Il nuovo logo di KIA diventa un caso: quando il rebranding non riesce bene

Il nuovo logo di KIA sta suscitando non poche perplessità e confusione. In molti credono addirittura che KIA abbia cambiato nome in KN. Ma si tratta di una clamorosa svista o di un'azione di marketing voluta? Ecco i dettagli.

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I motivi per cui una grande azienda dovrebbe voler attuare un’operazione di rebranding sono diversi: rinfrescare l’immagine di un marchio, smacchiarne l’immagine dopo uno scandalo o semplicemente generare curiosità attorno a un prodotto che non sta performando quanto sperato.

Tuttavia, accade molto spesso che un rebranding sortisca in realtà l’effetto opposto, o che comunque non aderisca agli standard che il pubblico si aspetta. Nel caso di KIA, ci troviamo di fronte a un vero e proprio enigma. Vediamo cos’è successo.

Il nuovo logo di KIA: clamorosa svista o geniale intuizione?

Una proposta di rebranding per KIA è arrivata nel 2021, quando il dipartimento marketing ha proposto una nuova identità grafica a sostituzione del precedente logo che, seppur apparentemente obsoleto, era almeno facilmente leggibile.

Il nuovo si compone di un font tutto ad angoli, e manca il trattino che compone la A finale. Nessuno dev’essersi accorto dei diversi problemi a cui questo avrebbe potuto portare, ed il logo è arrivato al pubblico mainstream. Che però lo interpreta come KN invece che KIA.

Secondo quanto riportano i dati raccolti da una ricerca condotta Ashwinn Krishnaswamy – direttrice di un’agenzia di comunicazione – gli utenti avrebbero preso il rebranding troppo alla lettera, credendo che KIA avesse cambiato il proprio nome in KN. Ed è proprio quest’ultima sigla la più cercata su Google in relazione alla popolare casa automobilistica: almeno 30.000 persone si sono confuse.

E non si tratta di una coincidenza: le ricerche sarebbero avvenute proprio nel periodo immediatamente successivo al rebranding.

Un’altra agenzia di comunicazione – The Drive – ha invece scoperto che la sigla KN veniva proprio cercata in abbinamento al nome di alcuni modelli: quindi sì, proprio un bel disastro per la brand identity della casa automobilistica.

Proprio prima del lancio ufficiale della KIA Stinger – primissima autovettura con il nuovo logo – è quindi evidente che in molti non hanno riconosciuto il marchio in sé, ma solo il modello. Una debacle che ha causato un bel po’ di confusione.

Tuttavia, molti esperti parlano invece di una mossa geniale da parte di KIA, citando la regola del “male o bene, l’importante è che se ne parli”. Sì, KIA avrebbe potuto aggiungere quel fantomatico trattino, ma se ne sarebbe parlato così tanto?

Anche considerando che il comparto marketing è corso subito ai ripari, sborsando cifre esorbitanti per “comprare” i primi posti dei risultati di ricerca per la parola chiave KN. Che riporta al sito ufficiale di KIA.

Quando il rebranding va male: i casi più famosi

KIA non è però la sola ad aver completamente buggerato un rebranding: sono tantissimi i marchi che si sono trovati a dover compiere una sonora marcia indietro dopo un tentativo fallito di rinfrescare l’immagine del marchio.

A differenza del rebranding di Meta, che dopo lo scetticismo iniziale, sta avendo grande successo!

Sottilette KRAFT

Nel 2009, la popolare casa produttrice delle amate sottilette Kraft si era inventata un logo totalmente inadeguato nel tentativo di svecchiare il classicissimo blu-bianco-rosso. Il cambiamento è stato però troppo radicale, rendendo irriconoscibile la brand identity originale e risultando in una mossa fallita da cui è stato necessario tornare indietro dopo soli sei mesi.

Mastercard

In un tentativo di svecchiare il classico logo Mastercard, l’azienda ha deciso nel 2015 di volare un po’ troppo vicino al sole. Dando per scontato che tutti avrebbero riconosciuto i due cerchi rossi e arancione, il dipartimento marketing ha creato un logo irriconoscibile e troppo moderno, che ha confuso i consumatori.

Ovviamente, esso è stato scartato ancor prima di raggiungere il pubblico mainstream, e sostituito da un rendering più fedele all'immagine originale.

Pepsi

Nel 2014, dopo 5 mesi di “duro” lavoro e 1 milione di dollari spesi, i designer di Pepsi hanno ideato un nuovo logo: girato di lato, in un tentativo fallito di simulare un sorriso. Inoltre, la parte bianca del logo cambiava di dimensioni a seconda del tipo di prodotto.

Non solo il logo ricreato non era creativo, ma era anche incoerente. Tuttavia, la frittata ormai era fatta, e il logo ha finito per integrarsi, bene o male, come rappresentativo dell’azienda.