Lagarde, il taglio dei tassi dei mutui potrebbe saltare: cosa farà la BCE

Il taglio dei tassi d'interesse sull'Euro da parte della BCE, tanto atteso dai mercati, potrebbe non arrivare tanto presto.

Il calo dell’inflazione, che ha caratterizzato gli ultimi mesi, viene messo in discussione, sollevando dubbi sui possibili tagli al tasso d’interesse della BCE e alimentando la richiesta di interventi strutturali da parte della banca centrale. Ecco cosa sta succedendo.

L’inflazione in calo non è più una certezza

Il 2023 è stato caratterizzato da una tendenza al ribasso dell’inflazione, soprattutto in Europa, che grazie alla politica monetaria restrittiva della BCE, si è avvicinata sempre di più ai livelli target con un inflazione al 2%, portando gli analisti ed esperti ad ipotizzare che, entro il 2024, si sarebbero visti i primi tagli al tasso d’interesse.

Molti analisti avevano puntato su aprile, mentre altri, più cauti, vedevano in Giugno e nel secondo semestre dell’anno, il punto d’inizio dell’inversione di tendenza della BCE.

I primi dati sul 2024 tuttavia, mettono in discussione le ipotesi relative al taglio dei tassi di interesse. Più precisamente, il mese di gennaio 2024 ha visto un calo dell’inflazione in Europa, estremamente marginale, passando dal 2,9% al 2,8%, mentre l’inflazione core, legata all’energia e alimentari, si è attestata al 3,3%, un livello superiore alle attese.

Lo scenario dell’inflazione in Europa appare quindi incerto, e, se qualche settimana fa, la prospettiva dei primi tagli al tasso d’interesse appariva accessibile nel breve periodo, ora il discorso sembra cambiato.

La BCE continua a navigare a vista

L’inflazione continua a rallentare, se pure in maniera più contenuta mentre la politica monetaria dell’Eurozona appare ora incerta. Un futuro, quello dell’Euro, in cui si attendevano tassi più accomodanti, potrebbe non essere più tanto vicino come si attendeva.

La BCE, come ha dichiarato più volte Christine Lagarde, direttrice della banca centrale, negli ultimi 18 mesi, sta procedendo in materia di inflazione e tassi d’interesse, navigando a vista. La BCE, detto più semplicemente, sta attuando le proprie decisioni, di aumentare, mantenere invariati o eventualmente ridurre i tassi d’interesse, sulla base dei dati elaborati mese dopo mese, e se i dati di dicembre 2023 lasciavano intravedere i primi segnali di un possibile taglio futuro al tasso d’interesse, i dati di gennaio 2024 richiedono maggiore cautela.

Cautela che non è mai mancata, a dire il vero, nelle parole della stessa BCE, ricordiamo infatti che, quando negli scorsi mesi i mercati iniziavano a scommettere sui futuri tagli e la stampa chiedeva alla BCE quando questi tagli sarebbero arrivati, Christine Lagarde, ha più volte dichiarato che parlare di tagli al tasso d’interesse era prematuro.

Cosa succede negli USA

Se da un lato la BCE procede navigando a vista, dall’altro, non manca di utilizzare quanti più strumenti a sua disposizione, e in questa immagine di un mare ancora inesplorato, la BCE guarda con attenzione alla nave che la precede di poche miglia, ovvero la Federal Reserve.

La FED, proprio come la BCE sta navigando in un mare inesplorato in cui anticipa di qualche mese le mosse della BCE e, proprio come la BCE la FED sta basando le proprie decisioni, prese di mese in mese, sulla base di alcuni report strategici relativi all’economia, l’inflazione e l’occupazione, negli USA.

Vi è sempre grande attenzione ai dati dei vari report quando vengono pubblicati e, l’ultimo report sull’occupazione negli USA, relativo al mese di gennaio, ha visto alcune correzioni al rialzo, mostrando circa 333 mila posti di lavoro in più, rispetto ai 216 mila attesi. Il report sull’occupazione USA di gennaio mostra anche un incremento della retribuzione oraria media dello 0,6%, anche qui, un valore superiore alle attese.

Questi dati lasciano intravedere un possibile rilancio dell’industria statunitense nei prossimi mesi.

