I segnali di una maggiore fiducia nei confronti della Cina erano già arrivati in dicembre, quando Jp Morgan aveva migliorato l'outlook sull'espansione economica di Pechino ma oggi sono sempre di più le investment bank che spostano il focus dall'economia reale al mercato azionario di Shanghai e Shenzhen. Mercato che ha sofferto e non poco durante il 2021 per il susseguirsi di crisi settoriali (da quella del mattone a quella dell'energia, senza dimenticare la stretta regolatoria sui colossi tecnologici). Oggi, però, per Goldman Sachs è arrivato il momento d'investire sull'azionario in Cina.

Per Goldman è arrivato il momento d'investire sull'azionario in Cina

Il principale motivo? La stabilità. Il vantaggio che la politica monetaria accomodante della People's Bank of China (PboC) garantisce alle aziende locali si confronta infatti con le prospettive incerte derivanti in Occidente dall'imminente cambio di passo della Federal Reserve (Fed), e in seconda battuta anche della Banca centrale europea (Bce). In gennaio il presidente Xi Jinping aveva messo in guardia la Fed sugli effetti che il previsto rialzo dei tassi d'interesse Usa avrebbe sull'economia globale. "Se le principali economie dovessero ridurre o fare un dietrofront nelle loro politiche monetarie, ci sarebbero gravi ricadute negative. Presenterebbero sfide per la stabilità economica e finanziaria globale e i Paesi in via di sviluppo ne sopporterebbero il peso maggiore”, aveva dichiarato Xi intervenendo al World Economic Forum di Davos.

Azionario in Cina più appetibile. Per Goldman ma anche per Hsbc

La stabilità perseguita da Pechino è il motivo per cui Goldman Sachs prevede un progresso del 16% nel 2022 per l'indice Msci China, anche perché le valutazioni delle aziende della Corporate China rimangono sotto all'obiettivo di 14,5 del rapporto tra prezzo e utili previsti della stessa Goldman. E domenica, riporta la Cnbc, Kinger Lau, chief equity strategist del colosso newyorkese per la Cina, ha pubblicato insieme al suo team un report che spiega "perché le azioni cinesi sono diventate più appetibili per gli investitori globali". L'approccio al secondo maggiore mercato azionario al mondo di Goldman si basa in gran parte sulla maggiore accessibilità per gli investitori stranieri e su una sottoallocazione finora delle azioni. Goldman, però, è in buona compagnia. Nella sua strategia globale sull'equity per il 2022 Credit Suisse ha per esempio promosso la Cina a overweight. "La politica monetaria viene allentata mentre altrove viene inasprita. L'inerzia dell'economia sta accelerando", ha scritto il global strategist Andrew Garthwaite.

Primo driver dell'azionario in Cina per Goldman resta la stabilità

"Gli investitori sono troppo ribassisti sull'azionario cinese. Sì, la Cina sta lottando con la crescita e un dollaro più forte non è una buona notizia per i mercati ma è risaputo ed è già stato prezzato. E ora le blue chip scambiano su valutazioni interessanti", ha scritto invece Hsbc in un report di settimana scorsa. Mentre già in gennaio Berstein pubblicava un suo dossier intitolato Chinese Equities: "Uninvestable" No More (in italiano, azionario cinese non più non-investibile). "Riteniamo opportuno ripristinare l'esposizione della Cina nei portafogli", scrivevano gli analisti di Bernstein: indicando, oltre ai fattori già citati da Goldman, le aspettative di crescita dei nuovi finanziamenti e gli afflussi esteri in aumento, a fronte del processo di apertura del mercato agli stranieri che da gennaio riguarda, per esempio, anche la produzione di automobili. (Raffaele Rovati)