Una posizione ambigua quella della Cina che dopo aver bannato letteralmente Bitcoin e criptovalute dal Paese, vietando mining e scambi in moneta digitale, dimostra ora un avvicinamento al mondo cripto-alternativo, che è quello rappresentato dai Non-Fungible-Token (NFT). 

Ad annunciarlo è stata la Blockchain Service Network (BSN), che con un finanziamento dello Stato cinese prevede entro la fine di gennaio la creazione ultima di una infrastruttura per la distribuzione di Non-Fungible-Token (NFT). 

Normalmente gli NFT si acquistano e si creano pagando in Ethereum o altra criptovaluta digitale legata alla blockchain di riferimento, ma nel caso di questo progetto governativo, l’obiettivo è quello di permettere per solo scambi e acquisti in yuan.

Le fonti istituzionali hanno infatti confermato che tale apertura è connessa alla creazione di una infrastruttura dove si possano scambiare e creare NFT nella valuta tradizionale, ma prosegue il percorso di ostilità nei confronti delle criptovalute classiche quali i Bitcoin, ormai vietati in Cina.

Tuttavia, secondo molti analisti da questo ban cinese i BTC ne hanno tratto più benefici che altro, perché la fuga dei miners verso gli USA ha portato anche all’utilizzo di fonti di energia rinnovabile per il processo di estrazione dei token, cosa che non accadeva in Cina.

Quali sono le differenze tra i “Non-Fungible-Token” ed i Bitcoin, che sono invece “Fungible-Token”? 

Prima di passare all’analisi politica della posizione cinese diciamo brevemente in cosa consiste un NFT e in cosa si discosta da una criptovaluta come i Bitcoin, perché senza capire questa differenza l’analisi è vana.

Il prezzo di mercato delle criptovalute come i Bitcoin è altamente volatile, cioè subisce continue e cospicue fluttuazioni di mercato, che sono influenzate da una molteplicità di fattori.

Spiegare le quali sarebbe complesso, ma si può fare un esempio per dare l’idea. Nel 2021 i Bitcoin superano i 50.000 dollari ad unità, ma nel 2022 il prezzo scende con un vero e proprio crollo registrato qualche giorno fa, quando la banca centrale statunitense (Fed) ha annunciato di voler aumentare i tassi di interesse. Tale crollo ha investito tutto il mondo cripto e rende bene l’idea di come il prezzo Bitcoin sia influenzato da mille spinte che provengono dai mercati finanziari mondiali.

Un NFT utilizza come i Bitcoin un protocollo blockchain per gli scambi, ed è un token digitale, ma non si tratta di valuta in senso stretto, cioè non viene scambiata e non ha valore intrinseco. Ogni moneta è un pezzo da collezione, che può essere personalizzato, e sono tutte diverse le une dalle altre; è arte-crypto in senso letterale.

Semplicemente a questi token possono essere allegati anche file digitali e possono essere personalizzati senza troppa difficoltà, questo fa sì che molti artisti abbiano creato NFT d’arte venduti a milioni di dollari.

Di qui il concetto di “Fungible Token”, i Bitcoin, per cui 1 BTC può essere scambiato con 1 BTC e sono due monete identiche, come dollari ed euro solo che fisicamente non esistono. Mentre, i “Non-Fungible-Token”, sono pezzi unici, da collezione, che vengono venduti a prezzi diversi e in genere tramite aste online, come le opere d’arte. 

Perché la Cina si apre agli NFT, ma continua il ban per i Bitcoin?

Dunque la BSN sta ampliando l'infrastruttura cinese utile alla diffusione di Non-Fungible-Token, in un progetto finanziato dallo Stato. Una posizione che stupisce se si considera il recente ban cinese a Bitcoin e criptovalute, ma che è stato spiegato dalle autorità e dalle società coinvolte nel progetto.

