Feltri senza filtri, come sempre, nell’intervista curata dalla giornalista di Le Fonti Tv Manuela Donghi. All’interno della rubrica “Parola al Direttore”, Vittorio Feltri dice la sua sui principali temi di attualità, spaziando dal lockdown e la fase 2 allo smart working. Dalla ripresa delle attività lavorative alla gestione dell’emergenza coronavirus delle singole regioni e del governo, fino al caso di George Floyd, il ragazzo afroamericano ucciso da un poliziotto durante le proteste di Minneapolis. E ovviamente, la spiegazione dell'uscita, per molti un po' maldestra, sui meridionali che secondo Feltri sarebbero "inferiori" a chi vive al Nord.

Vittorio Feltri: lo smart working? Utile a chi non ha voglia di lavorare

Anche Libero Quotidiano ha adottato lo smart working nei mesi di quarantena. Non Vittorio Feltri, che invece si è recato regolarmente al lavoro: “Ovviamente seguendo il protocollo previsto per assicurare la tutela della salute mia e di tutti. Siamo rimasti in quattro o cinque a mandare avanti la baracca. Tutti gli altri hanno lavorato da casa. Che per carità, va bene. Ma dirigere un giornale è un po’ come dirigere un’orchestra. Se non hai tutti davanti diventa più difficile e stressante”.

Lo smart working è uno dei primi temi trattati da Vittorio Feltri. Che ha preso le distanze dal cosiddetto lavoro agile: “Piace a chi non ha tanta voglia di lavorare. Difficile che il lavoro sia individuale, vale per gli scrittori ma solo per loro”.

Obiettivo, oggi come oggi, è tornare alla normalità, quantomeno per chi può permettersi di poterla chiamare ancora così. E questo non vale per i bar e i ristoranti: “Dimezzare i coperti aiuta a non creare assembramenti ma di sicuro non ti permette di recuperare quanto non hai incassato nei mesi di lockdown -spiega Feltri-. Per loro mi rendo conto che è dura. Forse più dura di molti altri”.

Feltri: Cig e reddito di cittadinanza tolgono i soldi all'Inps. Avanti così addio pensioni 

Ecco perché dal governo c’era da aspettarsi di più, questa è l’opinione di Vittorio Feltri. Non tanto perché in grado di offrire più risorse agli italiani, quanto per le promesse fatte: “Il nostro è un paese altamente indebitato. Promettere soldi senza averli è difficile. Ecco perché sono state spese molte parole ma pochi soldi.

I soldi non ci sono”. E chiederli in prestito dall’Europa cambia poco, secondo il direttore editoriale del Quotidiano Libero. Perché si tratta pur sempre di prestiti, che prima o poi andranno ad aumentare il debito già mostruoso. E questo non farà bene all’Italia nel lungo periodo.

Illusa, evidentemente, dalla formula dei prestiti a fondo perduto. Secondo Vittorio Feltri, una fesseria: "L’Europa non regala. Al massimo presta mentre noi, invece di investirli in riforme, li usiamo per il reddito di cittadinanza, che aumenta il passivo e basta. Peraltro, stiamo sperperando tutti i soldi di cui dispone l’Inps. Soldi destinati agli italiani che versano i contributi e che invece vanno in cassa integrazione e in reddito di cittadinanza. Poi ci credo che la gente dice: “Non la riceverò mai la pensione”. 

Contagi in Lombardia, Feltri: vi spiego perché Fontana non ha colpe

Critiche al governo dunque. Ma critiche, da parte dei media italiani e non solo, anche e soprattutto alla Regione che forse, durante l’emergenza sanitaria, avrebbe dovuto dare il buon esempio. E invece la Lombardia è stata l’area più colpita e che ancora oggi sta più accusando i maggiori contagi e il maggior numero di vittime. Per Vittorio Feltri, tuttavia, si tratta di polemiche sterili. “Non è che i medici della Lombardia nascono già imparati su qualcosa che ancora non esiste. Il coronavirus ha messo in ginocchio l’intero paese, poi però bisogna fare dei distinguo. In Lombardia vivono 10 milioni di persone, è la regione a maggio denti abitativa. Ovvio che è più facile avere dei contatti rispetto al Molise, per fare un esempio. Perché nella Bergamasca ci sono fabbriche ogni 20 metri. In Molise c’è un paese ogni 20 km”.

Importante sottolineare, secondo Feltri, le responsabilità che mai sono state circoscritte come avrebbe dovuto essere. Il tema è: chi deve provvedere alla Sanità? La Regione o lo Stato? “Questo è il motivo per cui sulla zona rossa si sono generati dubbi e perplessità. Fontana non dispone di vigili urbani o dell’esercito. Non poteva circoscrivere una zona rossa. Doveva farlo lo Stato".

Le polemiche sulla Lombardia dunque, questa è l'opinione di Vittorio Feltri, hanno matrice esclusivamente politica. E’ una regione che funziona bene e questo infastidisce la Sinistra.

"E' difficile che una regione diventi da eccellenza a pecora nera in un battibaleno. La Lombardia è invidiata, dunque, attaccarla diventa un piacere. Il coronavirus non ci ha fatto diventare più buoni. Una malattia non ti rende sereno, ti fa incazzare".

Vittorio Feltri: soltanto i pirla credono a Giuseppe Conte

Una polemica, quella sulla Lombardia, che presto potrebbe trasferirsi a Roma. Il premier Conte, come detto, ha promesso tanto ed è il motivo per cui è cresciuto nei sondaggi. "Annunciare soldi agli italiani in conferenza stampa inevitabilmente genera un meccanismo di consenso generale" continua Feltri. Che aggiunge: "Poi però siccome gli italiani sono dei pirla, si sono affezionati a lui perché aveva promesso loro mari e monti. Solo che in questo momento non c’è né il mare né il monte”.

