Auto elettriche, sono ecologiche per davvero? Ecco l’opinione degli esperti

Scopriamo quanto consumano veramente le auto elettriche, dalla produzione alle batterie: sono davvero ecologiche?

Anche per il 2023, il governo ha deciso di confermare gli ecoincentivi statali per l’acquisto di auto elettriche e ibride, anche senza rottamazione, per rispettare i propri impegni in materia di transizione ecologica.

Proprio per questo, è interessante domandarsi se le auto elettriche siano davvero ecologiche, se non si tiene conto solo del consumo su strada ma anche dell’energia che richiedono dalla loro produzione fino allo smaltimento.

Ma le auto elettriche sono davvero ecologiche?

La prima cosa da dire è che, a differenza delle auto a benzina o a disel, la più grande preoccupazione in merito alle emissioni di un’auto elettrica non riguarda tanto il suo consumo su strada, ma piuttosto come è prodotta l’energia elettrica con la quale l’autto viene ricaricata di volta in volta.

Se l’energia elettrica è prodotta da combustibili fossili, come carbone o gas, il risparmio in termini di impatto ambientale è decisamente più limitato, o addirittura dannoso per l’ambiente, come in Europa avviene in Polonia ed Estonia.

Utilizzando gasolio o metano, ad esempio, l’inquinamento complessivo di un’auto elettrica può essere anche superiore di 1,75 volte rispetto a un’auto che utilizzi gasolio o metano direttamente nel suo serbatoio.

Tuttavia, una situazione di questo tipo è estremamente rara, dato che la maggior parte dei sistemi di produzione di energia destinata alle auto elettriche utilizza fonti rinnovabili: insomma, un’auto elettrica è sostenibile nel 95% dei paesi del mondo.

Così, in Svizzera e Francia (che può contare anche sul ricorso al nucleare) il risparmio in termini di emissione è notevole: un’auto elettrica in Svizzera produce 30 tonnellate di CO2 per 200.000 chilometri, la metà di un’auto a benzina.

In Germania, dove le centrali a carbone e a gas sono ancora in parte attive, il risparmio è leggermente minore (l’auto produrrà 50 tonnellate di CO2), ma comunque significativo.

In media, pertanto, le auto elettriche impattano il 30% in meno rispetto alle auto con motori tradizionali, perché a parità di emissioni quest’ultime sono legate a fonti rinnovabili.

Per quanto riguarda invece il criticato smaltimento delle batterie, bisogna considerare innnanzitutto come una batteria abbia una durata media di circa 10 anni. Inoltre, la necessità di cambiarla non deriva tanto dal fatto che non funzioni più, ma da una minore capacità di stoccaggio.

Così, è possibile utilizzare le vecchie batterie delle auto elettriche per nuovi usi, come ad esempio lo stoccaggio di energia domestica.

Leggi anche: Auto elettriche, meglio la ricarica alle colonnine o in casa? Il trucco per risparmiare

Le auto elettriche, ancora un miraggio in Italia?

Nel commentare l’utilizzo dei fondi destinati all’ecobonus, il ministro dell’Industria e del Made in Italy Adolfo Urso ha parlato di auto elettriche che “costano troppo per i salariati italiani e sono oggi sostanzialmente ad appannaggio dei ricchi in Italia”.

In effetti, la maggior parte dei bonus utilizzati nel mese di Gennaio riguardava auto a disel e benzina (scelta apparentemente paradossale, anche se limitata ad alcuni modelli meno inquinanti), e in secondo luogo auto ibride.

Certamente è vero che le auto elettriche possono avere un costo di partenza più elevato delle auto a benzina, ma bisogna ricordare come sia possibile risparimare notevolmente nel corso del tempo:

  • Le elettriche richiedono molta meno manutenzione (sono costruite con meno pezzi e si rompono più raramente);

  • Non si paga il bollo auto;

  • L’assicurazione è più sostenuta.

Ciò che davvero sembra scoraggiare gli italiani dall’acquisto, inoltre, non sembra tanto il prezzo in sé: una Renault Twingo elettrica, ad esempio, ha un costo base di 22.750 €, che con gli incentivi e la rottamazione arriva a 15.250 €.

Il vero problema per l’Italia dell’elettrico è sempre lo stesso, come tra l’altro riconosciuto anche dal ministro Urso, che parla di ritardi ormai irrecuperabili nella rete di distribuzione dell’energia.

In Italia sono infatti presenti soltanto 36 mila punti di ricarica (nei Paesi Bassi, grandi pressapoco come Lombardia e Piemonte, si arriva a 90 mila), per lo più collocati in città.

In città, tra l’altro, dove una fetta della popolazione si muove soprattutto con i mezzi pubblici (o dovrebbe avere la possibilità di farlo). Nelle campagne o nelle zone extraurbane, dunque, la possibilità che un cittadino decida di investire su un’auto elettrica è estremamente ridotta.

Eppure, diversi studi mostrano che è proprio in queste zone che sarebbe più utile investire nei rifornimenti di energia elettrica, dato che qui la riduzione della mobilità su auto, uno dei grandi obiettivi per la mobilità sostenibile, è quasi impossibile.

Nonostante una situazione di svantaggio per il nostro paese, dunque, sembra davvero necessario investire in questa direzione, anche perché le case di produzione investiranno sempre di più nei prossimi anni sulle elettriche.

Soprattutto se, come auspicano i calcoli dell’Agenzia internazionale dell’energia (IEA), nel 2050 il 90% della produzione elettrica sarà coperto da fonti rinnovabili.

Margherita Cerri
Margherita Cerri
Redattrice, classe 1998. Appassionata di letteratura e di scrittura, mi sono laureata in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Milano con una tesi sul rapporto fra Italo Calvino e il gruppo Oulipo. Dopo alcune esperienze come aiuto bibliotecaria e insegnante, ho svolto un periodo di studio a Parigi, e infine mi sono unita a Trend Online tramite uno stage curriculare. Scrivo principalmente di cinema, spettacolo, attualità e viaggi. Motto: Qualunque cosa sogni d'intraprendere
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