Il South China Morning Post ha intervistato l’amministratore delegato della Red Date Technology, He Yifan, che è la società che si occupa di supporto tecnico alla BSN nella realizzazione dell’infrastruttura, ed ha sostenuto che gli NFT non hanno i problemi legali dei Bitcoin in Cina, ma lo diventano solo quando vengono creati (minting) o scambiati attraverso criptovaluta.

La nuova BSN-Distributed Digital Certificate (BSN-DDC), cioè l’infrastruttura che gestirà gli NFT cinesi si tiene infatti ben lontana dalla criptovaluta e non utilizzerà affatto transazioni crittografiche.

Perché creare, gestire, vendere e comprare gli NFT sarà fatto in yuan, che resterà l’unica moneta permessa, con l’ostilità cinese per Bitcoin e criptovalute che non accenna a diminuire. 

Viene a questo punto da chiedersi se mai la Cina si aprirà almeno alle stablecoin, che sono criptovalute legate all’inflazione di una valuta fiat, quale può essere lo yuan, e quindi meno soggette per natura a volatilità.

Qualche dettaglio in più su questo progetto cinese di separare gli NFT dalle criptovalute e offerto dal video YouTube di Cointelegraph News, che di sotto vi proponiamo:

  

Così la Cina punta a separare i Non-Fungible-Token NFT dai Bitcoin

Quello che la Cina ha dovuto risolvere nella creazione di questa infrastruttura digitale è un problema legale.

Questo perché i Non-Fungible-Token operano su piattaforme pubbliche e decentralizzate, sostanzialmente vietate in Cina dove a tutte le piattaforme Internet viene richiesto di verificare l'identità degli utenti per essere in regola.

A questo scopo si utilizzeranno delle chain adattate e governabili dalle autorità designate.

Va detto comunque che se il ban chinese pare non estendersi agli NFT, ma solo a Bitcoin e altre criptovalute che condividono le medesime proprietà, molte società hanno scelto comunque di creare NFT chiamandoli “digital collectibles” ed evitare rischi.

In ogni caso, questo nuovo progetto supportato dallo Stato ha già attirato molti investitori in Cina e rischia di mettere in crisi nel paese il mercato degli NFT tradizionali e legati per antonomasia alle criptovalute, soprattutto Ethereum.

Obiettivo del governo cinese pare non sia solo quello di usare questi token in senso artistico, ma anche perché gli NFT offrono la possibilità di gestire innumerevoli risorse, come ad esempio i database delle targhe delle auto e quelli delle lauree o dei diplomi di scuola. Dunque obiettivo finale pare sia quello di farne uno degli strumenti di amministrazione del paese.

La svolta sostenibile dei Bitcoin grazie al ban cinese e le ripercussioni se sui mercati 

Diciamo comunque che secondo molti esperti analisti del mondo cripto il ban cinese potrebbe aver portato alcuni benefici ai Bitcoin in particolare, che sono la valuta digitale con la maggiore capitalizzazione di mercato.

Questo perché uno dei principali ostacoli che il mondo cripto ha dovuto affrontare negli ultimi anni è legato alla sostenibilità ambientale, che ha allontanato molti investitori spaventati dall’impatto soprattutto del mining. 

La creazione di un Bitcoin avviene attraverso un processo chiamato mining, cioè estrazione, ovvero ci sono una quantità enorme di computer che lavorano insieme e consumano energia elettrica, nel tentativo di risolvere calcoli complessi ed estrarre una moneta.

La Cina prima del ban era la nazione con la più alta concentrazione di attività di mining al mondo, ma è anche una nazione lontana dalla sostenibilità ambientale, dove l’energia prodotta si basa ancora quasi interamente su fonti fossili non rinnovabili.

Il ban alle criptovalute ha fatto però fuggire i miners dalla Cina, gran parte dei quali ha scelto gli USA come nuova dimora e dove buona parte dell'energia prodotta per alimentare il paese e quindi il mining viene da fonti rinnovabili.

Questa spinta verso la sostenibilità ambientale ha il potenziale di attrarre più investitori nel mercato Bitcoin facendo crescere la moneta sul mercato e quindi lievitare il suo prezzo.