Il pisolino dopo pranzo fa bene? Gli effetti su diabete e pressione: cosa dice la scienza

Ciò che determina se il pisolino dopo pranzo fa bene oppure no è la sua durata. Ecco gli effetti sulla salute e sui marcatori metabolici.

Ma non solo, perché il sonnellino influenza diversi marcatori metabolici, tra cui anche quello dell’obesità.

Ma il pisolino dopo pranzo fa bene?

La risposta è dipende, perché il modo in cui si fa la siesta è determinante, per stare meglio o peggiorare le proprie condizioni di salute.

Quanto tempo dopo mangiato si può dormire

Ciò che determina se il pisolino dopo pranzo fa bene oppure no è proprio la sua durata.

In linea di massima, il cervello trae giovamento dal fatto di trascorrere qualche minuto in “reset”. Una vera e propria pulizia della memoria a breve termine, che così è pronta a “connettere” per il resto della giornata.

Il termine inglese rende bene l’idea: infatti, il power nap è il sonnellino “energetico”, che quindi è molto utile per corpo e mente.

Ma ciò che fa la differenza, tra beneficio e danno, sta proprio nel tempo che si dedica alla dormitina.

La scienza su questo non ha dubbi. Il pisolino dopo pranzo fa bene solo se dura al massimo mezz’ora.

Solitamente, già 15-20 minuti sono più che sufficienti per avere un effetto ristoratore e positivo sull’organismo.

Quindi è fondamentale puntare sempre la sveglia al massimo mezz’ora dopo, così da non innescare il sonno profondo che invece, come stiamo per scoprire, è deleterio se fatto nel pomeriggio.

Quanto deve durare il pisolino dopo pranzo

Come appena specificato, il pisolino dopo pranzo deve durare 15-20 minuti, al massimo mezz’ora.

Ma qual è la motivazione scientifica alla base di questa affermazione?

Come spiega Lino Nobili, docente del Dipartimento di Neuroscienze, riabilitazione, oftalmologia, genetica e scienze materno-infantili dell’Università di Genova e vicepresidente dell’Associazione Italiana di Medicina del Sonno, il sonnellino pomeridiano è fisiologico per l’uomo.

Questo perché il nostro organismo segue un ritmo circadiano di 24 ore, quindi è normale che dopo pranzo ci sia un calo nelle prestazioni, sia in vigilanza che lucidità.

La sonnolenza post-prandiale, quella che per l’appunto ci assale dopo aver mangiato, è normale che arrivi e questo indipendentemente da ciò che si mangia.

Certamente un pasto troppo abbondante peggiora la situazione ma anche mangiando solo un’insalata, la sensazione non scomparirebbe.

Meglio cedere allora e assecondare la richiesta del nostro organismo, perché tra l’altro fa bene alla pressione arteriosa e preserva la riduzione della materia grigia (fisiologico con l’avanzare dell’età).

Magari evitando di mettersi a letto, perché il rischio è di addormentarsi profondamente e rallentare la digestione. Oltre ad innescare meccanismi pericolosi per il metabolismo.

Perché non bisogna dormire dopo mangiato

Fermo restando dunque che dormire una mezz’oretta dopo pranzo non fa male, il fatto di sdraiarsi però può risultare controproducente.

Sicuramente, ciò appesantisce la fase digestiva, perché i succhi gastrici permangono nello stomaco che quindi può reagire con bruciore e acidità.

Pertanto è preferibile non sdraiarsi ma rimanere con la schiena e la testa sollevate rispetto allo stomaco, magari su una sedia reclinabile o sul divano.

L’altro rischio correlato all’eccessiva durata del pisolino pomeridiano è quello di cadere in una fase del sonno troppo profondo.

Partiamo dal presupposto che un ciclo di sonno completo dura 90 minuti. Chi ad esempio lavora di notte, è giusto che vada a compensare con una dormita più lunga nel pomeriggio e dovrebbe rispettare tale durata.

Svegliarsi invece dopo 40-50 minuti significa interrompere la fase di sonno profondo ed è per questo che poi ci si sente annebbiati e quasi in stato confusionale, con la testa “pesante”. E anche di cattivo umore.

Solo chi però fa i turni di notte è giustificato dal concedersi una siesta più lunga.

Ecco quali sono i lavori più usuranti.

In tutti gli altri casi, questa abitudine diventa controproducente e causa squilibri importanti nell’organismo.

Partiamo dal presupposto che un adulto sano necessita di 7-9 ore di sonno al giorno. Ciò che conta per stare bene è che però si dorma nelle ore notturne, quindi comprese tra le 23 e le 7 del mattino.

Fare un “monte ore” dormendo ad esempio 3-4 ore durante la notte e altrettante nel pomeriggio per compensare, non è una pratica corretta e assolutamente non salutare.

Infatti, alterare in questo modo il ritmo circadiano aumenta il rischio di obesità e diabete ma non solo. Comporta anche un innalzamento della proteina C reattiva e della troponina (quelle legate ai danni del muscolo cardiaco).

Ma soprattutto si innesca un circolo vizioso per cui, chi dorme a lungo nel pomeriggio, soffre di insonnia durante la notte. Magari resta sveglio davanti alla tv o allo smartphone fino alle tre di notte, ovviamente non riuscendo poi a tenere gli occhi aperti dopo pranzo e crollando di nuovo in un sonno profondo nel pomeriggio.

Natalia Piemontese
Natalia Piemontese
Consulente lavoro online e professioni digitali, classe 1977. Sono Natalia, Piemontese di cognome, pugliese di nascita e calabrese d'adozione. Laureata in Scienze Politiche presso l'Università degli Studi di Bari, ho conseguito un Master in Selezione e Gestione delle risorse umane. Mamma bis, scrivo sul web dal 2008. Sono specializzata in tematiche del lavoro, business nel digitale e finanza personale. Responsabile del blog #mammachebrand, ho scritto un e-book "Mamme Online, come gestire casa, lavoro e figli".
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