Un bonus per fare shopping. Un bonus per rilanciare i consumi. Un bonus da recuperare dalle tasse attraverso la detrazione fiscale. Un’idea che forse è qualcosa di più di una semplice idea, per dare un aiuto, piccolo ma importante, come ogni aiuto realizzabile in questo periodo, per far riprendere l’economia dall’emergenza coronavirus.

Perché al momento si sa, la fiducia dei consumatori è ai minimi (seppur in lievissima ripresa). E questo significa che chi ha i soldi non spende. Chi non li ha, men che meno. E allora shopping fermo uguale economia ferma, equazione che conduce alla deflazione, e quindi i prezzi che scendono senza che ci sia nessuno, tuttavia, disposto ad acquistare. Un meccanismo che il più delle volte porta alla cassa integrazione, ai licenziamenti e, infine, alla chiusura delle attività. 

Bonus shopping a sostegno dei negozi sempre più a rischio chiusura

Da qui nasce l’idea del bonus shopping, o bonus consumi che dir si voglia. Un nome vero e proprio non c’è ancora, perché al momento si tratta solo di un progetto lanciato ufficialmente dall’Associazione Nazionale per l’Industria e il Terziario, sigla: Anpit. Una realtà associativa che dà voce a oltre trentamila tra aziende e piccole imprese. Il calo registrato per queste attività, per il momento, è pari ad almeno il 25%, con sempre più negozi e catene di negozi più o meno noti costretti, dopo il Covid, a chiudere definitivamente e ad abbassare di conseguenza la serrande.

Perché l’affitto costa troppo (anche se ci sono dei modi legali per sospenderlo o smettere di pagarlo). Perché luce, gas e spese vive hanno dovuto continuare a pagarle e non ci sono più risorse per ripartire, se non i soldi presi in prestito garantiti dallo Stato che però, prima o poi, bisogna restituirli. E per un tessuto imprenditoriale già così abbondantemente indebitato, ulteriori debiti, è evidente, non sono stati presi in considerazione. 

Scaricare con le tasse tutti gli acquisti al dettaglio: come funziona il bonus shopping

E così, l’idea di scaricare, per i consumatori, tutte le voci di spesa al dettaglio, e quindi, per intenderci, poter scaricare anche solo gli acquisti di vestiti, o scarpe, attraverso il bonus shopping, potrebbe andare ad affiancare le spese per i generi alimentari. Insomma, un bonus da detrarre fino a esaurimento attraverso la detrazione fiscale, recuperando quanto utilizzato nei pagamenti con le tasse.

Il meccanismo è abbastanza semplice: se la legge permette al consumatore di recuperare quantomeno una parte di quello che potrà spendere ai supermercati e nei negozi al dettaglio, il consumatore sarà decisamente più propenso a fare acquisti. 

Bonus shopping, quanti soldi sono e quanto tempo abbiamo per spenderli

Non è di facile attuazione, questo è evidente. Ma le potenzialità, secondo l'Associazione nazionale per l’industria ed il terziario, ci sono tutte. La propensione allo shopping è nel Dna degli italiani. Che, specie in questa stagione estiva, dovranno cavarsela da soli, nel senso che saranno pochi i turisti provenienti dall’estero a trascorrere un periodo di vacanza in Italia, periodo in cui lo shopping è sicuramente all’ordine del giorno per chi proviene da un altro paese.

Ovviamente però occorre rimanere dentro la copertura economica. Per farlo, questa è la proposta di Anpit sul valore del bonus shopping, occorre fissare un tetto massimo alla spesa detraibile, ed è stato individuato a quota 5 mila euro. Detrazione da applicare a tutte le spese da giugno 2020 fino a dicembre. Dunque, almeno sette mesi anche se essendo ormai giugno quasi al termine, più ragionevolmente potrebbe applicarsi da luglio, salvo considerare spese retroattive o anche eventuali proroghe. 

Vietati gli acquisti online, bonus shopping da spendere solo "in negozio"

Dunque, la proposta di Anpit è sostanzialmente questa: cinquemila euro di bonus shopping da adoperare per le spese alimentari e al dettaglio fino al 31 dicembre 2020 e da recuperare attraverso detrazioni fiscali. 

Ovviamente gli acquisti, questa è l’intenzione di Anpit, vanno concentrati esclusivamente in negozi fisici: niente transazioni o operazioni online. L’idea è di riavvicinare il consumatore al piccolo commerciante, e adesso che siamo finalmente arrivati in piena fase 3 dell’emergenza, con le misure restrittive in gran parte allentate, occorre un’ulteriore spinta per avvicinare anche fisicamente consumatore e commerciante.

Bonus shopping, meccanismo simile al bonus edilizio 

Queste le parole del presidente dell’Associazione nazionale per l’industria ed il terziario, Federico Iadicicco:

“Questo provvedimento potrebbe contribuire a dare una spinta immediata ai consumi, che, nonostante la riapertura e la fine del lockdown, stentano come non mai a tornare sui numeri del pre pandemia, quando il coronavirus era ancora qualcosa di sconosciuto. D’altra parte, più consumi, per l’Erario, significa anche maggior gettito fiscale. E questo servirebbe quantomeno in parte a tamponare la spesa per concedere il bonus. un meccanismo che ricalca, in buona sostanza, quello delle detrazioni in edilizia. Perché non applicare lo stesso principio al commercio?"