Elezioni europee, alla vigilia di una decisione

Grazie a tutti, con i vostri commenti a margine del video da me pubblicato ieri, commenti in larghissima parte positivi.

Grazie a tutti, con i vostri commenti a margine del video da me pubblicato ieri, commenti in larghissima parte positivi, devo ammetterlo, mi avete commosso.

Ovviamente occorre presentare documentazioni varie e giustamente mi hanno dato tempo al massimo fino a domani per prendere una decisione definitiva su una mia eventuale candidatura per le prossime elezioni europee.

Ritengo che la notte, come spesso avviene, porterà consiglio e quindi domani vi farò sapere la mia decisione definitiva.

In questo video, tuttavia vorrei chiarire alcuni aspetti. Li cito un po’ alla rinfusa, così come mi vengono.

Qualcuno fra i commenti ha scritto “prima ci vuole un partito, e poi …” ecco teoricamente avrebbe ragione, ma non in questo caso. Anzi in questo caso vale proprio l’opposto. Ora cerco di spiegarmi.

Personalmente non avrei MAI e “mai” scritto a caratteri cubitali, non avrei mai accettato di entrare in un partito già esistente perché chi più e chi meno si sono assoggettati tutti alla schiavitù dell’Unione europea.

Ora perché io, a suo tempo, dopo tante titubanze, avevo aderito ad Italexit, il partito fondato da Gianluigi Paragone? Semplicemente per il nome.

Perché dopo le delusioni di chi si dichiarava per l’uscita dall’Unione europea (lo dico solo adesso per non ripeterlo più volte: l’uscita dall’Unione europea comporta anche l’uscita dall’euro perché non si può aderire all’euro senza prima aver aderito all’Unione europea, quindi se si esce dall’Unione europea automaticamente si esce anche dall’euro, chiusa la parentesi).

Dicevo, dopo le delusioni di chi si dichiarava per l’uscita dall’Unione europea per poi invece adeguarsi, vedi Borghi Bagnai, Movimento 5 Stelle ed in tempi più recenti anche Fratelli d’Italia, la sola garanzia di non poter tradire mai era mettere nel nome del partito il primo (e per me anche l’unico) ed imprescindibile punto del programma politico, insomma chi si chiama Italexit in un domani non potrà mai dichiararsi a favore dell’Unione europea.

Lo ripeto per l’ennesima volta, io vedevo Italexit non come un partito tradizionale, ma come un partito di scopo, ossia un partito che fosse nato con un unico obiettivo (l’uscita appunto del nostro Paese dall’Unione europea), raggiunto il quale non avrebbe avuto più senso la sua esistenza e si sarebbe sciolto. Insomma un clone dello Ukip di Farage.

A mio avviso, quindi, il nome non è importante … E’ FONDAMENTALE ed anche questo scritto a caratteri cubitali.

Purtroppo sapete che la delusione alle ultime elezioni nazionali ha creato un mezzo terremoto all’interno del partito Italexit, io sono rimasto fuori dalle polemiche, non ero candidato per quelle elezioni, anche se naturalmente avevo fatto campagna elettorale invitando tutti a votare per Italexit, quindi comunque anche per me l’esito è stato deludente, tuttavia, non avevo incarichi all’interno del partito e quindi sono rimasto fuori dalle polemiche che ne sono conseguite.

Naturalmente quell’esperienza mi aveva permesso di conoscere alcune persone che ho stimato e continuo a stimare, e so che la mia stima viene ricambiata.

Quindi io mai potrei presentarmi candidato per un partito tradizionale semplicemente per due motivi.

Il primo è che fra i partiti tradizionali nessuno è deliberatamente ed incontrovertibilmente favorevole all’uscita del nostro Paese dall’Unione europea.

E questo ovviamente sarebbe già un motivo sufficiente.

Ma secondariamente perché in un partito tradizionale c’è un capogruppo che prende le decisioni, decisioni alle quali, tutti gli altri parlamentari, per disciplina di partito, devono adeguarsi.

