Anche nel 2022 le aziende dello S&P500 dovrebbero dimostrarsi generose in termini di buy back. Ecco sei titoli che potrebbero beneficiare da queste operazioni.

Buy back per 1000 miliardi di dollari nel 2022

Goldman Sachs calcola che i buy back per le aziende del mercato Usa arriveranno a 1000 miliardi di dollari nel 2022. Gli utili sono attesi in crescita del 10% almeno anche nel 2022, i bilanci di molte società saranno quindi ancora ricchi di liquidità anche nei prossimi mesi consentendo di avviare nuovi programmi di riacquisto. Al momento sono stati annunciate da parte delle società dello S&P500 operazioni di riacquisto per 238 miliardi.

Gli annunci riguardano tra gli altri Amazon, che si è impegnata a ricomprare fino a 10 miliardi di dollari di azioni, Colgate-Palmolive per 5 miliardi, Best Buy per 3 miliardi, Union Pacific per 25 miliardi (100 milioni di azioni), Pepsi per 10 miliardi e Linde Plc. per 5 miliardi.

Al momento i programmi annunciati superano del 12% quelli dello stesso periodo del 2021, anno in cui alla fine i buy back sono stati 911 miliardi di dollari. Il numero totale di programmi di riacquisto attivi è, secondo Goldman, circa il doppio della media usuale.

Perché i buy back piacciono agli investitori?

Le operazioni di buy back sono molto gradite agli azionisti, quando fanno diminuire il numero di azioni in circolazione, dal momento che fanno salire l'eps, l'utile per azione. In caso invece le azioni tolte dal mercato vengano sostituite da altre, come ad esempio per effetto dei premi dati al management e ai dipendenti, il beneficio per gli azionisti è ridotto.

Da notare anche che i buy back sono effettuati in dollari, non in numero di azioni (solo in alcuni casi si decide quante azioni comprare, altrimenti si fa riferimento ad un ammontare massimo), quindi il loro effetto sul numero delle azioni in circolazione dipende ovviamente anche dalla quotazione del titolo (più è alta e meno diminuisce il numero di azioni).

Sei programmi di riacquisto per sei big

Nell'ultimo trimestre del 2021 sono stati lanciati programmi di riacquisto da parte di Apple per 20,4 miliardi, da Meta Platforms per 15 miliardi, da Alphabet per 12,6 miliardi, da Bank of America per 9,9 miliardi e da Oracle per 8,8 miliardi.

Si noterà che molti di queste operazioni vengono lanciate da società operanti nel settore della tecnologia, la ragione è semplice, si tratta dei soggetti che di norma possono vantare i maggiori cash flow. Negli ultimi mesi si sono però riaffacciate su questo panorama anche le banche, come ad esempio American Express e Morgan Stanley.

Ecco cosa dicono i grafici di Amazon, Best Buy, Colgate-Palmolive, Linde, Pepsi e Union Pacific

Amazon sta testando in area 3060/70 la trend line ribassista disegnata dal top di novembre 2021. Sopra quella atteso il test a 3277 del top del 9 febbraio, limite superiore del "doppio minimo" rialzista disegnato in area 2700 dal 24 gennaio. Al completamento del doppio minimo probabile il ritorno sul top di luglio 2021 a 3773 dollari. Solo sotto 2900 rischio di ricopertura del gap del 10 marzo con base a 2805. Solo sotto area 2700 probabile una ripresa duratura del ribasso.

Best Buy è nella parte bassa della fase laterale disegnata dai prezzi dal top di novembre 2020, supporto in area 91 dollari (base del gap del 22 luglio 2020). Sopra i recenti massimi a 113 atteso il ritorno in area 135/140. Sotto area 90 invece rischio di cali verso i 70 dollari almeno.

Anche Colgate si trova nella parte bassa dell'ampio trading range disegnato dai prezzi dal top di novembre 2020, compreso tra i 74 e gli 86,50 dollari circa. Fino a che il supporto di area 74 tiene le attese sono in favore del ritorno almeno nella parte centrale dell'intervallo, a 80,50 circa. Resistenza successiva il lato alto della fascia. Sotto area 74 dollari verrebbe inviato un preoccupante segnale di debolezza: la fase laterale rischierebbe di dimostrarsi in quel caso un ampio triplo massimo, figura ribassista con target a 62 dollari.

Linde ha appena completato una bella figura rialzista, un "testa spalle", disegnato a partire dal minimo del 24 febbraio. La linea di demarcazione della figura, la "neckline", passa a 295 dollari circa. Fino a che i prezzi saranno al di sopra di quei livelli sarà lecito attendersi il raggiungimento del target del "testa spalle", posto in area 325 dollari. Resistenza successiva a 346, gap del 6 gennaio. Sotto 295 supporto a 278, base del gap del 9 marzo.

Anche nel caso di Pepsi è possibile vedere un "testa spalle", ma in questo caso è quello ribassista disegnato a partire dal top del 16 dicembre e completato il 24 febbraio. I prezzi con i minimi del 10 marzo a 153 circa hanno comunque già raggiunto l'obiettivo del testa spalle e si sono dati da fare per organizzare un rimbalzo. Solo sopra area 165 (prima resistenza a 162) diverrebbe tuttavia probabile il ritorno sul massimo di gennaio a 177,24 dollari. Sotto 153 rischio di una estensione del ribasso verso area 147.

Union Pacific ha inviato di recente un bel segnale di forza superando il top del 7 gennaio, ora supporto a 256 dollari circa. Probabile ora il test di area 275, obiettivo ottenuto proiettando l'ampiezza della fase laterale disegnata tra inizio gennaio e inizio marzo verso l'alto dal punto di rottura del suo limite superiore. Resistenza successiva a 287 dollari. Solo sotto 250 rischio di ritorno in area 236/7, supporto critico anche in ottica di medio periodo.

(Alessandro Magagnoli)