Manca sempre meno all'arrivo dell'assegno unico e le famiglie si preparano a ricevere un aiuto da parte dello Stato per sostenere le spese per i propri figli. Sono mesi che il Governo è a lavoro affinché venga messa in atto una riforma che tuteli ancora di più i cittadini italiani. 
 
L'assegno unico rientra in un grande piano che prende il nome di Family Act, un insieme di misure elaborate dagli esperti che nasce con l'obiettivo di aiutare sostenere le famiglie del nostro Paese. 
 
Attualmente si tratta di un disegno di legge che non solo tende a sostenere i nuclei familiari aventi figli, ma anche quelle coppie che stanno pensando ad un futuro insieme. 
 
Esso rientra nel piano Nazionale di ripresa e resilienza, vale a dire un programma ideato dai piani alti che espone una serie di progetti rivolti ai cittadini con residenza italiana. Tali iniziative si basano sui fondi investiti e messi a disposizione dall’Unione Europea nell’ambito del Next generation Eu per incoraggiare la ripresa nel post pandemia da Covid-19.
 

Assegno unico: che cos'è?

La prima cosa da dire è che l'assegno unico andrà a sostituire definitivamente l'assegno al nucleo familiare. Quindi le famiglie avranno a disposizione un sussidio che si basa sul numero di figli. 
 
Esso consiste in un aiuto da parte dello Stato volto a supportare le spese che i genitori effettuano per i loro bambini. Si tratta, dunque, di una somma di denaro che varierà da caso a caso. 
 
L'obiettivo principale è quello di far sì che le nascite vengano incrementate, visto che attualmente i dati riportano un abbassamento rispetto agli anni precedenti. 
 
L'importo si divide in due parti: in primo luogo c'è una quota fissa che sarà uguale per tutti coloro che ne faranno richiesta e poi ritroviamo la cifra che si baserà sulla dichiarazione dei redditi e sul numero di figli in una famiglia.
 
Un aspetto da ricordare è quello che riguarda coloro che potranno fare richiesta. Rientrano in questa categoria solo chi ha i figli minorenni, si parte dal settimo mese di gravidanza. I nuclei familiari con persone disabili sono un'eccezione, infatti questi potranno usare l'aiuto anche dopo aver compiuto la maggiore età. 
 

Assegno unico: le novità del 2022

E' ufficiale, dal 1 gennaio 2022 sarà possibile richiedere l'assegno unico a favore di tutte quelle famiglie aventi i figli di età compresa tra il settimo mese di vita e i ventuno anni. Una novità riguarda proprio il limite di età, infatti anche chi ha figli maggiori di diciotto anni, potrà ottenere l'aiuto fino al compimento del ventunesimo anno. 
 
Per questa cerchia, però, bisogna fare riferimento ad alcuni requisiti, vale a dire: 
  • il diretto interessato dovrà seguire una formazione di tipo scolastico, professionale o un corso di laurea;
  • svolgere un tirocinio;
  • se il maggiorenne lavora, il reddito totale non deve oltrepassare gli ottomila euro annui;
  • se il figlio non lavora deve iscriversi e cercare un impiego presso “i servizi unici per l’impiego”;
  • il soggetto deve svolgere il servizio civile universale.
 
Un'altra novità riguarda il beneficiario. Tutti potranno ottenere il sussidio, qualora si presentino i requisiti adatti, ma ciò che cambia è la quota che si riceverà. Secondo le informazioni riportate sulla proposta di legge, la quota minima è di 50 euro e quella massima di 175 euro al mese per ogni figlio con età minore di diciotto anni.
 
Per i soggetti che hanno tra i diciannove e i ventuno anni la cifra si aggira tra i 25 e gli 85 euro. Per quanto riguarda la dichiarazione dei redditi, bisogna fare riferimento a due range di Isee: 
  • la fascia che non supera i 15mila euro come la somma più alta;
  • la fascia che oltrepassa i 40mila euro come la somma minima.

Analizzando la situazione nel dettaglio per l'Isee più basso, la cifra prevista è:

  • 175 euro mensili con un figlio,
  • 350 con due bambini,
  • 610 con tre figli,
  • 970 con quattro bambini.

Per l'Isee più alto:

  • 50 euro al mese con un figlio;
  • 100 euro con due figli,
  • 165 euro con tre figli,
  • 330 euro con 4 figli.
 
Inoltre, nella proposta di legge sono riportate delle maggiorazioni che saranno valide a partire dal 2022. Consistono in una serie di misure riguardanti l'assegno unico e si concentrano sul numero dei bambini, sulla possibile presenza di disabili e sugli anni dei genitori
Analizziamo la situazione nel dettaglio: 
  • Per tutte le mamme che non hanno ancora compiuto il ventunesimo anno di età è stata stabilita un'aggiunta di ventuno euro mensile a prescindere dall'Isee.
  • Per i nuclei familiari con tre figli sarà possibile usufruire di un'agevolazione che va dai 15 agli 85 euro a figlio, basata sull'Isee.
  • Per le famiglie con più di tre figli si prevede una maggiorazione di 100 euro forfettaria al mese.
  • Se tutti e due i genitori lavorano ma l'Isee totale rientra nella fascia più bassa ci sarà un aumento di 30 euro al mese. 