Previsioni inflazione in Europa

Tornando in Europa, i dati su occupazione, inflazione e salari, hanno evidenziato un raffreddamento nel rallentamento dell’inflazione, e si ipotizza che sia stato raggiunto, o che sia prossimo al raggiungimento, il livello minimo di inflazione possibile con i tassi correnti.

Detto più semplicemente, l’aumento dei tassi d’interesse è servito a rendere più costoso l’accesso al denaro, di conseguenza, da un alto mutui e finanziamenti sono diventati più costosi, si è registrata una compressione dei consumi e un rallentamento generale dei consumi e di conseguenza dell’economia, rallentamento che ha prodotto una progressiva riduzione dell’inflazione, passata da livelli superiori al 10% registrati a novembre 2022 a livelli prossimi al 3% registrati a novembre 2023.

L’obbiettivo della BCE era, ed è ancora, quello di portare l’inflazione ad un livello target del 2%, e, a gennaio 2024 questo livello appariva molto vicino con un inflazione al 2,8%, tuttavia, le proiezioni per il 2024, basate sui dati di gennaio, mostrano un inflazione tendente al 2,7%.

Questo significa che, con i tassi d’interesse correnti, l’inflazione potrebbe non scendere sotto il 2,7%, almeno nel 2024 e forse nel 2025.

Il possibile assestamento dell’inflazione al 2,7% allontana la prospettiva di tagli al tasso d’interesse, poiché tagli prematuri potrebbero innescare, come ha più volte paventato la BCE stessa, un rilancio dell’inflazione. In altri termini, tagliare i tassi d’interesse, potrebbe causare un nuovo incremento dell’inflazione.

Possibile assestamento dell’inflazione

In un panorama in cui l’inflazione rallenta sempre meno, ei primi tagli al tasso d’interesse della BCE, attesi tra marzo e giugno, potrebbero essere rimandati a data da destinarsi, ciò che molti si chiedono è quanto saranno aggressive le banche centrali in quella fase.

Affinché l’inflazione cali ulteriormente, potrebbero essere necessarie nuove manovre correttive da parte delle banche centrali, manovre che tuttavia potrebbero non arrivare. Detto in altri termini, lo scenario corrente mostra un criptico dilemma sul futuro dei tassi d’interesse per cui le banche centrali potrebbero decidere di mantenere invariati, ridurre o rilanciare i rincari del tasso d’interesse.

Lo scenario più plausibile, sembra essere quello dei tassi stabili, senza quindi correzioni, almeno nei prossimi mesi, questo tuttavia, potrebbe avere effetti negativi sui mercati.

Negli ultimi mesi i mercati hanno puntato sui possibili tagli al tasso d’interesse, tagli che potrebbero non arrivare nei tempi previsti, per via di una serie crescente di fattori che hanno stravolto gli equilibri globali.

Uno dei fattori chiave potrebbe essere la crisi del Mar Rosso, legata agli scontri tra Israele e Gaza, che hanno provocato un significativo incremento dei costi di spedizione tra Cina ed Europa, più precisamente il costo medio è passato da circa 1500€/Teu a circa 6000€/Teu, questo aumento di costi si riflette direttamente sull’industria manufatturiera europea, che sperimenta quotidianamente ritardi nelle consegne ed aumento dei costi, mentre l’aumento dei costi di trasporto, si riflette sul prezzo finale del prodotto manifatturiero.

L’incidenza dei costi di trasporto, sul prodotto finale, è per il momento inferiore all’1%, di conseguenza, per il momento, non sembrano esserci rischi per uno shock inflazionistico legato all’aumento dei costi di trasporto, e, secondo le stime delle principali banche d’affari, l’impatto dei disordini nel Mar Rosso, potrebbe incidere complessivamente sull’inflazione con un incremento dello 0,6%. Che, in rapporto ai risultati finora raggiunti dalle con le correzioni della BCE, potrebbe richiedere, secondo alcune stime preliminari, un rincaro di almeno 0,25 punti percentuali sui tassi d’interesse.

