzato Qualcomm dalla leadership nel mercato cinese dei chip. Il successivo intervento contro Taiwan Semiconductor Manufacturing Company (Tsmc), colosso di Taiwan della produzione di chip conto terzi e responsabile della manifattura dei chipset Kirin di Huawei, ha poi aiutato MediaTek a conquistare la vetta. Mentre Qualcomm era costretta a fare da spettatore.

(Raffaele Rovati)