Sai cosa succede allo smartphone dopo 2 anni dall’acquisto? In pochi ne sono a conoscenza

In alcuni casi, uno smartphone può subire dei gravi difetti dopo due anni dall'acquisto: scopriamo di cosa si tratta e come evitarlo.

Dalla tecnologia fatta per durare a una tecnologia fatta apposta per finire presto? Questo fenomeno non è solo fantasia, esiste davvero. In alcuni casi, si tratta di quello che succede allo smartphone dopo poco più di 2 anni dall’acquisto. Ma dobbiamo distinguere l’avvenimento premeditato da quello naturale, scoprendo di più sulla misteriosa “obsolescenza programmata”.

In questo articolo riportiamo le domande e risposte più chieste dalla nostra comunità.

Sommario:

  1. 1.

    Cosa succede allo smartphone dopo 2 anni? Ecco cosa devi sapere

  2. 2.

    Per le istituzioni, l’obsolescenza programmata esiste

  3. 3.

    Quanto dura in media uno smartphone?

  4. 4.

    Quando è il momento di cambiare smartphone?

Cosa succede allo smartphone dopo 2 anni? Ecco cosa devi sapere

Il termine “obsolescenza programmata” indica la pratica che fa diventare appositamente obsoleto un dispositivo dopo un po’ di tempo. I produttori, insomma, farebbero in modo che il suo uso divenga impossibile, difficoltoso, problematico o comunque peggiorato trascorso un certo tempo, e tutto questo in modo volontario e pianificato.

L’obiettivo è strettamente di marketing: indurre il consumatore ad acquistare un dispositivo più nuovo, perché quello vecchio non risponde più alle sue esigenze o comunque diventa poco attraente e scattante rispetto a un nuovo acquisto.

Il tempo medio che si associa all’obsolescenza programmata ha un motivo preciso: si tratta di due anni perché è la scadenza della garanzia generica. In tal modo si realizzerebbe un doppio fine, cioè rendere un oggetto obsoleto proprio quando la riparazione diventa troppo costosa.

I mezzi per realizzarla sarebbero svariati, tra cui ad esempio:

  • Componenti di bassa qualità che si deteriorano dopo un certo uso;

  • Componenti create appositamente per ridurre le prestazioni una volta trascorso un certo lasso di tempo;

  • Aggiornamenti software esterni che peggiorano apposta le prestazioni del telefono, anche quando l’hardware funziona ancora perfettamente.

Ora sappiamo cos’è l’obsolescenza programmata, ma il mondo si divide tra chi la accusa apertamente e chi ritiene che sia soltanto percezione. Qual è la verità?

Per le istituzioni, l’obsolescenza programmata esiste

Negare l’esistenza dell’obsolescenza programmata significherebbe affidarsi solo alle parole delle aziende produttrici. Ci sono infatti dei casi che ne confermano almeno in parte la realtà.

Almeno secondo le autorità italiane, questa pratica esiste eccome. Nel 2018 l’AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, diversa dalla più conosciuta AGCOM) ha sanzionato le due aziende di telefonia più famose del mondo, Samsung e Apple, rispettivamente per 5 e 10 milioni di euro.

Il motivo, come si legge dal comunicato stampa di AGCM, sono le “pratiche commerciali scorrette” riguardo il “rilascio di alcuni aggiornamenti del firmware dei cellulari che hanno provocato gravi disfunzioni e ridotto in modo significativo le prestazioni, in tal modo accelerando il processo di sostituzione degli stessi”.

In particolare, si legge, Samsung ha proposto insistentemente nel 2016 ai possessori di Note 4 (telefono del 2014) di installare un aggiornamento ad Android Marshmallow, che però era pensato per il Note 7 e ha causato gravi malfunzionamenti al Note 4. Secondo AGCM questa pratica era pensata apposta per creare problemi ai vecchi smartphone, già consumati dal normale uso.

Sempre per AGCM, Apple ha fatto lo stesso (e nelle stesse date) spingendo per iOS 10 ai possessori di iPhone serie 6, e dando loro molti problemi per convincerli ad acquistare un modello nuovo.

Quanto dura in media uno smartphone?

Nel 2023 il Consiglio di Stato ha in realtà annullato il provvedimento di AGCM contro Samsung, anche se solo per mancanza di prove tecniche sufficienti. Insomma, non si nega che l’obsolescenza esistesse, ma non è stata provata con sufficiente certezza. Il ricorso di Apple è stato invece respinto.

Secondo le istituzioni, comunque, l’obsolescenza programmata è stata in qualche modo una realtà. Questo però non deve allarmare e non deve portare a vedere ogni malfunzionamento come un’obsolescenza programmata e “colpevole”.

I casi provati sono stati pochi, e in seguito il trend è cambiato. Qualche produttore potrebbe ancora nascondere trucchetti sleali, certo, ma ora che i consumatori conoscono questa pratica scorretta, si sono sensibilizzati, e il marketing è andato in un’altra direzione.

I telefoni hanno iniziato a durare sensibilmente di più, anche su fasce di costo basse. Oggi è comune vedere una vita longeva per i dispositivi: in media uno smartphone dura tra i 3 e i 4 anni. Di recente, diventa obsoleto in poco tempo solo se usato davvero male.

Quando è il momento di cambiare smartphone?

Oggi il cambio di telefono è più raro e ci sono proposte come lo smartphone riparabile di FairPhone. Ci chiediamo quindi: quando è il momento di cambiare smartphone senza sensi di colpa?

Oggi la batteria è la componente più deteriorabile del telefono: dopo alcuni anni la sua durata si riduce molto. I produttori stanno però aumentando gli sforzi, e inoltre, se si seguono i consigli per aumentare la durata della batteria, può far vivere bene il telefono anche cinque anni.

Quando una batteria dura troppo poco per consentire un normale uso, essa va sostituita laddove possibile, o va sostituito tutto lo smartphone. È bene conoscere i riferimenti precisi su come capire se la batteria è da cambiare.

Inoltre un cambio è consigliato quando lo spazio è sempre insufficiente e non consente di aggiornare il sistema e le app, anche dopo aver tentato di liberare la memoria in tutti i modi.

Infine, un telefono andrebbe cambiato se ha così tanti anni alle spalle che non supporta più le applicazioni necessarie: alcuni esempi sono banking, chat e sicurezza. In tal caso meglio metterlo da parte, conservarlo nostalgicamente, e affidarsi a qualcosa che, semplicemente, funzioni.

Ivan Cunzolo
Ivan Cunzolo
Copywriter e SEO Web Writer freelance, classe 1993. Sono nato e vivo a Napoli, amando la mia città. Sin da piccolo ho sempre scritto senza fermarmi mai, prima sulla carta, poi al computer. Al desiderio di diventare giornalista ho unito il nascente interesse per marketing e tecnologie. Mentre iniziavo con tonnellate di articoli in progetti sul web di pura passione, mi sono laureato in Culture Digitali e della Comunicazione alla Facoltà di Sociologia dell'Università Federico II. Da 6 anni sono Copywriter e Web Writer freelance, specializzato nella scrittura SEO.
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