Arriva finalmente la pillola antivirale contro il Covid prescrivibile dal medico di base, il Paxlovid. La pillola antivirale era stata annunciata lo scorso 12 aprile direttamente dal direttore dell’Aifa, Nicola Magrini. Quest’ultimo, in quella occasione, aveva anche anticipato che l’antivirale sarebbe stato prescritto dai medici di base.

Il Paxlovid, da oggi, è disponibile in farmacia. Ad annunciare la notizia, insieme al direttore dell’Aifa, anche il sottosegretario alla Salute, Andrea Costa, intervistato da AdnKronos Salute. Si tratta di una notizia rivoluzionaria, che farà felici molte persone che fino ad ora sono stati restii alla somministrazione del vaccino.

Tuttavia, il Paxlovid non deve essere sostitutivo del vaccino anticovid 19. Questo è fondamentale soprattutto per chi non ha ancora completato il ciclo vaccinale. Ma vediamo adesso le caratteristiche del Paxlovid, a chi può essere prescritto e se è efficace contro il Covid-19.

Cos’è il Paxlovid? Il nuovo farmaco contro il coronavirus

Finalmente la notizia che tutti aspettavano: arriva il via libera da parte dell’EMA per la distribuzione del Paxlovid nelle farmacie. Già il 28 gennaio scorso, la Commissione europea aveva concesso l’autorizzazione per l’immissione in commercio del farmaco contro il coronavirus.

Ma cos’è il Paxlovid? Si tratta, in dettaglio, di un farmaco antivirale prodotto dalla Pfizer, la stessa casa farmaceutica che ha prodotto il vaccino. Il farmaco contro il coronavirus comprende due principi attivinirmatrelvir e ritonavir – contenuti in capsule separate rivestite con film. 

La capsula contenente il nirmatrelvir è di colore rosa, di forma ovale, mentre la capsula contenente il ritonavir è bianca. 

Ma chi può utilizzare il farmaco anti-coronavirus? Come ogni altro antivirale, il Paxlovid deve essere prescritto dal medico di base, ma solamente nei pazienti che possono sviluppare la malattia in forma grave e che non necessitano di ossigeno.

Come funziona il Paxlovid?

Il Paxlovid, come abbiamo detto, possiede due principi attivi in due capsule differenti. In particolare, il nirmatrelvir agisce riducendo la capacità del virus SARS-CoV-2 di moltiplicarsi nell’organismo, mentre il ritonavir – dice l’EMA – “va ad inibire il metabolismo operato dal citocromo P3A (CYP3A) del sopracitato principio attivo”.

In altri termini, il ritonavir ha come scopo quello di prolungare gli effetti del nirmatrelvir. Il ritonavir consente al nirmatrelvir di rimanere nell’organismo il tempo necessario affinché riesca a debellare definitivamente il virus. Se il nirmatrelvir venisse somministrato da solo non riuscirebbe a permanere così tanto all’interno del nostro organismo.

Ma come va assunto il Paxlovid? Il farmaco contro il coronavirus va assunto per via orale e, secondo i dati attualmente diffusi dall’EMA, il paziente dovrebbe assumere due compresse da 150mg di nirmatrelvir (300mg totali) e una compressa di 100mg ritonavir, ogni 12 ore per 5 giorni di trattamento.

I dati sull’efficacia del Paxlovid

Secondo uno studio effettuato dal CHMP su dei pazienti affetti da Covid 19, che hanno dato il loro consenso alla somministrazione del farmaco antivirale, il Paxlovid ridurrebbe in modo significativo il rischio di ricoveri in terapia sub intensiva e intensiva, oltre che dei decessi.

Questo significa che riduce drasticamente il rischio che la malattia sviluppi in maniera grave in quei pazienti che per regioni diverse potrebbero svilupparla. 

