Lunedì 4 ottobre WhatsApp aveva fatto parlare, anche fuori dal mondo della tecnologia, per il lungo periodo di malfunzionamento (insieme a Instagram e Facebook, tutti della stessa “famiglia”), e anche qui su Trend Online ce ne siamo occupati in diversi articoli. 

Ora di WhatsApp si parla per diversi altri motivi, meno clamorosi e più ordinari. Ma avremo anche occasione di tornare su quanto successo la settimana scorsa, fatto che ha suscitato anche diverse considerazioni di ordine etico.

Vediamo queste notizie, trattate da siti specializzati, come Telefonino.net, da canali di portali come il canale tecnologia di Libero.it, ma anche da quotidiani generalisti come Il Messaggero

Alcune novità tecnologiche che “bollono in pentola”, più o meno ufficiali, ma anche la fine della compatibilità con le versioni più vecchie di Android dal 1° novembre, e ancora per una truffa che passa da WhatsApp, come tante altre, ma che coinvolge il Covid-19 e quindi rischia di avere molto “richiamo”. 

Dove WhatsApp esce di scena

Partiamo da quello che non funzionerà più: dal 1° novembre 2021 WhatsApp smetterà di funzionare sui sistemi operativi Android versione 4.04 e precedenti. Motivo: non supportano tutte le funzionalità di WhatsApp.

Probabilmente molti avranno versioni di Android più recenti, dato che iOS 4.04 risale al 2012, quasi dieci anni fa, ma molti altri potrebbero ancora avere un vecchio sistema operativo: è opportuno controllare nelle impostazioni del poprio smartphone e, se del caso, aggiornarlo a una versione più recente. E comunque fare il backup delle conversazioni, almeno quelle utili, per non perderle, sfruttando la funzionalità Backup dello stesso WhatsApp.

Anche per il mondo Apple ci sarà una limitazione: WhatsApp dalla stessa data rimarrà utilizzabile solo con iOS 10 e versioni successive. Naturalmente valgono le stesse raccomandazioni fatte per le versioni su sistema operativo Android.

Nuove funzionalità di WhatsApp

Dopo il passato, vediamo il futuro di WhatsApp, cioè le funzioni in arrivo. C'è una nuova funzionalità che per ora rappresenta solo un'indiscrezione, ricavata dall'analisi fatta da alcuni esperti (in questo caso specifico si tratta dell team di XDA-Developers) sul codice sulla versione beta 2.21.21.6 di WhatsApp.

Da qui sembra di poter ricavare che si stia sviluppando una funzionalità di chat di WhatsApp per gruppi riservati, cioè ad inviti, che viene chiamata “Community” o, in italiano, “Comunità”. 

Nel codice si legge tra l'altro: “Chiunque abbia WhatsApp può seguire questo link per unirsi alla comunità. Condividilo solo con persone di cui ti fidi”. La condivisione, peraltro, potrebbe anche avvenire sotto forma di codice QR.

Anche le comunità, come le comuni chat, potrebbero avere degli amministratori con poteri di controllo, in grado di assegnare il ruolo di moderatore ad alcuni utenti selezionati, di rimuovere dei contenuti dalla conversazione, di inviare messaggi alla comunità.

Per le scarse informazioni che si deducono, le comunità potrebbero essere una “chat room” o un servizio social più specifico della comune chat. Probabilmente se ne saprà di più nelle prossime settimane o mesi.

Più certe le nuove funzionalità di WhatsApp che riguardano i messaggi vocali, e che sono due: una si chiama “Global Voice Player”, e sostanzialmente consente di continuare ad ascoltare un messaggio vocale anche uscendo dalla chat in cui è stato inviato (ma non dall'intera applicazione). Così anche il noto “vocale di dieci minuti”, reso celebre da una canzone di TheGiornalisti, non ci terrà bloccati su una singola conversazione...

L'altra novità sui messaggi vocali di WhatsApp è la possibilità di mettere in pausa una registrazione e riprenderla in un momento successivo, senza inviarla. Attualmente invece, quando si rilascia il tasto di registrazione, il messaggio è concluso e può solo essere inviato al destinatario, e per proseguire il messaggio dobbiamo registrarne un altro.

Questa funzione può rivelarsi comoda se dobbiamo interrompere la registrazione, anche semplicemente per liberarci  le mani, oppure per allontanarci da una zona rumorosa, o aspettare il passaggio di un treno vicino...

Occhio alle bufale

E veniamo all'altra notizia che riguarda WhatsApp, questa volta suo malgrado. Nel senso che si tratta delle ennesime truffe. Ne parla, tra gli altri, Telefonino.net. Una è quella del codice a 6 cifre, che qualcuno potrebbe chiedere di rispedirgli, dato che, a suo dire, ve lo ha inviato per errore. 

Non va fatto, perché in questo modo si autentica l'applicazione per l'interlocutore, consentendogli di rubare dati sensibili, codici di accesso e altre informazioni importanti, come i dati bancari, se disgraziatamente li aveste scritti a qualcuno. Questi dati sulla chat non vanno mai forniti, per sicurezza. Magari pensiamo che non vengano presi dalla chat, ma qualcuno potrebbe rubarli dal backup in cloud....

