Il mondo crypto come tutti i settori è anche lui popolato di credenze e pregiudizi, nonché di miti da sfatare. Uno di questi è che gli stablecoin siano più sicuri, in termini di investimento, cioè presentino meno rischi, rispetto alle normali criptovalute.

Questi asset sono monete digitali ancorate ad un altro asset collaterale, quale può essere qualsiasi cosa, le azioni di una determinata società, i metalli preziosi come l’oro, ma più spesso gli stablecoin seguono con un rapporto 1:1 l’andamento di una valuta a corso legale quale può essere il Dollaro, lo Yuan o l’Euro.

Per questo motivo, poiché il loro prezzo è influenzato da un altro asset, gli stablecoin non soffrono sui mercati la volatilità delle criptovalute. Questo però non significa che un investimento in stablecoin sia per forza più sicuro, perché sono molte le cause che analizzeremo in questa sede e che possono invece, ad esempio, far cadere l’ancoraggio all’asset collaterale e far colare a picco il valore della moneta. 

Di base nell’investimento da un punto di vista di riuscita del progetto, se mettiamo a parte la volatilità dei token, un ecosistema legato ad una stablecoin può fallire allo stesso modo di quello di una normale criptovaluta. In parole povere uni dei rischi legati agli stablecoin e che questi non siano affatto “stabili” nel valore di mercato.

Una panoramica dei principali stablecoin esistenti, delle differenze a anche dei vantaggi e dei rischi di investire in queste monete digitali è offerta dal video YouTube di The Crypto Gateway:

  

In cosa gli stablecoin differiscono dalle criptovalute?

Con stablecoin si intendono monete digitali che a differenza delle criptovalute sono asset “stabili” sui mercati. La maggior parte degli stablecoin presenti è ancorata al dollaro USA. 

Esistono vari tipi di stablecoin in ogni caso il presupposto base è che esse siano garantiti. Ovvero che vi sia la liquidità sufficiente perché possono essere scambiati per il valore equivalente nell’asset a cui sono ancorati.

Se ad esempio prendiamo una moneta digitale che segue con un rapporto 1:1 l’ancoraggio al dollaro, il valore complessivo della fornitura totale di token deve essere depositato in dollari in un conto corrente, che funge da riserva, e dove ogni volta che uno stablecoin viene coniato 1 dollaro viene depositato.

Questo vale anche per gli stablecoin ancorati ad altro asset, ad esempio l’oro. Se immaginiamo una moneta digitale ancorata all’oro, dove 1 token vale quanto un grammo d’oro, ogni volta che un gettone digitale viene coniato un grammo d’oro deve essere depositato in un caveau. 

Esistono poi gli stablecoin algoritmici, che in genere sono garantiti con criptovalute e dove è appunto un algoritmo a determinare i criteri di ancoraggio.

Che cos’è il “Reserve Risk” in relazione agli stablecoin?

Se la caratteristica degli stablecoin quindi è la stabilità dei prezzi, in termini di investimento questo non corrisponde letteralmente al complesso dei possibili rischi nell’investire in essi .

Prima di tutto si deve sempre partire dal presupposto che gli stablecoin al pari delle criptovalute non sono regolamentati, come invece lo sono le valute fiat. Fanno eccezione in questo gli stablecoin come lo Yuan digitale cinese, perché esso è gestito ed emesso direttamente dalla banca centrale.

Uno dei primi rischi legati agli stablecoin e quello che in gergo si chiama “reserve risk”, ovvero un elemento chiave perché il valore dei token sia garantito è che esso possegga le riserve adeguate.

Se infatti uno stablecoin non possiede la corretta quantità di riserve di asset collaterale a cui è ancorato, se tutti vendessero i loro token non ci sarebbe liquidità sufficiente a liquidarli.

Gli stablecoin algoritmici ad alto rischio: l’esempio di TerraUSD (UST)

Quelli che sono considerati ad alto rischio sono proprio gli stablecoin algoritmici, concetto che si è andato stigmatizzando dopo il recente crollo del token TerraUSD (UST).

