OTT e le infrastrutture di rete: “Fair Share” tra sostegno e opportunità di sviluppo

Le infrastrutture di rete in Italia sono essenziali a garantire la diffusione del traffico internet e dei servizi offerti dalle più importanti piattaforme di contenuti in streaming e social a livello globale.

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Lo sviluppo delle infrastrutture di rete di nuova generazione (FTTH e 5G) comporta investimenti significativi per gli operatori del settore. Come avviene in Italia, un mercato che garantisce margini ridotti determinati dalla concorrenza sulle tariffe sempre più aggressiva e preoccupante, si traduce in minori investimenti e nella necessità di ricorrere a fondi pubblici, come le misure di sostegno previste dal PNRR. Risorse, queste ultime, messe a disposizione per rendere possibile lo sviluppo dell’infrastruttura e garantire l’accesso alla banda ultra-larga determinante per la digitalizzazione del nostro paese, obiettivo fondamentale ed imposto dall’UE che ha messo a disposizione ben 27 miliardi di euro perché possa essere raggiunto entro il 2026.

In considerazione di ciò, i gestori delle infrastrutture di rete, hanno necessità di reperire fondi e il tema della “Fair Share” (“corretta condivisione”) in questi ultimi anni, è diventato sempre più attuale. Le infrastrutture di rete in Italia sono essenziali a garantire la diffusione del traffico internet e dei servizi offerti dalle più importanti piattaforme di contenuti in streaming e social a livello globale (Apple, Amazon, Netflix, Google, Facebook, solo per citarne alcune). In particolare, l’attenzione si concentra soprattutto sul ruolo degli OTT (Over The Top). Ma cosa sono gli OTT? Si tratta delle cosiddette Big Tech, grandi aziende che, con i loro servizi, generano oltre il 50% del traffico Internet. Queste aziende, oggi, non contribuiscono, se non marginalmente, allo sviluppo delle infrastrutture di rete anche se il loro business è, di fatto, dipendente da tali infrastrutture. Per loro le reti sono delle commodity a costo = 0!

In questi ultimi mesi, si sta, quindi, discutendo su come gli OTT possano dare il loro contributo allo sviluppo delle reti che utilizzano e che sono funzionali a generare i loro enormi ricavi. Non appare, quindi, inverosimile che uno dei principali obiettivi dei regolatori del settore delle telecomunicazioni oltre che degli stessi operatori attivi sul mercato sia quello di introdurre il concetto di “Fair Share” associandolo proprio agli OTT. Attualmente, ricordiamo, i costi di sviluppo delle infrastrutture di rete sono sostenuti in primis dagli operatori TLC, anche attraverso i fondi pubblici del PNRR stanziati per lo sviluppo di queste ultime. Questo scenario, però, potrebbe cambiare nel corso dei prossimi anni.

L’universo delle Big Tech

Le Big Tech ricoprono un ruolo sempre più rilevante nel settore dei servizi Internet, generando una quantità di traffico enorme. Uno studio di Axon Partners per Etno (European Telecommunications Network Operators Association) del 2022 ha evidenziato come da Meta (leader del settore social con Facebook e Instagram), GoogleAppleAmazonMicrosoft e Netflix deriva circa il 55% del traffico Internet totale.

I servizi delle cosiddette Big Tech, quindi, sono sempre più importanti per gli utenti, sia in ambito consumer (social network, servizi di streaming etc.) che in ambito business. L’utilizzo di questi servizi è in costante crescita e la percentuale di traffico Internet generato, sul totale, potrebbe continuare a crescere nel corso del prossimo futuro, il tutto sostenuto dalle implementazioni delle reti 5G e in fibra ottica che garantiranno un sempre maggiore traffico dati e migliore qualità dei servizi.

Appare, quindi, chiaro come il ruolo delle Big Tech sia rilevante. Gli utenti sono sempre più legati a questi servizi i quali garantiscono importanti ricavi per le aziende citate. Inoltre, senza una connessione costante e ultra-veloce a Internet, gli OTT potrebbero raggiungere solo una piccola frazione del loro attuale fatturato. L’accesso all’utilizzo della rete a banda ultra-larga da parte degli utenti è, quindi, una condizione necessaria per sviluppare il loro business.

