Economia Germania: la crisi si propaga

Ho già trattato l’argomento, ma visto che la situazione anziché normalizzarsi si sta inasprendo, le eventuali conseguenze si fanno sempre più gravi.

Ho già trattato l’argomento, ma visto che la situazione anziché normalizzarsi si sta inasprendo, le eventuali conseguenze si fanno sempre più gravi, e quindi ritengo utile tornare a parlarne.

Mi riferisco al totale squilibrio fra le notizie che compaiono sulla stampa e i listini di Borsa.

Faccio solo alcuni esempi.

Germania in recessione nel 2023. Annata nera per l’industria **e l’indice di Borsa tedesco, il Dax, ogni giorno ritocca all’insù il proprio massimo storico. Massimo storico capite? Cioè, mai la Borsa tedesca aveva registrato capitalizzazioni così elevate. Come se l’economia tedesca non fosse mai stata così florida.

E non si può neppure giustificare questo squilibrio in altre maniere, come dice il titolo dell’articolo pubblicato meno di un mese fa, infatti, la recessione economica sarebbe stata indotta principalmente dall’annata nera del comparto industriale, che ha fatto segnare un ribasso del 2%, e noi tutti sappiamo che è proprio il comparto industriale quello maggiormente rappresentato nell’indice di Borsa di Francoforte.

E’ evidente che questi squilibri non portano mai a qualcosa di buono.

Lo scorso anno, sappiamo tutti che è risultato un anno particolarmente positivo per il settore bancario, gli Istituti di credito hanno avuto utili davvero record.

Direi bene per l’indice italiano, nel quale, come sappiamo, il settore bancario è di gran lunga il più rappresentato, ma non è così in Germania, anzi.

Oltre all’industria un segno meno direi “importante” lo ha fatto segnare il comparto immobiliare, la cui crisi, scoppiata prima in Cina e successivamente negli Stati Uniti, ora sta contaminando anche l’Europa.

Bloomberg non ha dubbi e pubblica un articolo dal titolo inequivocabile: “Il contagio del mercato immobiliare commerciale Usa si sta spostando in Europa”.

Ed il Financial Times non è da meno, sentite come titola “Le perdite delle banche riaccendono i timori sul mercato immobiliare commerciale Usa”.

Ovviamente si riferisce alle banche che sono specializzate in operazioni di carattere immobiliare, è già allarme rosso per la Banca tedesca Deutsche Pfandbriefbank che ha visto letteralmente precipitare i suoi bond sui timori per la propria esposizione nei confronti del settore immobiliare commerciale Usa.

Sapete infatti che negli Stati Uniti ad essere entrati in profonda crisi è proprio il settore immobiliare commerciale.

La Banca tedesca è corsa ai ripari aumentando enormemente gli accantonamenti, non ha infatti usato termini edulcorati, definendo quella che sta arrivando come … uso le precise parole: “La più grande crisi immobiliare dalla crisi finanziaria del 2007/2008”.

Va sottolineato che a correre ai ripari sono un po’ tutte le Banche tedesche, il colosso Deutsche Bank, solo per fare un esempio ha quadruplicato gli accantonamenti rispetto allo scorso anno, temendo appunto che possa scoppiare una crisi immobiliare.

Perlomeno le preoccupazioni per l’economia tedesca si fermano qui? Nient’affatto!

Il Governo tedesco, non aveva potuto nascondere i dati negativi del 2023, che magari sono anche edulcorati, comunque Scholz, sempre più impopolare, aveva cercato di rassicurare la popolazione dicendo che, archiviato il 2023 la ripresa si sarebbe già vista immediatamente, nei primi mesi del 2024, ed ecco la puntuale smentita.

E’ di ieri la notizia, sentite: “Germania: crolla a sorpresa la produzione industriale, stagnazione in vista”.

La produzione dell’industria, dell’edilizia e dell’energia è calata lo scorso dicembre, dell’1,6%. Figuratevi che le previsioni erano per un calo dello 0,4%, insomma difficile far peggio.

Ma naturalmente va ricordato che a far scalpore è l’entità della discesa, per il resto si tratta del sesto calo negli ultimi sette mesi, quindi la crisi ormai sta proseguendo da tempo, il calo della produzione non è una sorpresa.

Analizzando i settori a far segnare il maggiore ribasso è il comparto chimico, un comparto di eccellenza per la Germania.

Ma anche questo non deve stupire, è noto che la chimica è un comparto energivoro, e nessun Paese europeo, come la Germania ha sofferto per aver tagliato i ponti con chi forniva energia a basso prezzo, la Russia (ed anche per essersi vista tagliare il Nord Stream 1, ma in quel caso la Russia non c’entra)

Come vi dicevo, però, la Borsa va in tutt’altra direzione.

L’ho già ribadito più volte, non solo ovviamente tutto ciò non è normale, ma deve suonare come un campanello d’allarme.

In questo momento le aziende non investono, ed allora la liquidità che le Banche Centrali continuano a produrre, finisce sui mercati finanziari.

In particolare negli Stati Uniti, con l’indice di riferimento, lo S&P500 che è arrivato a toccare la stratosferica quota dei 5.000 punti, ed il Nasdaq si avvicina addirittura a quota 16.000 punti.

Sono numeri siderali, chissà dove vogliono far arrivare questi indici di Borsa.

Giancarlo Marcotti
Giancarlo Marcotti
Giancarlo Marcotti è laureato in Scienze Statistiche ed Economiche all’Università di Padova. Nella sua attività professionale ha collaborato con importanti Istituti Finanziari, ricoprendo diversi ruoli. Giancarlo Marcotti è Direttore Responsabile di Finanza In Chiaro, oltre che curatore della rubrica I Mercati e redattore della sezione portafoglio nella quale, giornalmente, riporterà le scelte di investimento effettuate. Giancarlo Marcotti cura la trasmissione Mondo e Finanza su Youtube di Money.it.
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