La pensione continua ad essere uno degli argomenti più popolari degli ultimi tempi, visto che il Governo è ancora  a lavoro per definire le modalità in arrivo per il prossimo anno. Sono tanti i cittadini che vorrebbero avere delle delucidazioni in più sul tema, in particolare coloro che dovrebbero finire definitivamente di lavorare e godersi così un po' di riposo. 
Ma quando si parla di pensione sociale a cosa ci si riferisce esattamente? Sono tanti i dubbi e le incertezze su questo argomento vasto e caotico. In questo articolo vorremmo chiarire alcuni punti fondamentali e riportare alcune novità riferite dal Governo in questi ultimi giorni. 

Pensione sociale: che cos'è e come nasce?

Quando si parla di pensione sociale bisogna sottolineare il fatto che non si tratta della pensione a cui siamo soliti fare riferimento. Essa, infatti,
è una misura nata come sostegno per tutti coloro che si trovano in una situazione di disagio economico e non hanno la possibilità di affrontare tutte le spese.
E' stata ideata e messa a disposizione dallo Stato come un mezzo di sussidio suddiviso in tredici mensilità. Il valore della quota mensile cambia annualmente. 
La pensione sociale è stata istituita con la legge numero 153 del 30 aprile 1969 denominata “Revisione degli ordinamenti pensionistici e norme in materia di sicurezza sociale”.
Precisamente, all’articolo 26 della norma si leggeva che ai cittadini italiani, con residenza in Italia e l' età uguale o maggiore a sessantacinque anni con redditi che non superavano i 336.050 lire, sarebbe stata offerta la cifra ripartita in tredici mensilità da 25.850 lire ciascuna. 
Dal 1996 la pensione sociale è stata sostituita dall'assegno sociale che presenta le stesse caratteristiche e aspetti della prima. Infatti, anche per questo non sono previsti requisiti sanitari, contributivi e assicurativi. 
Gli unici punti a cui bisogna fare riferimento sono:
  • i soggetti che ne usufruiscono devono avere un'eta uguale o maggiore a 67 anni;
  • essere cittadini italiani;
  • essere residenti  e avere un'abitazione in Italia; 
  • requisiti reddituali, vale a dire non possedere un reddito stabilito dallo Stato.  
In conclusione quando si parla di pensione sociale o assegno sociale ci si riferisce
ad una prestazione di carattere assistenziale erogata dall'Inps per tutti quei cittadini che necessitano effettivamente di un aiuto economico. 
Ogni anno l'ente pubblico si occupa di analizzare il reddito e i requisiti del beneficiario per non incombere in situazioni di malintesi. 

Pensione sociale: novità per il 2022

In questi ultimi mesi un argomento di vitale importanza è proprio quello inerente alle pensioni. Infatti, il Governo sta lavorando per definire una volta per tutte le linee guida da mostrare ai cittadini.
Si parla di quota 102, 103 e 104, ape sociale, opzione donna. Ma cosa si sa sulla pensione sociale o assegno sociale? Anche per questo sono previste delle novità a partire dal 2022. 
Secondo le ultime dichiarazioni da parte del Governo, la pensione sociale e minima potrà giovare di un minimo aumento lordo, vale a dire dell'1,7%. In questo caso ai cittadini provvisti di assegno sociale  spetterà circa 8 euro in più mensili, quindi si passerà da una cifra minima  di 460,28 euro a 468, 10 euro.
Per chi riceve la pensione minima, invece, è previsto lo stesso aumento, quindi i soggetti interessati riceveranno 523, 34 euro piuttosto che 515, 58 euro.

Pensione sociale: come si calcola?

Nonostante ci siano dei requisiti da rispettare per richiedere la pensione sociale, l'importo non è uguale per tutti e varia a seconda della soglia del reddito e dell'età del pensionato. La cifra può essere ridotta o incrementata, ciò dipende dal tipo di trattamento. 
L'importo spetterà per intero al soggetto interessato che non presenta nessun reddito e se sposato, la coppia ha un reddito inferiore a 5.842, 91 euro.
L'assegno sociale sarà ridotto per tutte quelle persone che non sono sposate ed hanno un reddito superiore a zero, vale a dire che arriva fino a 5.842, 91 euro. 
Qualora il beneficiario fosse sposato ed il reddito della coppia è maggiore a 5.824,91 ma non supera gli 11.649,82 euro annui. In questo caso il calcolo dipenderà dalla cifra del reddito a cui ci si riferisce: più esso è alto e meno si riceve e viceversa.
Bisogna poi fare riferimento ad un'altra categoria, quella degli invalidi civili. In questo caso le regole da seguire sono diverse: 
  • il soggetto deve possedere un'invalidità riconosciuta prima di aver compiuto il sessantacinquesimo anno di età;
  • precedentemente il soggetto doveva percepire la pensione d'inabilità o l'assegno mensile che va a trasformarsi in pensione o assegno sociale; 
  • vanno presi in considerazione solo i redditi individuali e non di coppia; 
  • vengono applicati i limiti di reddito validi per i trattamenti di invalidità ottenuti prima della conversione. 

Pensione sociale: c'è un futuro per i giovani?

