Crollo della fertilità entro il 2100: perché l’Italia si gioca il ricambio generazionale

Il crollo della fertilità entro il 2100 colpirà i Paesi più sviluppati, tra cui l’Italia. Che così mette a rischio il proprio ricambio generazionale.

Sempre meno figli ma non solo: il crollo della fertilità entro il 2100 colpirà prevalentemente i Paesi più sviluppati, tra cui l’Italia.

In pratica, si verrà a creare un mondo demograficamente diviso e lo spartiacque sarà determinato dalla ricchezza e dal maggiore sviluppo.

Che cos’è l’indice di fertilità

Nello specifico si chiama tasso di fecondità totale (TFT) e sta a indicare il numero medio di figli per donna in un determinato Paese.

Nulla a che vedere quindi con la fertilità del singolo. Anche soggetti perfettamente sani e in grado di procreare decidono di non voler mettere al mondo dei figli (per tanti e svariati motivi), causando un abbassamento del tasso di fecondità totale.

Quest’ultimo si calcola sommando i quozienti specifici di fecondità calcolati, dividendo poi tale valore per per ogni età feconda (14-50 anni), così da calcolare il numero di nati vivi medio annuo della popolazione femminile.

Crollo della fertilità entro il 2100: ecco il perché

Il riferimento è ai dati pubblicati sulla rivista The Lancet, dal programma di ricerca Grb (Global Burden of Disease, Injuries, and Risk Factors).

Lo studio è guidato dall’Hme, l’Institute for Health Metrics and Evaluation dell’Università di Washington.

Ciò che è emerso dalla studio è che il tasso di fertilità, nel corso degli ultimi 70 anni, è diminuito in maniera netta, passando da una media di ben 5 figli per donna (erano gli anni Cinquanta) a 2,2 figli nel 2021.

Le previsioni non sono rosee perché entro il 2050, addirittura oltre i 3/4 del mondo avrà un tasso di fertilità inferiore a 2,1 figli per ogni donna.

Che cosa indica l’indice di fertilità inferiore a 2,1

Altrimenti detto, un indice di fertilità inferiore a 2,1 da qui a qualche decennio significa che viene a mancare il ricambio generazionale. L’Italia è già a 1,3 mentre in Africa ogni donna ha in media 5 figli.

Entro il 2100, ben il 97% dei Paesi del mondo verrà diminuire la propria popolazione.

L’Italia ovviamente non fa eccezione e già i dati attuali mettono in evidenza come il trend sia esattamente questo.

Infatti, il nostro tasso di fertilità è sceso da 2,45 figli per donna del 1950 a 1,63 del 1980, all’1,21 del 2021.

Ma la discesa non si arresta, dal momento che il tasso di fertilità nel nostro Paese è previsto in declino fino a raggiungere il valore di 1,18 nel 2050 e di 1,09 nel 2100.

A livello globale, i Paesi più ricchi saranno sempre meno popolati mentre ben un bambino su due nascerà nell’Africa subsahariana.

Tutto questo con conseguenze “immense”, come gli stessi ricercatori le definiscono.

Infatti, il mondo risulterà demograficamente diviso. Ed è chiaro che i governi dovranno di concerto trovare delle soluzioni per mitigare i fenomeni che deriveranno da questa “spaccatura” tra Paesi sempre più anziani ed altri con una massiccia presenza di bambini.

Nei Paesi più ricchi e sviluppati, si assisterà a un baby bust (il cosiddetto disastro delle nascite), che ha tra le prime e immediate conseguenze l’innalzamento dei costi della sanità per assistere le persone anziane e il calo della forza lavoro.

Nei Paesi invece più sottosviluppati e poveri, si assisterà invece a un vero e proprio baby boom, proprio nelle zone della Terra più instabili, da un punto di vista politico ed economico, tra l’altro climaticamente sottoposti a stress termico e con sistemi sanitari poco efficienti, per usare un eufemismo.

Motivi per cui si renderà necessaria e urgente una riorganizzazione della società. Il primo passo potrebbe essere quello di attuare una politica d’immigrazione etica ed efficace, in modo da bilanciare lo squilibrio.

Nei Paesi con tasso di fertilità ai minimi storici bisogna che però si mettano in atto anche politiche di sostegno ai genitori e alla famiglia.

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Nelle zone africane a più elevata densità di nascite invece urgono sforzi per ridurre gli effetti del cambiamento climatico ma non solo.

Ecco dove trasferirsi per avere aria pulita.

Risulta evidente come sia indispensabile potenziare le infrastrutture sanitarie, proprio per cercare di ridurre l’alta mortalità infantile che affligge certe popolazioni.

Nel contempo, è importante cercare di eliminare la povertà di quelle regioni ma non dimenticando la tutela dei diritti delle donne, da un punto di vista demografico, ma anche di istruzione e di pianificazione a livello familiare.

Natalia Piemontese
Natalia Piemontese
Consulente lavoro online e professioni digitali, classe 1977. Sono Natalia, Piemontese di cognome, pugliese di nascita e calabrese d'adozione. Laureata in Scienze Politiche presso l'Università degli Studi di Bari, ho conseguito un Master in Selezione e Gestione delle risorse umane. Mamma bis, scrivo sul web dal 2008. Sono specializzata in tematiche del lavoro, business nel digitale e finanza personale. Responsabile del blog #mammachebrand, ho scritto un e-book "Mamme Online, come gestire casa, lavoro e figli".
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