Le reti come strumento fondamentale di connessione e traffico

Il ruolo delle infrastrutture di rete, sia in mobilità per il 5G che per il fisso con la fibra ottica, è oramai di primissimo piano. Per gli utenti, infatti, non è più possibile rinunciare a un accesso a Internet senza limiti reali, sia in termini di traffico dati che di velocità. Le reti sono, però, fondamentali anche per le aziende che erogano servizi, come, appunto, le Big Tech.

Senza un’infrastruttura capillare e in continuo sviluppo, infatti, gli OTT non potrebbero mantenere la loro posizione di dominio sul mercato e non potrebbero generare ricavi e utili miliardari, di trimestre in trimestre, come oramai avviene da diversi anni.

Il rallentamento dello sviluppo della rete, a cui stiamo assistendo in questi ultimi 2 anni, quindi, penalizza gli stessi OTT: per le Big Tech, sempre alla ricerca di nuovi servizi innovativi, è necessario che fibra e 5G crescano, garantendo una copertura oltre che prestazioni in costante crescita, anno dopo anno. Lo sviluppo delle reti, però, non è scontato, questo richiede investimenti sempre maggiori e il rispetto dei piani programmati in linea con quanto condiviso con l’UE.

Attualmente, sono gli operatori a dover farsi carico dell’onere di sviluppo della rete, con il sostegno dei fondi messi a disposizione dal PNRR. Da parte delle Big Tech e degli OTT, invece, non arriva che un minimo contributo allo sviluppo di un’infrastruttura che sia in grado di sostenere i servizi Internet proposti dalle stesse aziende.

Secondo lo studio di Axon Partners, l’attività delle Big Tech citate in precedenza comporta spese fino a 40 miliardi di euro all’anno per gli operatori in Europa. L’utilizzo crescente delle reti e l’impossibilità di assorbire i costi sui clienti finali, o meglio, sugli OTT, si traduce, quindi, inevitabilmente, in una riduzione dei margini per gli operatori del settore TLC e, quindi, in un rallentamento dello sviluppo delle reti.

Investimenti condivisi tra infrastrutture di TLC e utilizzatori, Fair Share e suo contesto di applicazione

In questo contesto, sempre più privo di un equilibrio tra gestori di rete e utilizzatori, prende corpo il tema del Fair Share, termine con il quale si definisce, in modo sempre più concreto, l’ipotesi della necessità di creare un fondo per il sostegno allo sviluppo delle infrastrutture con il contributo degli OTT e, quindi, delle aziende che generano la maggior parte del traffico Internet con l’erogazione dei loro servizi agli utenti finali.

La questione del Fair Share è da tempo anche al centro del dibattito politico. Per i regolatori del mercato, infatti, c’è la necessità di garantire un continuo sviluppo del settore TLC con la consapevolezza che per gli operatori diventa sempre più oneroso farsi carico dello sviluppo delle reti, in considerazione dell’aumento vertiginoso del traffico, legato principalmente ad alcuni servizi che sono, principalmente, proprio quelli offerti dalle Big Tech.

Il Fair Share deve, quindi, essere considerato come un modo per accelerare lo sviluppo delle reti senza dover riversare interamente i costi sui consumatori finali che già devono sostenere un costo fisso per l’accesso a Internet (tramite gli abbonamenti di telefonia mobile e fissa) e spesso sono costretti a versare ulteriori importi aggiuntivi per l’accesso a servizi online, come quelli offerti dalle piattaforme di streaming, che vanno così ad incrementare i loro ricavi senza alcun vantaggio in favore dei gestori delle infrastrutture che vengono utilizzate per erogare i servizi offerti.

