Ancora pochi giorni per gli utenti WhatsApp per aderire alle nuove condizioni del servizio,  ein particolare il trattamento dei dati e la privacy. La modifica era stata annunciata a gennaio  e aveva fatto molto discutere, ma in realtà per noi italiani, come per tutti gli europei, non cambia molto. Resta il fatto che le condizioni vanno accettate entro il 15 maggio, data spostata di tre mesi rispetto a quella originariamente prevista di febbraio, come ricorda, tra gli altri, Fanpage in questo articolo. Probabilmente a questo punto molti hanno fatto la loro scelta, ma se qualcuno ancora la dovesse fare, ha qualche giorno a disposizione, pena una limitazione dei servizi. Oppure, se ha scelto di passare ad app di terze parti, potrebbe decidere che gli conviene tornare sui propri passi. Vediamo come stanno le cose, e poi faremo qualche considerazione generale.

WhatsApp cambia le condizioni del servizio dal 15 maggio prossimo. Pochi giorni ancora quindi per accettare le nuove regole del social di messaggistica di Facebook o per trovare un'alternativa per chiamate, video chiamate e messaggi al solo costo del piano tariffario dello smartphone (in questo articolo Wired ne illustra 5).
L'annuncio della nuova policy di WhatsApp era stata data a inizio gennaio, come ricorda HD Blog, inizialmente dando un mese di tempo ai numerosissimi utenti per decidere. Come ben spiega questo articolo, la reazione non era stata positiva: si protestava – e lo fece anche il Garante - un'invasione della privacy e un'imposizione. Questo spinse Facebook – proprietaria di WhatsApp – a dare più tempo, appunto e anche a spiegare in modo più diffuso e puntuale le novità previste.

Condivisione con Facebook non più opzionale

La nuova condizione da accettare consiste  nel fatto che la condivisione dei dati raccolti da WhatsApp sul nostro account e le nostre attività con Facebook da facoltativa diventa obbligatoria. Questa possibilità si traduce per le aziende contattate dall'utente finale via WhatsApp di usare i dati raccolti da WhatsApp, trasmessi a Facebook ed elaborati dallo stesso, per inviare sul profilo del social network pubblicità ancora più mirata, sfruttando i dati dei clienti profilati proprio a partire dalle conversazioni su WhatsApp. Questo però, almeno per il momento, non riguarda gli utenti della Regione Europa, e vedremo tra poco il perché.

A livello globale, l'unica buona notizia per l'utente finale potrebbe essere che non saranno i contatti di Whatsapp a essere invasi da inserzioni pubblicitarie, mentre saranno più insistenti e precise le pubblicità su Facebook, che del resto è una piattaforma più votata alla permanenza per tempi lunghi – ci sono molte più informazioni tra cui navigare – e quindi più adatta a piazzare un annuncio che ha maggiore probabilità di essere visto.

Quelli che hanno lasciato WhatsApp

Per Facebook i nuovi termini di utilizzo di WhatsApp sono molto importanti, tanto da averne resa obbligatoria l'accettazione, accettando il rischio di un massiccio abbandono di utenti a favore di piattaforme concorrenti, come Telegram.

Se non si accettano le nuove condizioni, dopo il 15 maggio l'account WhatsApp non viene eliminato, ma avrà una funzionalità limitata. Si potranno leggere chiamate e notifiche, ma non leggere e inviare messaggio dall'applicazione, finché le nuove condizioni non saranno accettate. 

Le alternative esisterebbero: abbiamo già citato Telegram, che, stando a Wikipedia, quando WhatsApp nel 2014 fu acquistata da Facebook vide un'impennata di download: 8 milioni di utenti in più, mentre Line ha annunciato di avere 2 milioni di utenti in più. Altre alternative sono Viber e WeChat. 

Certo, ci sarebbe anche la non facile incombenza di far passare ai servizi di messaggistica alternativi anche tutti i nostri contatti dello smartphone..

In Europa policy indipendente

Noi italiani però siamo “fortunati” perché per i residenti in quella che WhatsApp nella sua pagina sulla privacy chiama Regione Europea, la stessa privacy policy è a parte, gestita da WhatsApp Ireland, e non da WhatsApp LLC. E WhatsApp Ireland segue un accordo con l'Autorità Garante per la protezione dei dati personali a livello europeo. Per noi, quindi, non ci sono modifiche sostanziali al trattamento dei dati. In una pagina sulla privacy sul sito di WhatsApp dedicata proprio alla regione europea si legge: “Attualmente, WhatsApp non condivide le tue informazioni personali con Facebook per migliorare le tue esperienze con i prodotti di Facebook o per fornirti esperienze pubblicitarie più pertinenti su Facebook. Lavoriamo costantemente a nuovi modi per migliorare la tua esperienza con WhatsApp e con gli altri prodotti delle aziende di Facebook che usi. Continueremo ad aggiornarti sulle nuove esperienze che offriamo e sulle nostre prassi di gestione dei dati personali”.

