Pignoramento prima casa: quando avviene e cosa dice la legge

È possibile il pignoramento della prima casa? Quali sono i casi nei quali i nostri creditori possono mettere all'asta l'immobile in cui abitiamo?

È possibile il pignoramento della prima casa? Quali sono i casi nei quali i nostri creditori possono mettere all’asta l’immobile in cui abitiamo? Ma soprattutto: quali sono i debiti e gli importi che rischiano di farci trovare in mezzo ad una strada? Iniziamo con l’assicurare i nostri lettori: la prima casa è considerata un bene essenziale, senza la quale è impossibile vivere. Una regola basilare ed importante: è anche vero, pero, che su questo bene possa scattare il pignoramento. La sua impignorabilità scatta per una particolare eccezione, che viene disposta quando ci sono casi particolari.

Prima di continuare è importante sottolineare che il pignoramento immobiliare, indipendente che questa sia la prima casa o meno, è un procedimento molto lungo, ma soprattutto costoso. Molte volte risulta essere anche molto aleatorio. Questo significa che, benché la legge non preveda un limite al di sotto del quale non si possa procedere per effettuare un pignoramento sulla prima casa, ci sono motivi di natura strettamente economica che sconsigliano di procedere per questa strada.

Fatta questa doverosa premessa, cerchiamo adesso di capire quando è possibile procedere con il pignoramento della prima casa, analizzando alcune categorie di debiti. Punteremo la nostra attenzione sui debiti e sulle cifre che possono indurre il creditore a muoversi in questa direzione. Ma soprattutto cercheremo di capire chi effettivamente ha la possibilità di mettere all’asta la casa.

Pignoramento della prima casa: quando è possibile farlo

Sfatiamo un mito: anche la prima casa è un bene pignorabile. Questo può accadere ogni volta che il debito è di natura privata. Molto pragmaticamente questo significa che una banca, una finanziaria, un dipendente od una controparte processuale possono pignorare la prima casa del debitore. La seconda brutta notizia è che non esiste un limite minimo di debito dal quale l’eventuale pignoramento immobiliare possa partire. Nel caso in cui ci siano degli importi molti bassi, il creditore può avviare la procedura di esecuzione forzata.

Come abbiamo anticipato in precedenza, comunque, il pignoramento immobiliare ha un costo vivo abbastanza elevato. Ma soprattutto è necessario appoggiarsi su un avvocato per avviare la procedura: questo implica che i creditori decidano di intraprendere questa strada solo e soltanto se il credito ha un certo valore. Generalmente, perché la procedura parta deve essere superiore a 5.000 euro. Questa, comunque, è unicamente una valutazione di opportunità: il creditore ha la facoltà di agire ugualmente, anche se il suo credito è di 100 euro.

Nel momento in cui il creditore abbia intenzione di procedere con il pignoramento di un immobile è necessario tenere presente anche una variabile: il tempo che è necessario perché la procedura si concluda. I tempi possono variare dai tre ai dieci anni, a seconda del tribunale di appartenenza e dell’appetibilità del bene. In questo periodo il debitore potrà continuare a restare nell’immobile. Questo, senza dubbio, rappresenta un ulteriore fattore che potrebbe far desistere il creditore e che potrebbe puntare alla prima casa solo se costretto, perché mancano altri beni pignorabili.

Prima casa: quando non si può procedere con il pignoramento

Ci sono dei casi nei quali non si può procedere con il pignoramento della prima casa. Questo avviene solo e soltanto quando il creditore è l’Agente per riscossione esattoriale. Come molti ben sapranno, questo è un ente pubblico, che si occupa di recuperare i crediti dello Stato e della Pubblica Amministrazione. In questo momento questo ruolo è stato assunto da Agenzia Entrate Riscossione, che ha preso il posto di Equitalia spa.

Questo significa che, nel momento in cui si riceve una cartella esattoriale, per qualsiasi debito contratto nei confronti del fisco, non si rischia il pignoramento della prima casa. Ribadiamo, comunque, che la legge non prevede l’impignorabilità della prima casa. Quella che è impignorabile è l’unica abitazione di proprietà del contribuente. In estrema sintesi, perché non si possa procedere con il pignoramento, dovranno sussistere contemporaneamente i seguenti requisiti:

  • l’immobile deve essere l’unico di proprietà del contribuente;
  • l’immobile non deve essere di lusso, ossia accatastato nelle categorie A/8 e A/9;
  • l’immobile deve essere luogo di residenza del contribuente;
  • l’immobile deve essere accatastato a civile abitazione.

Nel momento in cui dovesse mancare anche uno sei dei requisiti appena menzionati, gli uffici preposti potranno procedere con il pignoramento della prima casa.

Nel caso in cui il debitore non rientri tra i casi che abbiamo appena menzionato, anche la prima casa risulta pignorabile. A condizione che:

  • il debito superi 120.000 euro;
  • il complesso dei beni immobili di proprietà del debitore sia superiore a 120.000 euro.

Il pignoramento della prima casa, comunque, diventa effettivo solo se l’ente esattore abbia notificato la cartella esattoriale ed attenda almeno sessanta giorni. Dovrà poi notificare un preavviso di ipoteca ed attendere almeno trenta giorni. A questo punto potrà procedere con l’iscrizione dell’ipoteca ed attendere almeno sei mesi per poter avviare il pignoramento vero e proprio.

Prima casa: come si pignora

I creditori privanti che abbiano intenzione di procedere con il pignoramento della prima casa devono essere in possesso di un titolo esecutivo:

  • una sentenza;
  • un decreto ingiuntivo definitivo;
  • un assegno;
  • una cambiale;
  • un contratto di mutuo stipulato dinanzi al notaio.

Il titolo esecutivo dovrà essere notificato al debitore, che avrà dieci giorni di tempo per pagare. Entro e non oltre 90 giorni dalla notifica del precetto, il creditore deve notificare l’atto di pignoramento immobiliare per il tramite dell’ufficiale giudiziario, che va portato a conoscenza anche degli eventuali cointestatari del bene.

Pierpaolo Molinengo
Pierpaolo Molinengo
Giornalista. Ho una laurea in Materie Letterarie, conseguita presso l'Università degli Studi di Torino. Ho iniziato ad occuparmi di Economia fin dal 2002, concentrandomi dapprima sul mercato immobiliare, sul fisco e i mutui, per poi allargare i miei interessi ai mercati emergenti ed ai rapporti Usa-Russia. Scrivo di attualità, fisco, tasse e tributi, diritto, economia e finanza.
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