Vanno, inoltre, valutati altri elementi esterni: il Fair Share va, infatti, valutato anche sotto l’ottica della Net Neutrality, un concetto da tempo alla base dello sviluppo di Internet ma che prende in considerazione il ruolo rilevante delle Big Tech nella generazione del traffico. Gli operatori del settore TLC hanno bisogno dei servizi degli OTT i quali rappresentano il motore principale che spinge gli utenti a pagare per utilizzare la rete Internet, va quindi definita e concordata una modalità che trovi d’accordo entrambe le parti a condividere i ricavi in modo più equo ed equilibrato. Ed è appunto su questo scenario che si sta sviluppando il tema della “Fair Share” alla quale gli OTT devono necessariamente manifestare grande attenzione e sensibilità affinché si trovi una soluzione di interesse comune.

La posizione dell’Europa

Il tema della Fair Share è centrale anche in Europa: ad inizio 2023, infatti, l’UE ha lanciato una consultazione per valutare la direzione da seguire in relazione a questa delicata tematica. La necessità di accelerare lo sviluppo delle infrastrutture di rete europee è sempre più rilevante. Tale accelerazione potrebbe avere effetti positivi sul PIL e, quindi, spingere la crescita economica dell’UE, generando posti di lavoro e migliorando la fruizione di servizi digitali.

Nel giugno del 2023, inoltre, il Parlamento UE ha dato un primo ok alla creazione di un quadro normativo che preveda la possibilità per i “grandi generatori di traffico” (gli OTT) di contribuire allo sviluppo dell’infrastruttura di rete, sia a livello mobile che per le reti fisse, con 5G e fibra ottica. Il progetto è, quindi, destinato a ricoprire un ruolo centrale per il futuro delle telecomunicazioni in UE.

Nei prossimi anni, per gli OTT, potrebbe in definitiva esserci la reale necessità di sostenere lo sviluppo delle infrastrutture europee, essenziali per poter raggiungere i loro clienti nel continente e questo sostegno potrebbe avere effetti determinanti sulla crescita economica. Di contro, si potrebbe rilevare anche un aumento generalizzato dei costi dei servizi web, già ritoccati verso l’alto dalla crescita dell’inflazione e dei costi dell’energia. Tutto ciò sarebbe, comunque, da considerarsi come un elemento positivo se un adeguamento dei costi per l’utente finale dovesse essere accompagnato da una qualità di servizi superiore, come inevitabilmente accadrà se si prosegue in questa direzione.

Gli investimenti previsti sino al 2030 e possibili scenari di sviluppo

In UE è in corso un importante programma di sviluppo delle infrastrutture che ruota intorno al Gigabit Infrastructure Act. L’obiettivo fissato dall’UE è quello di garantire l’accesso alla connettività fino a 1 Gigabit in tutte le aree popolate, comprese le aree rurali, anche grazie alla crescente copertura del 5G. Il target fissato dal Gigabit Infrastructure Act è rappresentato dal raggiungimento di questo obiettivo entro il 2030.

Per raggiungere questo target serviranno investimenti importanti. Come evidenziato dal commissario UE per il mercato interno, Thierry Breton, il tema relativo a “chi dovrebbe pagare per la prossima generazione di connettività” e di grande attualità ed esiste oggi un “divario di investimenti” previsti entro il 2030 pari a circa 175 miliardi di euro per gli operatori del settore delle telecomunicazioni.

Questi ambiziosi piani di investimento previsti in UE comporteranno necessariamente un focus sulla questione del Fair Share nel corso del prossimo futuro.

La condivisione degli investimenti per lo sviluppo della rete, con il coinvolgimento delle aziende che generano la maggior parte del traffico, sarà, quindi, un tema centrale per lo sviluppo del settore europeo.

Dalle scelte dell’UE, molto probabilmente, dipenderà la fattibilità dei progetti previsti per il 2030. Senza un programma serio e strutturato di investimenti, infatti, i target fissati per la fine del decennio saranno difficilmente raggiungibili in tutti i Paesi dell’UE. In particolare, alcuni mercati, come l’Italia, potrebbero registrare un rallentamento particolarmente evidente degli investimenti e, quindi, una conseguente riduzione della competitività per quanto riguarda l’accesso ai servizi digitali. Proprio per queste ragioni, è di fondamentale importanza sostenere, anche con la “Fair Share”, lo sviluppo delle reti abilitanti alla digitalizzazione e a sostegno dei contenuti e servizi offerti dagli OTT, direttamente interessati a questo processo di implementazione.