Si tratta di uno stablecoin ancorato al dollaro e garantito però attraverso un altra criptovaluta, chiamata Terra Luna.

Entrambe le monete digitali lavorano sulla medesima Blockchain dove un algoritmo regolava il delicato equilibrio tra Terra Luna e UST circolanti al fine di mantenere l’ancoraggio al dollaro.

Il sistema sostanzialmente è un burn e mint, dove scambiando 1 euro di criptovaluta per 1 UST si brucia 1 euro di Luna e si crea un nuovo stablecoin. Al contrario scambiando 1 UST per 1 euro di Luna ad essere bruciato è 1 stablecoin. Nel primo caso si verifica un ribasso del prezzo a unità dello stablecoin, poiché aumenta l’offerta circolante di token, nel secondo caso invece un rialzo perché essa diminuisce. 

Compito dell’algoritmo di Terra era far sì che il meccanismo funzionasse al fine di mantenere il valore di 1 UST più vicino possibile a quello di 1 dollaro.

Un improvviso e massiccio ritiro di capitali dal mercato, secondo alcuni anche pianificato, ha impedito all'algoritmo di mantenere il giusto bilanciamento e, colando a picco, UST ha trascinato con sé anche la criptovaluta Luna e ora del progetto Blockchain Terra non resta più niente.

Il “panic selling” che stava per travolgere anche Tether

Un esempio ci aiuta a capire meglio come anche gli stablecoin più solidi possano correre rischi inaspettati  e coinvolge Tether, uno degli stablecoin più famosi al mondo che vanta una capitalizzazione di mercato di oltre 80 miliardi di dollari e anche lui ancorato al dollaro USA.

In seguito al crollo di un altro token simile TerraUSD (UST) si è creato quello che si definisce un caso di “panic selling” gigantesco, che è andato ad impattare anche sulle altre monete digitali dello stesso tipo, tra cui appunto Tether.

Mentre UST colava letteralmente a picco, gli investitori spaventati dagli stablecoin cominciavano a vendere anche i loro Tether, benché i due token siano di natura completamente diversa, dove il primo è uno stablecoin algoritmico ed il secondo no. Per quanto al momento Tether si sia ripreso, per un momento si è temuto il peggio quando il valore è sceso a quasi 0,95 $, quando ha rischiato il “depegging”, cioè di perdere l’ancoraggio.

Questo perché la caduta di Terra e del suo stablecoin ha creato un effetto a catena che ha portato ad un irrazionalità completa che ha investito questo tutti questi asset.

Stablecoin logaritmici tutti a rischio dopo la caduta di UST

Ma se il tracollo di Terra rischiava di travolgere anche stablecoin come Tether, basati su riserve fisiche in dollari, un effetto ancora più negativo ha avuto sugli altri stablecoin algoritmici. Poiché questi sono stati i principali asset coinvolti nel “panic selling”. 

Così anche due altre monete digitali ancorate al dollaro, DEI e FantomUSD hanno perso l'ancoraggio, con la prima scesa a 0,57 $ e la seconda a 0,35 $. Se a parole tutti hanno piani per la ripresa e per riportare il valore dei token a 1 dollaro, la situazione di questi stablecoin è più complessa e la loro ripresa è più a rischio di quanto non potesse esserlo quella di Tether.

Conviene più investire in stablecoin o criptovalute?

In conclusione, uno stablecoin non rappresenta per forza un investimento migliore di una criptovaluta, perché ambedue queste tipologie di progetti hanno il potenziale sia per riuscire che per fallire.

Piuttosto criptovalute e stablecoin rispondono ad esigenze diverse e investendo in stablecoin si evita la forte volatilità che contraddistingue le criptovalute, ma la si evita sia in bene che in male, perché non ci sono neanche quegli improvvisi rialzi di prezzo che ad esempio hanno fatto la fortuna di molti investitori Bitcoin.