Sono stati accertati circa una ventina di casi di vaiolo delle scimmie da quando un giovane viaggiatore è rientrato in Italia da un soggiorno nell’arcipelago delle Canarie. L’organizzazione Mondiale della Sanità ha subito allertato i paesi, ma non ha introdotto nessuna misura restrittiva. Al momento, una sola raccomandazione: “Prudenza nei rapporti sessuali

Il primo caso di vaiolo delle scimmie è stato segnalato in Italia, dall’Istituto Spallanzani di Roma. Il ragazzo, che ritornava da un viaggio alle Canarie, dopo aver accusato dei sintomi si presentò al Pronto soccorso dell’Umberto I.

Parallelamente si stanno effettuando degli accertamenti su altri due casi sospetti. Ad ogni modo, in Europa i casi certi sono una ventina, mentre altri casi di vaiolo delle scimmie erano stati accertati ed isolati nel Regno Unito, in Spagna e in Portogallo.

L’Oms non ha ancora raccomandato delle linee guida da seguire, per cui, non sono state introdotte restrizioni per i viaggi o per gli scambi commerciali con il Regno Unito.

Il dottor Matteo Bassetti, direttore della Clinica per le Malattie Infettive dell’Ospedale S. Martino di Genova, però, in un’intervista al programma radiofonico di RaiRadio 1, “Un Giorno da Pecora”, incalza:

Più che il Covid oggi dobbiamo cercare di mettere in sicurezza il vaiolo delle scimmie. È molto più leggero di quello degli uomini per quanto riguarda i sintomi e si trasmette anche attraverso il respiro ma solo se si sta molto vicini – e aggiunge - Dobbiamo essere tutti uniti tra Paesi europei, scambiandoci informazioni e monitorando eventuali focolai. Nei prossimi giorni arriveremo a qualche migliaio di casi chi non ha fatto la vaccinazione contro il vaiolo non è coperto

I medici dello Spallanzani, dopo aver visitato il giovane viaggiatore, hanno subito confermato che si trattasse di vaiolo, in particolare del Monkeypox Virus, ossia il vaiolo delle scimmie. Questo, è stato individuato attraverso tecniche molecolari e di sequenziamento genico dei campioni di lesioni cutanee.

Il giovane, che è stato subito isolato, è tenuto sotto osservazione. Inoltre, le autorità hanno subito attivato la procedura di tracciamento degli ultimi contatti. Tracciare i casi di vaiolo dovrebbe essere molto più semplice rispetto ai casi Covid 19, proprio grazie alla limitata capacità di contagio.

Inoltre, secondo fonti Iss, “La malattia si risolve spontaneamente in una o due settimane con adeguato riposo e senza terapie specifiche. Possono essere somministrati degli antivirali quando necessario. È possibile che le persone non vaccinate contro il vaiolo siano a maggior rischio di infezione con il monkeypox per l’assenza di anticorpi che, per la similitudine del virus del vaiolo con il monkeypox, possono essere efficaci a contrastare anche questa virosi.”

Come si trasmette il vaiolo delle scimmie?

Come ha anche anticipato il dottor Bassetti, il contagio avviene attraverso il contatto con la pelle infetta, con le lesioni e i liquidi biologici infetti e attraverso le goccioline di saliva. La nota positiva è che, anche se non ci sono delle cure, i sintomi, generalmente, si risolvono in pochi giorni.

Oltretutto, anche una diagnosi tempestiva può fare la differenza, dice Andrea Crisanti, microbiologo dell’Università di Padova:

Se il vaiolo delle scimmie viene diagnosticato precocemente, è possibile utilizzare una terapia per tenerlo sotto controllo. Il problema vero è che nessun medico ha mai visto il vaiolo umano e tanto meno quello delle scimmie e questo provoca spesso un problema di ritardata diagnosi

Ad ogni modo, l’Oms ha esaminato che i casi di vaiolo delle scimmie erano più frequenti nella comunità gay, poiché il contagio avveniva attraverso rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso, in particolare con altri uomini. Questo dettaglio potrebbe essere utile nell’identificazione dei primi sintomi.