L'altra truffa, che rischia di ingannare molti perché può fare gola, è quella del green pass ottenibile senza vaccinazione. Ovviamente non è vero, così come è falsa quella dei buoni Ikea o Conad o simili. Se un messaggio è sospetto, bisogna evitare di interagire, aprire link, rispondere. Bisogna eliminare completamente il messaggio e meglio ancora bloccare anche l'utente, e magari denunciare l'accaduto alle autorità competenti. 

In generale, si tratta di non farsi prendere dall' “impulso del clic”; per verificare la credibilità di un messaggio basta cercare le parole chiave nei motori di ricerca perché probabilmente la bufala è già stata individuata e smascherata su siti specializzati in materia, come Bufale.net.

WhatsApp all'inseguimento di Telegram & C.

Chi segue in particolare la tecnologia avrà notato una certa vivacità degli sviluppatori di WhatsApp nell'inventare e sviluppare nuove funzionalità dell'applicazione di messaggistica (oltre a quelle di cui abbiamo parlato qui, recentemente è stata introdotta per esempio la possibilità di riprodurre i messaggi a velocità diverse). 

Questo fermento si può spiegare probabilmente come un tentativo di WhatsApp di recuperare appeal, per cercare di contrastare la concorrenza di altri player del mercato della messaggistica, come Telegram e Signal, che hanno visto arrivare negli ultimi mesi moltissimi utenti, “fuoriusciti” proprio da WhatsApp. I vantaggi dei concorrenti sono in una maggiore flessibilità (si possono creare gruppi fino a 200.000 partecipanti) e nel maggiore spazio dato a disposizione per lo scambio dei file (fino a 2 GB, come la versione gratuita di WeTransfer).

Qualche trucco su WhatsApp

Insieme alla notizia delle nuove funzionalità, quando ci sono o almeno si sospetta che siano in arrivo, su WhatsApp circolano regolarmente dei tutorial con piccoli trucchi, come quello per recuperare i contatti persi o cancellati involontariamente. Lo spiega Kronic.it

Se cancelliamo un contatto dalla rubrica, questo non scompare del tutto, a patto che abbiamo ancora nel telefono una chat alla quale abbia partecipato. In questo caso il numero rimane nella chat an

che se non associato al nome, ma se lo si riconosce basta selezionarlo e memorizzarlo di nuovo. Si possono anche recuperare chat cancellate, se abbiamo fatto il backup, a patto di recuperarle prima dell'aggiornamento successivo della chat. In questo senso, è forse meglio evitare il backup automatico.

Social network e psicologia

Fin qui la tecnologia pura. Il “down” del mondo Facebook di lunedì 4 ottobre è però stato anche occasione di riflessione su quanto i social network (app di messaggistica compresa) condizionino la nostra quotidianità e anche la nostra psicologia. Lo spiegano bene alcuni articoli de Il Sussidiario, a a partire da quello presente a questo link

Dietro lo sviluppo delle app di messaggistica e condivisione social ci sono anche studi psicologici: per esempio, il fatto che ricevere attenzione, sia pure per via digitale, stimola la produzione di dopamina, un neurotrasmettitore che provoca una sensazione piacevole. E quindi stimola l'attesa e il desiderio di ricevere messaggi, chiamate, risposte nelle conversazioni. 

Si tratta della “colonizzazione dell'attenzione” che è un obiettivo dietro lo sviluppo delle funzionalità di Facebook, come aveva spiegato a suo tempo Sean Parker, cofondatore del social blu. 

Mondo digitale e mondo reale

Secondo il filosofo Byung Chul Han, siamo vittime di un regime neoliberale, che non opprime la libertà ma la sfrutta, e presentandosi come libertà non incontra resistenza. I social, insomma, si arricchiscono sfruttando le informazioni che noi liberamente facciamo circolare. In realtà siamo fortemente condizionati dal “bisogno” di connessione e perdiamo il contatto con la vita reale. 

Per di più, la mediazione dello schermo alimenta l'illusione che l'interazione social non abbia conseguenze nella vita reale. In realtà le conseguenze ci sono, e le ha denunciate Frances Haugen, ex manager di Facebook, al Congresso degli Stati Uniti. 

In particolare, desiderio di emulazione per modelli fisici e di successo, depressione e tentativi di suicidio, soprattutto tra le ragazze (questo in particolare riguarda Instagram). Per di più, Facebook non permette di accedere al proprio interno e di sapere cosa fa dei dati che gli forniamo, accusa la Haugen. 

Per cui c'è chi, soprattutto nella società americana, vorrebbe un maggiore controllo da parte degli enti governativi sui giganti del web, per limitare la disinformazione e il rischio di violazione della privacy. E magari anche che l'uso di Internet non fosse per tutti, ma limitato a chi dimostra di farne un uso responsabile e consapevole. 

Anche perché ormai anche la Rete è in mano a poche grandissime aziende, che puntano al proprio profitto. L'epoca della rete come luogo senza centri di potere (e quindi libera) sembra proprio finita.