Questo dato è calcolato sulla base dell’esperienza della BCE maturata negli ultimi 18 mesi e sull’effetto che i tassi d’interesse hanno avuto sull’inflazione a seguito della crisi inflazionistica post Covid e alimentata dalla crisi energetica legata al conflitto in Ucraina in corso dal 2022.

Inflazione e crisi logistica

La crisi inflazionistica iniziata tra 2021 e 2022 ha evidenziato alcune significative criticità, come ad esempio la rapidità con cui il quadro globale possa cambiare in modo radicale. Quegli eventi ci lasciano alcuni insegnamenti, come ad esempio la necessità, nei disordini nel Mar Rosso, di non concentrarsi solo sul campo container, ma di trovare alternative.

In effetti, la logistica, se bene sia uno dei fattori più esposti, rappresenta l’elemento meno incisivo della crisi nel Mar Rosso, più d’impatto sono gli effetti che i disordini possono avere sul mercato dei carburanti.

E più nello specifico, è la logistica dei carburanti ad essere il vero elemento di criticità.

Questo perché, le navi cisterna, che trasportano attraverso il Mar Rosso, carburanti di vario genere, sono in misura nettamente inferiore alle navi cargo e portacontainer, di conseguenza, l’impossibilità di passare per le acque del Mar Rosso e il canale di Suez, che costringe i mercantili e cisterne a circumnavigare l’africa ed accedere al mediterraneo attraverso Gibilterra, in un viaggio molto più lungo e costoso, può avere effetti limitati per le portacontainer, i cui numeri consentono di avere un afflusso di merci più stabile, la minore disponibilità di navi cisterna, unita a tempi dilazionati per l’accesso ai porti del mediterraneo, può causare periodiche interruzioni nelle forniture con conseguente prosciugamento delle riserve e quindi una nuova crisi energetica.

In quest’ottica, possiamo osservare come il Mar Rosso, già centrale nell’economia europea fin dall’installazione del canale di Suez, ha acquisito, dopo l’inizio del conflitto in Ucraina, una centralità strategica per la sopravvivenza dell’Europa, ed ora che anche il Mar Rosso è in preda a disordini, rappresenta una pericolosa minaccia per l’economia europea. Minaccia che si concretizza nel rischio di una nuova ondata di inflazione.

Per l’Europa è quindi fondamentale garantire il transito di navi, soprattutto cisterna, nel Mar Rosso, affinché si possano mantenere in Europa livelli d’inflazione relativamente bassi.

Cosa può fare la BCE al riguardo

Negli ultimi 18 mesi, la BCE ha potuto attuare politiche monetarie restrittive, al fine di ridurre i livelli d’inflazione, questa strategia tuttavia, si è limitata a tamponare le cause dell’inflazione su cui la stessa BCE non aveva autorità. Viene quindi da chiedersi cosa possa fare in questa circostanza la BCE.

Sappiamo che Lagarde e la BCE hanno più volte dichiarato di essere pronti e disposti a mantenere tassi d’inflazione elevati, per tutto il tempo necessario, affinché l’inflazione potesse tornare a livelli sostenibili, e, con l’inasprirsi degli equilibri geopolitici, ciò che ad oggi la BCE può fare è ancora questo, ovvero intraprendere politiche monetarie ibride, ovvero politiche monetarie in cui da un lato si hanno tassi d’interesse elevati, soprattutto sulla parte breve della curva, e dall’altro, tassi d’interesse più accomodanti nella parte lunga della curva. In questo modo è possibile incentivare gli investimenti, mantenendo sotto controllo l’inflazione.

Antonio Coppola
Antonio Coppola
Copywriter, classe 1989. Sono nato a Napoli. Laureato in Storia Contemporanea e specializzato in geopolitica e relazioni internazionali presso l'Università di Pisa, nella vita mi occupo di divulgazione, marketing e comunicazione. Scrivo sul web da oltre 10 anni. Appassionato di scrittura e tecnologia, ho collaborato con diversi portali e riviste di settore nel mio campo e nel 2012 ho avviato un mio progetto di divulgazione storico culturale ed un podcast, grazie ai quali ho avuto modo di stringere collaborazioni con aziende, enti e riviste di settore ed ho avuto modo di esplorare e approfondire il mondo della SEO e del Web Marketing.
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