Prematuro andare alle elezioni oggi, aggiunge Feltri. Più possibile che si vada alle urne in autunno, quando la situazione sanitaria, forse, sarà sotto controllo. 

I virologi? Se ne stessero in laboratorio invece di fare i divi in tv

Bocciato dunque il governo. Bocciato lo smart working. Bocciati anche i virologi e i talk show che in questi mesi hanno mantenuto il virus al centro di ogni dibattito. “Alla fine gli italiani non ci hanno capito più niente”. Una tragedia, secondo Vittorio Feltri:

“Accendevi la Tv e un virologo diceva A e poi un altro diceva B. I giornalisti non sanno niente né di A e né di B non capivano un tubo e quindi di conseguenza gli italiani ora ne sanno meno di prima".

Feltri cita gli esempi dei guanti e delle mascherine: "Io ad esempio non ho ancora capito se servono oppure no. Se fossero rimasti in laboratorio a lavorare, invece di stare in tv a fare i divi, secondo me sarebbe stato meglio”. 

Vittorio Feltri: ecco perché ho parlato di meridionali "inferiori"

Per molti, sarebbe stato meglio, per Feltri, risparmiarsi l’uscita sui meridionali, che il direttore editoriale del Quotidiano Libero ha definito: “Inferiori”. Anche in questo caso, le polemiche non sono mancate inevitabilmente. “La questione non è antropologica, lo so anch’io che Benedetto Croce non è nato in Brianza.

Il problema è che dal punto di vista economico il Nord è superiore. E se c’è qualcuno che è superiore inevitabilmente c’è qualcun altro che è inferiore. Ma non è colpa dei meridionali, bensì delle infrastrutture che mancano. Per andare a Matera sei in giro 15 giorni. Il problema è politico e organizzativo”.

Al centro del dibattito c'è anche la questione della mafia. Presente al Sud, ma anche al Nord: “La mafia trasferisce al Nord solo i capitali -è il commento di Feltri- Perché li mettono dove conviene, e quindi dove ci sono gli affari”.

"Dove si concentra maggiormente il risparmio privato? Al Nord o al Sud?"

E la questione dei soldi ha importanza primaria. A partire dal risparmio privato degli italiani, spesso al centro del tema che riguarda una tassa patrimoniale,  secondo diversi osservatori imminente, sull’Italia. “Ma se il risparmio privato in Italia è tra i più alti del mondo -prosegue Feltri- vuol dire che tutti quanti hanno dei soldi. Ma c’è chi ha mille euro e chi ha un milione. Ma se la maggior parte del risparmio è concentrato nel Nord, è evidente che da questo punto di vista la differenza con il Sud è sostanziale. E lo sappiamo da sempre. Dire la verità ha sempre un costo". 

Feltri: il caso Salvini e la magistratura? L'umanità fa schifo

Un problema politico che si estende anche sul recente caso che ha messo sotto pressione la giustizia italiana, dopo le intercettazioni in cui un magistrato, in una chat: "Salvini è innocente ma bisogna attaccarlo". Un'ammissione di parzialità della giustizia, manovrata dalla politica, secondo gran parte dell'opinione pubblica. Vittorio Feltri suggerisce una visione "alternativa":

"E' l'umanità che fa schifo. E se c'è una parte di questa umanità dentro la magistratura, farà schifo anche quel ramo di magistratura. Il marcio è ovunque. Questa categoria è trasversale. Ci sono gli operai mascalzoni, gli idraulici, i giornalisti e anche i magistrati". 

"L'immigrazione va governata. E invece da noi gli immigrati fanno pipì nelle aiuole"

Come può avere un costo anche i nuovi sbarchi di immigrati previsti in Italia, ora che l’emergenza coronavirus sta per esaurirsi. Che poi, era un po' il tema  principale affrontato dal governo prima del coronavirus. Ma secondo Vittorio Feltri non sarà certo l’immigrazione a mettere in ginocchio l’Italia. Il motivo è semplice: riesce a farlo da sola senza l'aiuto di nessuno.

"Detto questo, è la storia a raccontare che l’uomo si è sempre spostato nei luoghi dove pensa possa vivere meglio. Un fenomeno che quindi  non va arrestato, ma governato. E noi non abbiamo governato un tubo. Facciamo entrare cani e porci e poi ci lamentiamo che fanno pi nelle aiuole. ma se non hanno la casa, dove vuoi che la facciano?”

Caso Floyd: poliziotti Usa? Aggressivi perché gli americani hanno le armi

Infine, a proposito di razzismo, o presunto tale, due parole anche sul caso George Floyd, il ragazzo afroamericano ucciso da un poliziotto di Minneapolis. Per qualcuno il razzismo è la nuova pandemia. Per altri, presidente Donald Trump in primis, è solo strumentalizzazione. Conclude Feltri: “Sicuramente quanto è accaduto è molto grave, ma i fenomeni vanno spiegati.

Perché i poliziotti americani sono così aggressivi? Perché in America sono tutti armati. Poi la violenza che abbiamo visto anche in tv è da condannare, senza dubbio.

Ma che il razzismo sia parte integrante degli Stati Uniti, lo si sa da trecento anni. Non è questione di Trump o non Trump. E' questione che gli Usa andavano in Africa e caricavano gli uomini poveri in catene per portarli in America e venivano schiavizzati". E l'Italia? Feltri non ha dubbi: "Siamo cretini, ma non siamo razzisti".