Decreto Lavoro 2023: stipendi, pensioni, riforma RdC. Tutte le novità e cosa cambia

Il Governo si prepara ad approvare il Decreto Lavoro 2023: cosa cambia su stipendi, pensioni e riforma RdC? Tutte le novità nella bozza del provvedimento.

Decreto lavoro 2023: Giorgia Meloni

Decreto Lavoro 2023 sul tavolo del prossimo Consiglio dei Ministri, atteso per il 1° maggio, in concomitanza con la Festa del Lavoratori: nella bozza del provvedimento - aggiornata al 5 aprile scorso - possiamo consultare tutte le novità in arrivo.

Ecco cosa cambia su stipendi, pensioni, riforma RdC, contratti a termine, nuovi aumenti sull'assegno unico per le famiglie, bonus badanti e incentivi assunzione per i giovani.

Cosa cambia con il Decreto Lavoro 2023: tutte le novità

Sono tantissime le novità in arrivo con il Decreto Lavoro 2023, sul quale il Governo ha fissato un Consiglio dei Ministri per l'approvazione definitiva: si attende lunedì primo maggio per avere la versione ufficiale del provvedimento.

Ma nel frattempo possiamo anticipare le novità in arrivo in base alla bozza del Decreto Lavoro 2023: cosa cambia?

In primis, è in arrivo un nuovo taglio del cuneo fiscale a maggio 2023 che potrebbe arrivare fino al 4% per alcuni lavoratori, mentre c'è attesa anche per le novità relative alla pensione anticipata (fino a 5 anni prima). Ci sono novità anche sui contratti a termine, e nuovi bonus assunzioni per i giovani.

Interessante anche la riforma del Reddito di Cittadinanza: tra il 1° settembre 2023 e il 1° gennaio del prossimo anno sono in arrivo le tre nuove misure contro la povertà, Gil, Gal e Pal.

Per le famiglie sono in arrivo nuovi aumenti sull'assegno unico, oltre a interessanti incentivi e bonus per colf e badanti. Ma andiamo con ordine.

Aumenta lo stipendio dei lavoratori: nuovo taglio del cuneo fiscale a maggio

Il primo importante intervento del Governo Meloni grazie al nuovo Decreto Lavoro 2023 riguarda lo stipendio dei lavoratori: è in arrivo un nuovo taglio del cuneo fiscale da maggio con un plafond pari a 3,4 miliardi di euro.

L'obiettivo fissato dal Governo - come anticipato dal Ministro Giancarlo Giorgetti - è quello di aumentare lo sgravio fiscale su contributi dell'1-2%, per i lavoratori con un reddito più basso.

Così facendo, si potrebbe ottenere un doppio taglio del cuneo fiscale pari al:

  • 3-4% per i lavoratori con uno stipendio inferiore a 1.923 euro lordi al mese;

  • 2-3% per coloro che guadagnano tra i 1.923 e i 2.692 euro lordi al mese.

Ciò si traduce, però, in un risparmio esiguo per i lavoratori: coloro che guadagnano 1.000 euro risparmieranno 10 euro al mese, mentre coloro che ottengono 2.000 euro al mese risparmieranno 20 euro di contributi.

Pensione anticipata fino a 5 anni prima con il contratto di espansione

Con il Decreto Lavoro 2023 sono in arrivo ulteriori novità sul contratto di espansione, ovvero la possibilità di richiedere la pensione anticipatamente, fino a 5 anni prima del previsto, in base alle regole relative alla pensione anticipata e a quella di vecchiaia.

Fino al 31 dicembre 2025 - con una proroga di 2 anni rispetto alla scadenza attuale - i cittadini potranno sfruttare l'anticipo del contrato di espansione: previo accordo tra le parti, è possibile lasciare il lavoro con 5 anni di anticipo.

Riforma RdC: arrivano Gil, Gal e Pal

Attesissima è la riforma del Reddito di Cittadinanza, con l'arrivo di Gil, Gal e Pal: cosa cambia con il Decreto Lavoro 2023?

Il Governo Meloni ha previsto l'introduzione di tre misure alternative al Reddito di Cittadinanza, una delle quali in partenza dal 1° settembre prossimo:

  • Prestazione di accompagnamento al lavoro (Pal) - per tutti gli individui occupabili che perderanno il RdC nel 2023 dopo 7 mesi di fruizione;

  • Garanzia per l'inclusione (Gil) - in partenza dal prossimo anno e destinata solo ai nuclei familiari con disabili oppure over 60;

  • Garanzia per l'attivazione lavorativa (Gal) - sempre a partire dal prossimo anno, destinata agli individui occupabili che percepiscono Pal.

Novità sui contratti a termine: cosa cambia

Novità anche sulla normativa che regola i contratti a tempo determinato: il Decreto Lavoro 2023 prevede una durata massima di 12 mesi, con possibilità di rinnovo per altri 12 mesi in presenza di determinate circostanze.

Quali sono i casi in cui è possibile rinnovare un contratto a termine e cosa cambia con il Decreto Lavoro?

L'estensione di ulteriori 12 mesi è possibile nelle seguenti situazioni:

  • esigenze previste dai contratti,

  • motivi tecnici, produttivi oppure organizzativi,

  • esigenza di sostituzione di altri lavoratori.

Previo accordo con gli uffici territoriali del Ministero competente, la durata dei contratti a termine può essere stesa fino a 36 mesi complessivi.

Assegno unico, bonus badanti e assunzioni: le altre novità

Per quanto riguarda l'assegno unico, sono in arrivo nuovi aumenti per le famiglie composte da un solo genitore, a patto che svolga un'attività lavorativa.

Si tratta dell'estensione della maggiorazione di 30 euro circa (aumentati a 32,40 euro con l'inflazione) rivolta ai genitori lavoratori, laddove vi sia un ISEE inferiore a 15.000 euro (ad oggi 16.215 euro).

Potenziati anche gli incentivi e bonus assunzioni per i giovani: alle aziende che assumono Neet di età inferiore a 30 anni spetta uno sgravio contributivo del 60% per 12 mesi, ma solo qualora l'assunzione avvenga tra giugno e dicembre 2023.

Infine, il Governo ha potenziato il bonus colf e badanti per le famiglie: in altre parole, verrà rafforzata la deducibilità dei contributi versati fino a un massimo di 3.000 euro (ad oggi il limite era di 1.500 euro).