Nonostante il tema della pensione sia sempre al centro di dibattiti sia da parte del Governo che dei cittadini, sono in pochi ad analizzare le esigenze di una determinata categoria: i giovani.
Le nuove generazioni, infatti, sono in balia di dubbi e incertezze per il futuro dove attualmente sono poche le cose previste per loro. Il lavoro è nella maggior parte precario, gli stipendi bassi e spesso sotto la media e la tutela è sempre più scarsa.
A tal proposito, il Ministro del lavoro a incontrato i rappresentanti delle sigle sindacali per organizzare un piano riguardo alla riforma previdenziale inerente alle nuove generazioni. L'obiettivo è quello di tutelare i giovani che rischiano in molti casi di non poter accedere al trattamento pensionistico a causa di lavori precari e discontinui.
 
Il consigliere di Palazzo Chigi, Stefano Patriarca, durante un convegno organizzato dal partito democratico ha affermato 
Sarebbe utile l’istituzione di un fondo di solidarietà  tra generazioni per colmare i vuoti contributivi già da ora. La preoccupazione dei giovani è forse non avere una pensione, ed è un problema che richiede un intervento più generale. 

Dalla pensione sociale alla pensione di garanzia per i giovani: di cosa si tratta?

Si passerebbe quindi a parlare di una pensione di garanzia per i giovani e la proposta da parte dei sindacati sarebbe quella di introdurre nel sistema contributivo un minimo previdenziale, come nel retributivo, uguale ad un importo di 650 euro mensili per tutti coloro che possiedono venti anni di contributi e si prevede un aumento di 30 euro mensili per ogni anno in più fino ad arrivare ad un massimo di 1000 euro.
 
Dal canto suo, il Governo ha già spiegato di non avere un fondo capace di portare avanti un piano del genere ma non ha nessuna intenzione di accantonare il progetto poiché i giovani rappresentano il futuro e sono un potenziale per il Paese. Così la pensione di garanzia resta un argomento di vitale importanza, ma nel limbo.
Sarebbe, inoltre, utile valorizzare anche gli anni che il soggetto in questione ha speso per lo studio, la formazione, politiche attive, la maternità e altro ancora. 
Su Quifinanza.it viene riportato il discorso di Ezio Cigna, responsabile previdenza della Cgil che ha spiegato il suo punto di vista 
La pensione di garanzia non è un sussidio, non è un regalo, non deve andare a tutti, ma solo a chi ne ha bisogno. Serve ora per incentivare chi lavora a stare in regola e per avere un domani dignitoso. Avrebbe poi l'obiettivo di integrare tutte le pensioni future che non arrivano a una soglia tipo o benchmark, elaborata secondo alcune ipotesi come ad esempio a partire dal 60% di un reddito medio. 

Dalla pensione sociale all'Ape sociale: che cos'è?

Il tema della pensione ha subito nel corso degli anni infinite trasformazioni. Attualmente si parla di Ape sociale, un anticipo pensionistico che consiste in un sostegno economico sa parte dello Stato per tutti i richiedenti che avranno i requisiti necessari.
Anche in questo caso i soggetti idonei saranno coloro che presentano varie difficoltà economiche e a differenza della pensione sociale, l'età prevista è di almeno 63 anni. Tale misura è stata introdotta nel 2017 ed è stata riconfermata anche per il 2022 attraverso la legge di Bilancio.
L'Ape sociale è prevista per tutti i lavoratori che: 
  • sono iscritti all’Assicurazione generale obbligatoria dei dipendenti;
  • alle forme che sostituiscono l'Assicurazione generale;
  • alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi.
  • Anche i disoccupati potranno fare la richiesta a condizione che: 
  • lo si è a causa di un licenziamento involontario o volontario per motivi seri; 
  • sia scaduto il contratto; 
  • si posseggano almeno diciotto mesi di lavoro dipendente nei trentasei mesi che precedono la fine del lavoro o si sia concluso da minimo  tre mesi il periodo di disoccupazione spettante;
  • bisogna avere almeno trent’anni di contributi versati.
Potranno usufruire dell'Ape sociale tutti coloro che da almeno mezzo anno assistono ad un parente convivente di primo grado o il coniuge con un handicap grave o una patologia riconosciuta.
E poi ancora i soggetti con una ridotta capacità lavorativa dovuta ad un' invalidità civile, che sia riconosciuta dalle commissioni esaminatrici in materia, uguale o maggiore al 74 %, con contributi versati per trent’anni.
Infine, chi lavora come dipendente ed abbia almeno trentasei anni di contributi e faccia parte di categorie che rientrano nella lista di lavori gravosi.
Una volta fatta la domanda, il sussidio previsto per l'Ape sociale sarà erogato dal mese successivo alla richiesta e verrà poi dato ogni mese sempre nello stesso giorno. Esso sarà valido per un anno fino a quando, secondo la legge, il soggetto potrà passare alla pensione di anzianità.
Visto che tale riforma è prevista anche per il 2022, i cittadini interessati dovranno prestare attenzione alle modalità per fare la richiesta: potrebbero esserci degli aggiornamenti. Per esempio, la lista dei lavori gravosi si è ampliata ed ora molte più categorie rientrano nell'elenco e quindi molti più soggetti avranno la possibilità di fare la domanda e risultare idonei.