Proprio per questo motivo, l’Istituto Superiore di Sanità ha istituito una task force di esperti e a capo del dipartimento di Malattie Infettive si trova la dottoressa Anna Teresa Palamara, che consiglia:

Raccomandiamo prudenza nei contatti stretti o sessuali che presuppongano uno scambio di fluidi corporei, soprattutto se sono presenti lesioni cutanee o sintomi febbrili. Nel frattempo – dice l’esperta – “Il ministero della Salute ha allertato le Regioni per un tracciamento degli eventuali casi. Al momento nel nostro Paese non si registra una situazione di allarme e il quadro è sotto controllo

Il vaiolo delle scimmie, quindi, non dovrebbe essere particolarmente contagioso ed anche i sintomi sembrano manifestarsi in maniera molto lieve, ma quali sono? L’Iss ha individuato i sintomi più comuni nell’uomo, che sono febbre, mal di testa, dolori muscolari e stanchezza.

Successivamente, potrebbero comparire altri sintomi, come linfonodi del collo ingrossati e bolle sulla pelle. Dopo un periodo di incubazione, che può durare anche un paio di settimane, e dopo la comparsa dei primi sintomi, dal vaiolo delle scimmie si guarisce dopo circa una decina di giorni.

In sostanza, la raccomandazione lanciata dall’Istituto di malattie infettive è quella di fare attenzione ai contatti stretti, come puntualizza anche il dottor Andrea Crisanti:

La cosa buona è che non è un virus con una elevatissima infettività per l’uomo. Nessuno ne ha mai misurato la protezione residua oggi, anche perché le ultime vaccinazioni risalgono a oltre quarant’anni fa

Il vaccino contro il vaiolo protegge dal Monkeypox virus?

Ma chi ha ricevuto il vaccino del vaiolo è protetto? In realtà, non esiste ancora un vaccino contro il monkeypox virus, tuttavia il vaccino del vaiolo potrebbe essere utilizzato come profilassi dopo l’avvenuto contagio: le autorità sanitarie hanno osservato un’efficacia dell’85%.

Ad ogni modo, il vaccino del vaiolo non è più obbligatorio dal 1974 e secondo Bassetti potrebbe essere un problema:

Chi è vaccinato per il vaiolo dovrebbe essere coperto, ma questa vaccinazione dal 1974 in poi non è stata fatta. Una parte importante della popolazione non ha il vaccino del vaiolo e potrebbe essere scoperta

Peraltro, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie infettive ha raccomandato “la vaccinazione dei contatti stretti ad alto rischio, dopo una valutazione del rapporto rischio-beneficio. Per i casi più gravi può essere preso in considerazione il trattamento con un antivirale registrato, se disponibile nel Paese

Dalla prima segnalazione, Alessio D’Amato, assessore alla Sanità della Regione Lazio, ha subito diramato l’allarme per chiedere al ministro della salute Speranza di avviare un’indagine epidemiologica:

Sono stati messi a disposizione i nostri migliori professionisti, i cosiddetti cacciatori di virus, che stanno ricostruendo tutto l’albero dei contatti. Sono già stati isolati i primi contatti stretti con precise indicazioni e prescrizioni. Non sarà fornita a nessuno alcuna indicazione né di luoghi né nominativa, nel massimo rispetto della privacy, al fine di favorire la massima collaborazione.

L’Istituto Spallanzani su questo ha una grandissima esperienza e avrà a disposizione la collaborazione di tutte le nostre aziende sanitarie locali

Ma non bisogna creare allarmismi. Il professore Andrea Crisanti rassicura sulla limitata capacità di contagio del virus, in quando questo avviene solo attraverso contatto ravvicinato, e in merito ai sintomi, molto leggeri e risolvibili in una decina di giorni. 

Inoltre, spiega, “Non è una malattia nuova e chi la presenta così racconta una bufala clamorosa: è endemica in Congo, abbiamo avuto un cluster nel 2003 negli Stati Uniti e in Sudamerica ci sono stati diversi casi negli anni scorsi. L’unica cosa anomala al momento è l’elevato numero di casi in Inghilterra e in Spagna”