Ebbene io non potrei mai accettare una cosa simile, se entrassi in un Parlamento i miei interventi in aula sarebbero solo ed esclusivamente frutto della mia mente, e mai e poi mai avrebbero dovuto essere approvati in via preventiva da chicchessia.

Quindi insomma non potrei mai essere in lista per un partito tradizionale.

Ma non basta, per quanto ho appena detto, io potrei essere candidato soltanto in una lista nel cui simbolo venga riportata in maniera chiara, ed a caratteri cubitali, la scritta ITALEXIT.

A questo punto, però, va anche chiarito che so perfettamente come l’establishment abbia creato non uno, bensì due sbarramenti, due vincoli praticamente insuperabili che impediscono ai movimenti che nascono dalle persone normali, movimenti spontanei, prima proprio di partecipare alle elezioni.

E naturalmente mi sto riferendo in questo caso alla necessaria raccolta di firme in un numero esorbitante.

E poi, se per caso riesci a superare il primo sbarramento, quello appunto che ti permette di presentarti alle elezioni si va incontro al secondo sbarramento ancor più difficile da superare, che è quello di avere rappresentanti in Parlamento.

Ed in questo caso, ovviamente mi riferisco al raggiungimento del 4% dei consensi per le elezioni europee, una percentuale di voti che, se non viene raggiunta, non ti permette di eleggere alcun rappresentante in Parlamento.

Il primo sbarramento, quello della raccolta delle firme può essere aggirato creando coalizioni con altre formazioni politiche che non è detto abbiamo esattamente il tuo stesso programma, ma è ovvio anche perché se avessero lo stesso programma si formerebbe un unico partito.

Lo sbarramento del 4%, ce ne siamo resi conto con le elezioni politiche, sarà quasi impossibile da raggiungere, ma qui entra in gioco la metafora che ho raccontati nel video di ieri, ossia sappiamo tutti che vincere alla lotteria è un evento quasi impossibile, ma se non si compra nemmeno il biglietto diventa davvero impossibile.

La coalizione, se da un lato ha dei limiti, dall’altro può avere dei pregi. Proprio perché non si è legati a logiche di partito.

E’ quello che io ho detto ieri, queste elezioni europee sono elezioni “personali”, ossia si può esprimere la preferenza scrivendo espressamente il nome del candidato preferito.

Questo è un aspetto veramente importante a mio modo di vedere, ossia bypassare la logica di partito, che tuttavia deve avere nel proprio simbolo un’identità ben precisa, senza però fermarsi alla stucchevole polemica del “tu con chi ti presenti”?

Lo ribadisco ora e mi immagino per quante volte sarò costretto a ribadirlo in futuro, io mi presento con Giancarlo Marcotti.

Se avete delle critiche da fare a quanto sostiene Giancarlo Marcotti non solo ne avete il diritto, ma il dovere di farne, non criticatemi però per cose che possono dire o aver detto in passato altri candidati.

Lo so che la mia posizione non è certo “politica” tra virgolette, ma io l’ho già espressa chiaramente a chi mi chiede con insistenza di candidarmi e la ribadirò ancora domani prima di prendere una decisione definitiva, anche se ho già avuto ampie rassicurazioni in tal senso.

Ecco per oggi mi fermo qui e vi do appuntamento per domani, giorno nel quale dovrò necessariamente prendere una decisione definitiva.

Giancarlo Marcotti
Giancarlo Marcotti
Giancarlo Marcotti è laureato in Scienze Statistiche ed Economiche all’Università di Padova. Nella sua attività professionale ha collaborato con importanti Istituti Finanziari, ricoprendo diversi ruoli. Giancarlo Marcotti è Direttore Responsabile di Finanza In Chiaro, oltre che curatore della rubrica I Mercati e redattore della sezione portafoglio nella quale, giornalmente, riporterà le scelte di investimento effettuate. Giancarlo Marcotti cura la trasmissione Mondo e Finanza su Youtube di Money.it.
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