Gli operatori finanziari sembrano aspettare con una certa preoccupazione le votazioni per l’elezione del Presidente della Repubblica Italiana che inizieranno il 24 gennaio. “E’ un appuntamento importante, che potrebbe avere implicazioni per la stabilità del governo e per i programmi delle riforme”, spiega Carlo Capuano, Vice President dell’agenzia di rating creditizio DBRS Morningstar. “Il 2022 è un anno chiave in quanto il governo ha il compito di migliorare gli obiettivi raggiunti nel 2021, con un gran numero di misure da trasformare in leggi nel secondo trimestre dell'anno. Sostenere i progressi fatti con riforme legislative che portino a un maggiore potenziale di crescita potrebbe incidere positivamente sulla sostenibilità del debito e, a sua volta, sul merito di credito dell'Italia, (attualmente BBB High, Stabile. Per la metodologia di rating sul debito sovrano)”.

La Commissione europea ad agosto 2021 ha fornito all’Italia 24,9 miliardi di euro (il 13% dei 191,5 miliardi previsti dal Recovery plan o Piano nazionale di ripresa e resilienza, Pnrr) come prefinanziamento e il governo riceverà probabilmente ulteriori 24,1 miliardi di euro nei prossimi mesi alla luce delle misure realizzate nel 2021. “I progressi che si faranno con gli obiettivi del 2022 sono un presupposto per ottenere 46 miliardi di euro, la più grande quota annuale di risorse”, dice Capuano.

Calendario dell’erogazione dei fondi per il Pnrr italiano

Draghi al Quirinale?

L’ampio sostegno di cui gode il premier Mario Draghi da parte di diversi partiti politici lo rende il principale candidato alla presidenza. Ma questo crea qualche preoccupazione. “Se fosse eletto, per la prima volta nella storia ci sarebbe un passaggio diretto da Palazzo Chigi al Quirinale e farebbe nascere dei dubbi sulla stabilità del governo, poiché i successori di Draghi potrebbero avere difficoltà a ottenere lo stesso sostegno della maggioranza all’interno del frammentato parlamento italiano”, spiega Capuano.

Va detto che gli analisti non sarebbero eccessivamente sopresi da una possibile fase di instabilità, vista la familiarità che il paese ha con le elezioni e i governi traballanti. “Se non fosse possibile mantenere la maggioranza attuale con un nuovo premier, potrebbe emergere un governo con l'appoggio di una maggioranza ristretta”, dice Capuano. “Questo risultato potrebbe indebolire lo slancio delle riforme, comprese quelle previste nel Pnrr. Ci potrebbe essere meno consenso politico e più disaccordi, in particolare alla luce delle elezioni legislative programmate per il 2023. A nostro avviso il rischio di elezioni anticipate è basso. In quel caso, però, è probabile che l’agenda delle riforme subisca ritardi in attesa della formazione di un nuovo esecutivo. Ma c’è anche la possibilità che una maggioranza chiara e unita risultante da elezioni anticipate possa fornire stabilità e accelerare l’attuazione del piano”.

Le preoccupazioni per quello che potrebbe succedere al Quirinale sono condivise dai grandi investitori internazionali. “L'elezione del Primo ministro Draghi alla Presidenza della Repubblica rafforzerebbe il legame dell'Italia con l’Europa, ma la nomina provocherebbe incertezza riguardo al nuovo governo e alla sua efficacia politica”, spiega Filippo Taddei, Executive director di Goldman Sachs. “Dati gli interessi divergenti tra i partiti in Parlamento e il tempo che di solito è necessario per formare un nuovo governo, siamo preoccupati per il fatto che questo scenario possa comportare un ritardo nell'attuazione del Recovery plan e delle relative riforme. Inoltre, nell'improbabile eventualità che la presidenza di Draghi avvii elezioni generali anticipate, la continuità politica sarebbe gravemente compromessa, indebolendo l'impegno dell'Italia nei confronti del Recovery plan”.

Il risultato delle elezioni presidenziali, insomma, rischia di mettere in pericolo la ripresa italiana? “L'economia ha registrato un forte rimbalzo e il Pil dovrebbe essere aumentato del 6,3% nel 2021, per tornare al livello pre-Covid all'inizio del 2022”, spiega Vincent Chaigneau, Head of research di Generali Investments. “Il driver chiave per la crescita di quest’anno, che vediamo appena sopra il 4%, sarà l'attuazione con successo del Recovery plan, che dovrebbe stimolare gli investimenti pubblici e facilitare quelli privati. Tuttavia, l'elezione del nuovo Presidente della Repubblica metterà alla prova la solidità della molto eterogenea coalizione che sostiene il governo Draghi e potrebbe rallentare il suo ambizioso programma di riforme. Le elezioni anticipate rimangono un rischio, a cui però diamo una bassa probabilità”.

Altri scenari

Alla luce dell'elevata incertezza, comunque, non si possono escludere altri scenari, come l’elezione di un candidato diverso da Draghi o la rielezione di Sergio Mattarella. “In entrambi i casi è probabile che Draghi rimanga come Primo ministro e continui a fare progressi con il piano. Lo sforzo di riforma, però, potrebbe comunque perdere un po' di slancio visto l’approssimarsi delle elezioni del 2023”, dice Capuano. “Questo perché i partiti politici che sostengono il suo governo potrebbero decidere di allontanarsi dal processo decisionale durante i mesi della campagna elettorale, proponendo scelte alternative con l’obiettivo di ottenere voti. Questo pregiudicherebbe, in una certa misura, l’attuazione delle riforme richieste per il Pnrr”.

La Borsa sale

Piazza Affari, da parte sua, mostra una certa vitalità rispetto al resto dei mercati mondiali. L’indice Morningstar Italy da inizio gennaio (fino all’12 del mese e in euro) ha guadagnato l’1,4% (+25,5% nel 2021). Il paniere Global Markets, nello stesso periodo ha perso lo 0,7% (+26,7% l’anno scorso).

Indici Morningstar Italy e Global Markets a confronto dal 2021

Secondo il Global Market Barometer di Morningstar, il mercato azionario italiano a questo punto è sottovalutato del 3% rispetto al fair value (relativamente alle stock coperte dall’analisi Morningstar. Dato in euro aggiornato all’11 gennaio 2022). 

Di Marco Caprotti