Per il momento non sono minacciati i supporti sui quali i mercati sono rimbalzati quattro settimane fa. Una reazione a dir poco provvidenziale, condita da diffusi episodi di formale capitolazione, che hanno alimentato una vigorosa ripartenza. Adesso entrata in stallo.

In attesa di conoscere il contenuto delle minute del FOMC di marzo, la seduta di ieri è stata ravvivata dalle dichiarazioni di alcuni esponenti del direttorio della Federal Reserve. La governatrice Brainard, notoriamente “colomba”, ha ribadito la necessità di incrementi del tasso di intervento da 50 punti base, molto probabilmente in almeno ciascuna delle prossime due riunioni; con la prospettiva di iniziare lo smantellamento del bilancio Fed già a partire da metà maggio.

Si tratta di un orientamento condiviso a più livelli, che rimuoverà una pietra angolare dalla struttura portante del mercato azionario. Il sollievo per gli investitori è che altre banche centrali sono tuttora attivamente impegnate nello stampare moneta per sostenere le rispettive economie. Il governatore Waller l’altro giorno ha proposto di riportare le dimensioni del bilancio della Fed alle proporzioni pre-CoViD: al 20% del prodotto interno lordo USA, dall’attuale 35%, mediante riduzioni a regime da 80 miliardi al mese.

Questo, a fronte di una spesa per consumi calata in termini reali negli Stati Uniti in ben tre degli ultimi quattro mesi, e con il massiccio accantonamento di scorte nel terzo e quarto trimestre, che da un lato spiega tutta l’ottima performance del PIL nella seconda metà dello scorso anno; dall’altro induce ad aspettative più contenute per il 2022, nel momento in cui si realizzerà che tale strategia non ha trovato riscontro in maggiori vendite al dettaglio.

Naturale che questo orientamento abbia inciso ieri su tutti i fronti: S&P500 e Treasury hanno ceduto a fine seduta più di un punto percentuale. Negli ultimi vent’anni si contano soltanto 25 precedenti, e nella maggior parte dei casi (17) Wall Street ha perso ulteriore terreno una settimana dopo: del 2.5%, in media. Il modello previsionale proposto l’altro ieri, evidentemente concorda.

Per il momento non sono minacciati i supporti sui quali i mercati azionari di tutto il mondo sono rimbalzati quattro settimane fa. Una reazione a dir poco provvidenziale, condita da diffusi episodi di formale capitolazione, che hanno alimentato una vigorosa ripartenza. Adesso entrata in stallo.

È il caso di rimarcare la rilevanza strategica della piattaforma da cui le borse sono ripartite: l’abbattimento di questo supporto si rivelò fatale, quando fu abbattuto dopo i massimi del 2000 e del 2007. Negli ultimi dieci anni non sono mancate le penetrazioni: sempre però provvidenzialmente rientrate. Per effetto di una convinta azione di “puntellamento” da parte delle banche centrali; su cui però ora è opportuno non contare più.