Stop riconoscimento figli coppie omogenitoriali, le città dove possono essere trascritti

Un passo indietro sul riconoscimento dei figli delle coppie omogenitoriali, cos'è successo e le città che vogliono continuare a consentire di trascriverli.

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Il governo Meloni decide di vietare il riconoscimento all’anagrafe dei figli di coppie omogenitoriali. Dal 14 marzo infatti, l'amministrazione di Milano è stata costretta ad interrompere l'iscrizione nei registri anagrafici dei figli nati da coppie omogenitoriali a seguito di una circolare del ministro dell'interno, da lì è polemica. Cosa succede ai figli delle coppie gay e quali sono i sindaci che hanno reagito con un movimento di opposizione al governo.

Stop al riconoscimento dei figli, cos'è successo

A seguito della circolare del ministro dell'interno e una precisazione della procura di Milano che impedisce l'iscrizione nei registri anagrafici dei figli nati da coppie omogenitoriali. Questi non potranno più essere riconosciuti come figli di entrambi i genitori, reazioni infuocate non si sono fatte attendere.

Sabato 18 marzo infatti, migliaia di persone sono scese in piazza davanti la procura di Milano per esprimere il loro dissenso e difendere i diritti di questi bambini. ''è l'amore che crea una famiglia'' tra gli slogan che si leggono e che sintetizzano la posizione dei manifestanti.

''Ci batteremo con una proposta di legge, e anche in parlamento, non succederà più che un'amministrazione debba subire una pressione per non riconoscere queste famiglie'' -afferma con forza la Schlein - ''serve una soluzione legislativa, normativa''. Già nella giornata del 15 marzo aveva accusato, in parlamento, il governo di ''colpire ideologicamente i diritti delle figlie e dei figli delle famiglie omogenitoriali che hanno diritti come tutte le bambine e tutti i bambini che fanno parte della nostra comunità”.

Sala parla del compito dei sindaci come ''sensibilizzare, per portare la questione in parlamento, il governo sta dicendo utero in affitto, che è una verità parziale'', la questione è molto più complessa. Il comune di Milano, è pronto a ripartire con i riconoscimenti, ''il riconoscimento come parte della sua battaglia politica'' sostiene il sindaco della città. Inoltre afferma ''Stiamo comunicando con i sindaci delle altre grandi città''.

Le città dove possono essere trascritti

Sebbene la posizione contraria del governo, alcuni sindaci si sono uniti alla posizione di Sala e dei manifestanti, per trovare modi di continuare a tutelare le famiglie arcobaleno.

Le città coinvolte sarebbero Bologna con Matteo Lepore, Firenze con Dario Nardella, Roma con Roberto Gualtieri e Torino con Stefano Lo Russo. Le posizioni di questi sindaci sono molto simili tra di loro, Lepore ha annunciato che il suo comune continuerà a trascrivere i certificati di nascita, Nardella e Sala si uniscono nel "pronti a ripartire" mentre Gualtieri e Lo Russo si sono attivati per tutelare i figli delle coppie omosessuali e fare pressioni sul governo affinché approvi una legge, ''serve una legge che faccia chiarezza'', sostiene Lo Russo.

Anche sindaci di realtà più piccole hanno fatto sentire la loro voce come Ugo Frascherelli, sindaco di Finale Ligure, per il quale diventa una questione di etica: “Il tema è dare ai figli dei genitori, non "fare la morale".

''Non trovo giusto che a causa di una mancanza di decisione dello Stato italiano ci siano bambini con un solo genitore. Credo che permettere agli omosessuali di adottare figli sia una questione di civiltà''.

Anche il sindaco di Albenga, Riccardo Tomatis, sostiene la necessità di una legislazione in merito "non avere una legge che normi questo importante tema sarebbe un passo indietro nella civiltà e nell’emancipazione”.

il sindaco di Savona mette, infine, in luce un elemento importante la discrasia tra l'inquadramento giuridico e la situazione che davvero vivono queste famiglie ''la registrazione non dipende dalla nostra volontà politica ma è una questione amministrativa che dipende dalle norme vigenti', sostiene la necessità di un'azione parlamentale volta a tutelare l'identità familiare

"Credo che non sia più prorogabile una legge che faccia chiarezza. E’ urgente e necessaria, anche per una questione di civiltà."