Il grande scandalo delle auto elettriche

Presumo che molti di voi ricordino lo scandalo che riguardò in particolare la Volkswagen, uno scandalo passato alla storia come dieselgate.

Presumo che molti di voi ricordino lo scandalo che riguardò in particolare la Volkswagen, uno scandalo passato alla storia come dieselgate, sono passati meno di dieci anni, tuttavia ricordo brevemente cosa accadde.

La Volkswagen sulle automobili TDI ossia turbodiesel, aveva installato un software che rilevava quando i motori erano in modalità test e quindi regolava le prestazioni in modo da rispettare i dati sulle emissioni.

Di fatto quindi quando le automobili venivano testate dai regolatori trasmettevano dati fasulli, dati che rispettavano i limiti di emissioni, nella realtà, invece, ossia durante l’uso normale, fuori dai test di laboratorio, producevano emissioni di ossido di azoto fino a 40 volte superiori rispetto ai valore registrati nei test.

I regolatori si accorsero dell’imbroglio messa in atto dalla casa automobilistica tedesca, che tuttavia non era la sola ad agire in maniera truffaldina.

Alla fine prima Volkswagen e Bmw furono multate, poco più di 500 milioni di euro per Volkswagen e 373 per Bwm, successivamente fu multata anche Fiat Chrysler Stati Uniti per circa 300 milioni di dollari.

Ebbene oggi potrebbe scoppiare un altro scandalo che stavolta dovrebbe forse coinvolgere tutte le case automobilistiche, o perlomeno tutte la case automobilistiche che producono auto elettriche.

In che cosa consisterebbe questo scandalo?

Semplice nell’aver dichiarato dati sull’autonomia delle autovetture elettriche assolutamente gonfiati e non veritieri.

Lo scandalo sarebbe stato scoperto da una rivista specializzata del settore, la britannica What Car, insomma avete capito, l’equivalente inglese della nostra Quattroruote.

What car ha unicamente fatto la cosa più semplice, ha testato alcuni tipi di auto elettriche ovviamente di marchi diversi, fra l’altro anche auto di fascia alta, insomma abbastanza costose.

Ha messo queste auto su una pista di prova nel Bedfordshire e le ha guidate fino a che non si sono fermate per l’esaurimento della carica.

Volete sapere i risultati?

Allora: una Lexus UX 300e (autonomia ufficiale 439 chilometri) ha percorso appena 274 chilometri prima di rallentare fino a fermarsi, il 37,6% in meno di quanto pubblicizzato. 

Una Volkswagen ID7 Pro (autonomia ufficiale 617 chilometri) ne ha percorsi 409 (il 33,7% in meno) e una Volvo XC40 Recharge (autonomia ufficiale 533 chilometri) non è andata oltre i 405 chilometri (il 24% in meno del dichiarato).

Stiamo parlando di autovetture che non costano meno di 50.000 euro. 

Chiaramente, con ogni probabilità, tutte le case automobilistiche gonfiano l’autonomia delle loro auto elettriche, e sarebbe quindi corretto indagarle per truffa.

Coloro che hanno acquistato simili autovetture potrebbero infatti fare un’azione collettiva per ottenere un risarcimento.

Potrebbero, con una certa probabilità di successo, ottenere un risarcimento sul costo sostenuto per l’acquisto, un risarcimento proporzionale all’aumento di autonomia dichiarato dalla casa costruttrice, quindi mediamente il 30%.

Immaginiamoci poi quali risultati avremmo avuto se la prova fosse stata effettuata in una giornata con temperature particolarmente basse, ricordiamo infatti che sono ovviamente le stesse case automobilistiche ad avvertire che l’autonomia della carica scende in maniera molto significativa con l’abbassarsi della temperatura atmosferica.

Naturalmente siamo solo all’inizio di un possibile scandalo, ma se davvero si identificasse una colpa da parte delle case costruttrici questo potrebbe anche rivelarsi un colpo letale per la mobilità elettrica.

L’auto elettrica sta già subendo infatti una crisi conclamata, ormai è evidente che al massimo possono essere utilizzate per brevi tragitti, insomma delle utilitarie locali, niente di più.

Le problematiche per la loro ricarica di fatto sono insormontabili e non superabili anche in futuro, ebbene un’affermazione così drastica non è mia, ma pensate … del capo della Toyota, che ha detto: “i governi occidentali hanno cercato di spingere per una transizione completa ai veicoli elettrici ignorando il fatto che molte parti del mondo non dispongono di reti elettriche efficaci, se tappezzassimo un qualsiasi Paese di caricabatterie rapidi, la rete esploderebbe”.

Ed allora al massimo possiamo spingerci alla mobilità ibrida ossia possiamo pensare di evitare gli sprechi cercando di sfruttare il motore tradizionale per caricare un motore elettrico.

Ma come sappiamo l’Unione europea intende rendere fuorilegge anche la mobilità ibrida, ed agendo in questo modo di fatto costringe le case automobilistiche a produrre delle automobili che pochi di noi vorranno mai acquistare. 

Giancarlo Marcotti
Giancarlo Marcotti
Giancarlo Marcotti è laureato in Scienze Statistiche ed Economiche all’Università di Padova. Nella sua attività professionale ha collaborato con importanti Istituti Finanziari, ricoprendo diversi ruoli. Giancarlo Marcotti è Direttore Responsabile di Finanza In Chiaro, oltre che curatore della rubrica I Mercati e redattore della sezione portafoglio nella quale, giornalmente, riporterà le scelte di investimento effettuate. Giancarlo Marcotti cura la trasmissione Mondo e Finanza su Youtube di Money.it.
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