Assegno unico per i genitori divorziati

La cerchia dei genitori separati dovrà attenersi a delle regole ben precise, ad ogni modo potrà usufruire dell'assegno unico. Nel caso di separazioni o divorzi non pacifici, l'aiuto spetterà al primo genitore che dovrà fare la richiesta. Ciò verrà deciso dal giudice in fase di affidamento.
 
Dunque, in poche parole l'assegno sarà dato al genitore che ha ottenuto l'affidamento dal Tribunale. Nel caso ci fosse la nomina di un tutore per i minorenni, i soldi dell'aiuto saranno trasferiti a lui.
 
Il secondo caso riguarda i divorziati in modo pacifico. In questa circostanza, l'assegno sarà suddiviso in due parti uguali. L'aiuto per i figli andrà ad incidere anche sull’eventuale assegno di mantenimento. 
 

Assegno unico: quando arrivano i pagamenti

Come abbiamo già accennato in uno dei paragrafi precedenti, le famiglie potranno iniziare a fare la domanda a partire da gennaio 2022 e secondo le previsioni da parte del Governo, i primi pagamenti dovrebbero arrivare intorno a marzo.
 
Ma qual è la verità? Sono tante le ipotesi che si aggirano intorno a questo evento, si prevedono dei ritardi fin dall'inizio. Ciò dipende dal fatto che i soldi non arriveranno più in busta paga ma spetterà all'Inps inviare l'importo direttamente sul conto corrente del beneficiario. 
 
Vista la mole delle richieste, le tempistiche saranno ben diverse da quelle di cui ha parlato il Governo. 
Secondo quanto riporta ilgiornale.it
Una volta mandata la domanda, l'ente avrà due mesi a disposizione per analizzare la richiesta e proseguire: quindi, prima si invia la domanda, prima ci sarà la verifica e sarà distribuito l'assegno. Per presentare la richiesta, senza dubbio, serve l'Isee in corso, condizione ora fondamentale per accedere al pieno contributo: l'Isee potrà essere richiesto solo dal primo gennaio 2022.
Giovanni Angileri, Coordinatore nazionale della consulta dei Caf ha affermato al Messaggero che
Le risorse sono insufficienti. Il finanziamento disponibile è di 117 milioni di euro, quanto basta per erogare 7,5 milioni di Isee. Le famiglie che faranno richiesta dell'assegno unico, stando alle stime, dovrebbero però essere circa 7 milioni, oltre a coloro che normalmente hanno necessità di ottenere la certificazione. Entro tre mesi i soldi saranno finiti. 

Assegno unico "ponte"

Nell'attesa di indicazioni definitive, le famiglie possono usufruire dell'assegno unico ponte che può essere richiesto entro il 31 dicembre 2021. Si tratta di un aiuto temporaneo che si basa anche esso sull'Isee ed ha un importo minimo di 30 euro ed un massimo di 217,8 euro.
 
La cifra viene calcolata in base alle condizioni di reddito dei nuclei familiari che inviano la domanda. L'aiuto è previsto per ogni figlio partendo dal penultimo mese di gravidanza fino ai ventuno anni
 
Quindi, in generale, le linee guida sono le stesse che si prevedono per l'assegno unico 2022. Oltre all'Isee, però, ci sono altri requisiti da rispettare che sono
  • essere cittadino italiano o essere cittadino di uno Stato che fa parte dell’Unione europea. Gli altri componenti della famiglia devono presentare il diritto di soggiorno o il diritto di soggiorno stabile;
  • versare la cifra che prevede il reddito in Italia;
  • avere residenza o essere domiciliato in Italia, con i figli a carico fino al compimento della maggiore età;
  • vivere in Italia da almeno un paio di anni, anche non in modo continuativo, avere un contratto di lavoro a tempo indeterminato o a tempo determinato che abbia un tempo di durata  di almeno mezzo anno.
Inoltre serve che:
  • il soggetto beneficiario sia un lavoratore autonomo. Questa regola vale per  tutti quelli che lavorano in maniera indipendente, senza alcun accordo di subordinazione e quindi senza un datore di lavoro, ma con contratti di collaborazione con diversi enti e aziende. Rientrano in questa cerchia gli imprenditori o liberi professionisti che hanno la Partita iva;
  • il beneficiario sia un soggetto non attivo, ciò significa che non ha ottenuto un impiego nel mese precedente a quello in cui ha inviato la domanda o che non abbia nessuna voglia di cercare un'attività nelle due settimane dopo aver fatto la richiesta;
  • i richiedenti possono essere tutte le persone che hanno un reddito basso, quindi tutti quelli incapienti che non sono obbligati a fare la dichiarazione, rientrano in questa cerchia tutti quelli che non hanno un reddito totale che oltrepassi gli 8.174,00 euro l’anno;
  • le persone che ricevono il Reddito di cittadinanza;
  • tutte le persone che lavorano ma non usufruiscono degli assegni al nucleo familiare.