Strage di Erba, si va verso la revisione del processo: chi sono i testimoni mai ascoltati?

Chi sono i testimoni dells strage di Erba che non sono mai stati ascoltati? Secondo i legali di Rosa e Olindo, sono tre persone.

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Mentre Olindo Romano e Rosa Bazzi continuano a dichiararsi innocenti pur restando in carcere, ci si avvia verso la revisione del processo. Secondo i legali della coppia, ci sono tre testimoni della strage di Erba che non sarebbero mai stati ascoltati.

Strage Erba; chi sono i testimoni che non sono mai stati ascoltati?

A distanza di oltre 15 anni, la strage di Erba potrebbe avere un risvolto diverso. Secondo i legali di Olindo Romano e Rosa Bazzi, ci sono tre testimoni che non sono mai stati ascoltati e potrebbero scagionare i loro assistiti. Ricordiamo che, da tempo, la coppia sostiene di non aver ucciso Raffaella Castagna, sua madre Paola Galli, il piccolo Jousseph e la vicina di casa Valeria Cherubini.

Si apre, quindi, una pista alternativa, legata allo spaccio nordafricano e ad una vendetta nei confronti di Azouz Marzouk, all'epoca marito di Raffaella e padre del piccolo Jousseph. Il primo dei testimoni sarebbe Abdi Kais, connazionale di Azouz e suo compagno di cella, che avrebbe dichiarato:

Azouz mi ha detto, prima che io uscissi di galera, di tenere d’occhio Raffaella e il loro figlio Jousseph. Sembrava molto spaventato e scuro in volto.

Kais avrebbe fatto questa confessione il 19 febbraio 2023, davanti all'avvocato della difesa, Fabio Schembri, e al suo legale. Dal suo racconto emerge che, all'epoca della strage di Erba, c'era una lotta per il dominio sulle piazze di spaccio nell’hinterland di Como. Da un lato c'era la banda di faceva parte Marzouk e dall'altra un gruppo di marocchini. Abdi ha raccontato di una lite avvenuta a 7 chilometri dalla casa di Raffaella Castagna:

Abbiamo avuto una faida con i vicini di condominio, marocchini, per questioni di cocaina. Fhami, socio di Azouz, negò di rifornire i marocchini e allora si presentarono con dei coltelli, puntandoli alla gola di Amer, dicendogli di portarli sopra, nell’appartamento di Merone. A quel punto sono intervenuti i vicini che avevano udito le grida. Si sono presentati per uccidere. (...) A casa di Azouz perché il cancello era sempre aperto: serviva un luogo centrale che collegasse tutte le zone; quindi, era un posto strategico e soprattutto tranquillo. Dopo aver saputo della strage, ho pensato a una rissa perché Fahmi si stava esponendo sempre di più.

Strage di Erba: perché i testimoni non sono stati ascoltati?

Tra i testimoni, oltre a Abdi Kais, ci sono due persone che, all'epoca della strage di Erba, sono stati ascoltati solo in modo sommario: Fabrizio Manzeni e Ben Chemcoum. Entrambi sostengono di aver visto tre persone sospette, di cui almeno due stranieri. Manzeni, che abitava proprio in via Diaz, ha dichiarato:

Mi sono affacciato alla finestra per sbattere la tovaglia e ho notato due persone di sesso maschile, adulte, verosimilmente extracomunitari, in corrispondenza del cancello di casa mia, che stavano discutendo animatamente tra loro. Uno di loro aveva un cellulare con un display luminoso e grande e gesticolava con una terza persona che non ho visto.

Chemcoum, che non conosce Manzeni, ha rilasciato dichiarazioni simili, sostenendo di "aver visto due stranieri provenire da via Diaz verso piazza Mercato". Ben, nel 2006, aveva dichiarato ai Carabinieri "di aver incrociato un uomo molto robusto, con il cappotto chiuso e le mani in tasca, con un berretto scuro l’11 dicembre". Inoltre, al legale di Rosa e Olindo ha svelato un altro dettaglio: "Un furgone bianco parcheggiato, dal quale proveniva una voce che in lingua tunisina diceva 'aia fisa', che significa 'vieni subito' e quella persona che aveva incrociato si è affrettata, quasi correndo. Quindi ho visto il furgone allontanarsi velocemente".

I legali dei coniugi accusati di aver commesso la strage di Erba sostengono che sia Manzeni che Chemcoum non sono mai stati ascoltati come testimoni durante il processo. Inoltre, in merito alla deposizione di Fabrizio ha fatto notare che "il verbale è stato trasmesso in Procura solo dopo la confessione di Olindo e Rosa, nonostante il pm avesse chiesto alla polizia giudiziaria l’assoluta priorità nella trasmissione degli atti d’indagine".