Famiglie italiane: risparmi in calo

La notizia è ormai di alcuni mesi fa, ma ho voluto attendere un altro dato importante per avere una visione completa e quindi più precisa.

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La notizia è ormai di alcuni mesi fa, ma ho voluto attendere un altro dato importante per avere una visione completa e quindi più precisa.

Ricorderete certamente che un paio di mesi fa ha avuto una certa rilevanza il rapporto pubblicato dal Centro studi di Unimpresa secondo il quale nei primi sei mesi dell’anno in corso l’ammontare dei conti correnti degli italiani si è ridotto di 121 miliardi.

Dato però che nello stesso periodo di tempo i depositi ed i pronti contro termine, che vengono considerati liquidità sono aumentati di 50 miliardi possiamo dire che i risparmi liquidi degli italiani nei primi sei mesi dell’anno sono diminuiti di 71 miliardi.

A dicembre del 2022 gli italiani detenevano attività liquide per complessivi 2065 miliardi, attività liquide che, ripeto, sono costituite dai saldi di conto corrente, dei depositi a risparmio e dei Pronti contro termine, alla fine di giugno di quest’anno sono scese, per la prima volta negli ultimi tre anni, sotto la soglia dei 2.000 miliardi, a 1994 miliardi di euro.

Dei 71 miliardi persi, una ventina sono attribuibili alle imprese ed una cinquantina alle famiglie.

Come sono composte queste attività liquide degli italiani? Ossia questi 1.994 miliardi di euro?

Ebbene il 67% ossia due terzi, sono sui conti correnti,  nei depositi con durata prestabilita l'11,5%, nei depositi rimborsabili con preavviso il 15,8%, mentre in pronti contro termine il 5,66%.

E’ anche abbastanza semplice giustificare la riduzione delle riserve in capo agli italiani con l’aumento dei prezzi, va poi ribadito che in questi ultimi sei mesi parte dei depositi sui conti correnti sono stati dirottati verso strumenti sempre del mercato monetario, ma che offrono un certo grado di remunerazione.

Naturalmente ciò è dovuto al fatto che la remunerazione sui conti correnti è rimasta pressoché vicina a zero e gli italiani quindi hanno cercato una seppur parziale remunerazione dei propri risparmi in strumenti comunque a bassissimo rischio che andassero a limitare l’inflazione.

Un altro segnale della situazione di difficoltà lo si riscontra dal dato dei prestiti che invece sono aumentati.

I finanziamenti concessi come credito al consumo sono arrivati a quasi 154 miliardi, nel 2016 ammontavano a 107 miliardi. Un aumento in sette anni del 44%, insomma un aumento non indifferente, e soprattutto dobbiamo valutare il rapporto con il reddito disponibile, e tale rapporto risulta abbastanza preoccupante.

Ma torniamo ai risparmi in capo agli italiani perché finora abbiamo esaminato solo una parte, abbiamo parlato solo delle attività liquide.

Per capire se sono davvero diminuiti i risparmi degli italiani dobbiamo ovviamente constatare come sono variate le attività non liquide, ossia gli investimenti finanziari che per la maggior parte indirizzate verso il cosiddetto risparmio gestito.

In questo caso abbiamo i dati aggiornati al terzo trimestre dell’anno, ossia al trenta settembre.

Ma anche qui troviamo un segno meno, dall’inizio dell’anno infatti a prevalere sono stati i riscatti, un bilancio in rosso di 34 miliardi di euro.

Quasi tutte le società del risparmio gestito hanno visto prevalere i riscatti, limitando anche solo l’analisi al terzo trimestre da segnalare in particolare i cali di Intesa San Paolo -9 miliardi, Amundi -2,3 miliardi, Generali -900 milioni ed Anima -800 milioni.

In controtendenza Poste +600 milioni e Banca Mediolanum +500 milioni.

Ma a parte questi dati, occorre invece chiedersi dove siano andati a finire i 34 miliardi che sono stati riscattati dal risparmio gestito, sappiamo, per quanto detto in precedenza, che non sono andati a finire sui conti correnti.

In questo caso abbiamo un dato che combacia pienamente, quindi viene spontaneo metterlo in relazione al calo subito dal risparmio gestito.

Ricorderete infatti che il nostro Tesoro ha effettuato due emissioni di Btp “particolari” i cosiddetti Btp Valore che erano riservati alle famiglie, insomma non potevano essere sottoscritti da investitori istituzionali.

Ebbene nelle due emissioni sono stati collocati Btp Valore per un totale di 34 miliardi di euro, quindi insomma possiamo senza dubbio mettere in relazione il calo subito dal risparmio gestito con l’aumento dei titoli dello Stato.

Quindi, insomma semplificando un po’, possiamo dire che gli investimenti finanziari, quelli che possiamo dire “attività non liquide”, non sono variate, c’è stato semplicemente un trasferimento interno, dal risparmio gestito ai titoli dello Stato, rimane tuttavia il calo delle attività liquide.

E visto l’aumento dei prezzi è anche palese ritenere che gli italiani per mantenere il loro tenore di vita abbiano dovuto far ricorso ai propri risparmi.

Insomma non si può che evidenziare come l’inflazione sia implacabile, sia proprio come una tassa che colpisce tutti.