Nessun aggiornamento al buio

Quello che potrebbe lasciare perplessi è quel “attualmente”, che quindi potrebbe cambiare, ma in ogni caso verremmo avvisati di un cambio di condizioni del servizio e ci verrebbe chiesto se accettare o meno. Per poter condividere i nostri messaggi con Facebook allo scopo di inviarci pubblicità mirata, WhatsApp Ireland dovrebbe prima trovare un accordo con l'Unione Europea

Perché allora WhatsApp condivide i nostri dati con le altre aziende di Facebook (Facebook Payments e Facebook Technologies)? Le dichiarazioni, naturalmente, sono sempre molto “amichevoli” e a favore dell'utente finale: combattere lo spam, aumentare la sicurezza, facilitare l'uso dei vari servizi del gruppo, migliorare l'esperienza d'uso. 

Le inoformazioni condivise con Facebook

E quali sono le informazioni condivise? Il numero di telefono (che Facebook usa a scopi statistici), informazioni sul dispositivo, come il codice che lo identifica, la versione del sistema operativo, la versione dell'applicazione, informazioni sulla piattaforma, il prefisso internazionale del numero di cellulare, il codice di rete e flag che permette di tracciare consensi, scelte e controlli).

Quello che cambia sostanzialmente nella nuova informativa sulla privacy non riguarda le conversazioni private con amici e parenti, ma la possibilità di contattare via WhatsApp le aziende che gli utenti stessi hanno trovato su Facebook. 

Problemi falsi e problemi veri

Le condizioni per il trattamento dei dati personali vengono periodicamente aggiornate e in questo caso WhatsApp ha scelto di far coincidere la data dell'aggiornamento a livello mondiale; questo ha creato confusione per quanto riguarda le condizioni d'uso, facendo credere a molti che anche per noi, accettando le nuove condizioni, sarebbe arrivato un supplemento di pubblicità mirata su Facebook. Invece, almeno per ora, non sarà così. 

La domanda invece è un'altra: vista la quantità di falsi messaggi su WhatsApp che spesso sono anche malware, come facciamo a sapere che il messaggio è autentico? Se no altro, perché la veste grafica è completamente diversa: un messaggio di sistema di WhatsApp è ben diverso da un messaggio di chat, come si può vedere nell'immagine qui sotto. 

Niente è davvero gratis

La vicenda rende evidente, una volta di più, che la promessa di Facebook “è gratis e lo sarà sempre” vale solo se per “gratis” intendiamo solo “non pagato con soldi”. Perché in realtà, in cambio dei servizi “gratuiti” sul web, noi accettiamo che tutte le nostre operazioni e interazioni su Internet, e in particolare sui social, vengano usati come fonte di informazioni preziose su di noi, sui nostri gusti e sulle nostre abitudini, e questi dati, ben elaborati, siano venduti alle aziende, che li pagano profumatamente e che poi, in base a questi, possono inviarci pubblicità contestuale sempre più mirata. L'esempio più eclatante è Google, per cui la pubblicità detta appunto “contestuale”, cioè direttamente collegata alle nostre operazioni online, è esattamente il suo modello di business.

Una vicenda che parte da lontano

E siccome l'autorizzazione al trattamento dei dati personali è necessaria praticamente per qualunque servizio online, ecco che il gioco è fatto. Così si spiega anche perché riceviamo offerte commerciali via telefono da sconosciuti e articoli in vendita perfettamente corrispondenti alla nostra ultima ricerca online. 

La questione della pubblicità legata a Whatsapp viene da lontano. L'app nasce nel 2009 a opera di due ex dipendenti di Yahoo, Jan Koum, ucraino, e Brian Acton, statunitense, che avevano cercato di lavorare proprio per Facebook ma non erano stati accettati. Nel 2014, considerata l'utenza dell'app – dichiarata in 400 milioni di utenti attivi al mese, a dicembre 2013, l'azienda fondata da Mark Zuckerberg “ci ripensa” e mette sul piatto 19,3 miliardi di dollari per acquistare WhatsApp. E tra i primi messaggi agli utenti, con l'annuncio dell'acquisizione, c'è proprio la rassicurazione che sul programma di messaggistica istantanea non ci sarebbe stata pubblicità. Anche perché, aggiungiamo, sarebbe diventata praticamente ingestibile..