Ma vediamo più in dettaglio quali sono stati i risultati dei test. Il Paxlovid è stato somministrato nei pazienti affetti da Covid 19 ed i dati sono stati confrontati con quelli dei pazienti che avevano ricevuto un placebo entro cinque giorni dall’inizio dei sintomi. Nel mese successivo al trattamento, si è potuto osservare che:

“Lo 0,8% (8 su 1.039) dei pazienti trattati con Paxlovid è stato ricoverato in ospedale per più di 24 ore, contro il 6,3% (66 su 1.046) dei pazienti che hanno ricevuto il placebo.”

Inoltre, i dati dimostrano che non ci sono stati decessi all’interno del gruppo dei pazienti che avevano ricevuto il Paxlovid. Mentre nel gruppo che avevano ricevuto il placebo si sono verificati nove decessi. Bisogna puntualizzare, però, che tutti i pazienti coinvolti nello studio avevano già sviluppato un’infezione importante, per questo molti di loro sono stati ricoverati in ospedale.

Se, invece, il Paxlovid viene somministrato prima che l’infezione si possa diffondere, allora i numeri delle ospedalizzazioni si riducono notevolmente. Inoltre, notizia importante, il farmaco antivirale è efficace anche nei confronti della variante Omicron e nelle altre varianti Covid.

Il Paxlovid è compatibile con altri farmaci?

Secondo i dati diffusi dal CHMP, il Paxlovid sembra essere compatibile con altri farmaci e gli effetti collaterali sono stati lievi nella maggior parte dei pazienti. In particolare, durante il trattamento con Paxlovid, dove il farmaco veniva somministrato ogni 12 ore per 5 giorni consecutivi, si sono riscontrati i seguenti effetti collaterali:

  • Diarrea;
  • Disgeusia;
  • Vomito;
  • Mal di testa.

Non è tanto il nirmatrelvir a causare degli effetti collaterali, ma il ritonavir, molto spesso somministrato nei pazienti affetti da HIV. Questo, interagendo con i farmaci causa inevitabilmente delle reazioni farmacologiche e stessa cosa accade nell’interazione con il nirmatrelvir.

Tuttavia, non sono degli effetti collaterali preoccupanti. Ad ogni modo, tutti gli effetti collaterali manifestatesi nei pazienti sono stati segnalati ed inseriti nelle avvertenze del Paxlovid, visualizzabili attraverso un codice QR presente nella confezione.

Oltretutto, anche le autorità competenti sono state informate degli effetti collaterali del farmaco. Ma tutto ciò non deve affatto sorprenderci. Tutti i farmaci in circolazione presentano degli effetti collaterali, opportunatamente descritti all’interno del bugiardino. 





L’AIFA, inoltre, raccomanda i medici di base “sulla necessità di indagare in maniera accurata l’anamnesi farmacologica del paziente” proprio per evitare che il ritonavir possa interagire in maniera negativa con i farmaci che il paziente assume per la cura di altre patologie.

Ovviamente, tutti i risultati finora raggiunti, possono far affermare che i “benefici del medicinale sono maggiori rispetto ai suoi rischi”. Il Paxlovid è da considerarsi un gran risultato nella lotta al coronavirus in questi tre anni di pandemia, dopo il vaccino.

Potrebbe mostrarsi un alleato valido nella lotta al SARS-CoV-2 insieme alla vaccinazione dei soggetti immunodepressi o fragili. Ricordiamo, quindi, che il Paxlovid non deve sostituirsi alla vaccinazione. Quest’ultima risulta ancora la via maestra per la riduzione del Covid a mera influenza.

Proprio grazie alla vaccinazione, e alla riduzione dei sintomi, il Paxlovid può risultare maggiormente efficace contro il coronavirus.

Ma cosa ne penseranno i no-vax, restii a qualsiasi “farmaco sperimentale”? Saranno contrari anche al Paxlovid? Molti credono che il nuovo antivirale possa convincere anche i più scettici. Tuttavia, come abbiamo già detto, il Paxlovid non va utilizzato in sostituzione al vaccino, unica arma contro il coronavirus.