Definirla lacrime e sangue potrebbe anche essere riduttivo parlando della seduta odierna del petrolio che viene travolto uno tsunami di vendite come non lo si vedeva da circa 40 anni.

Petrolio a picco verso i 10 $: peggiore seduta dal 1982

Il future sul Wti con consegna a maggio, in scadenza domani, viene scambiato negli ultimi minuti a 10,4 dollari, con un affondo del 43,07%.

Quello odierno è il peggior calo giornaliero mai accusato dal petrolio dal lontano 1982 e i valori odierni riportando indietro nel tempo sui minimi da oltre 20 anni.

Petrolio: un mix di fattori alimenta il crollo

Un mix di fattori sta scatenando l'inferno sui prezzi del petrolio, a partire dalla forte contrazione dei consumi per via dell'emergenza coronavirus che vede diversi Paesi del mondo in lockdown.

La produzione è ferma così come gli spostamenti delle persone e questo fa sì che ci sia un eccesso di produzione crescente.

Una situazione che non viene in alcun modo superata dalle ultime decisioni partorite dall'Opec+ che a detta di molti osservatori si stanno rivelando insufficienti a ripristinare un certo equilibrio sul mercato del petrolio.

Come evidenziato dagli esperti di Oanda, il crollo delle quotazioni dell'oro nero è legato proprio allo squilibrio tra domanda e offerta di materia prima e dimostra al contempo quanto velocemente si stia riempiendo la capacità di stoccaggio.

Se da una parte il crollo odierno affonda in parte le sue radici in motivazione di carattere tecnico legate all'imminente scadenza del contratto future, dall'altra ci sono evidenti ragioni fondamentali per un calo delle quotazioni.

ENI e Saipem a due velocità a Piazza Affari

Il fragoroso tonfo accusato oggi dal petrolio ha avuto inevitabili ripercussioni sui titoli del settore oil a Piazza Affari, ma non su tutti.

Guardando ai big del comparto, ENI oggi è sceso dell'1,78%, fermandosi a 8,434 euro, mentre si è mosso in direzione opposta Saipem che ha sovraperformato il Ftse Mib, con un rialzo dell'1,42% a 2,22 euro.  

Saipem sostenuto da ultime news. Il commento degli analisti

Saipem ha trovato sostegno nelle notizie diffuse dalla stessa società, da cui si è appreso che il Consorzio Cepav 2, di cui il gruppo italiano detiene una partecipazione del 59%, ha ricevuto da Rete Ferroviaria Italiana la comunicazione dell’avvenuta assegnazione e disponibilità di un’ulteriore tranche di risorse finanziarie per la realizzazione del secondo lotto costruttivo della tratta alta velocità/alta capacità Brescia Est-Verona.

Il valore complessivo è 514 milioni di euro, di cui la quota di competenza Saipem è pari a circa 304 milioni di euro.
Per gli analisti di Equita SIM si tratta di una notizia positiva, segnalando che il contratto rappresenta il 5% della loro stima di raccolta ordini E&C per il 2020 e il 9% della divisione E&C onshore.

Non cambia intanto la strategia della SIM milanese che su Saipem mantiene fermo il rating "hold", con un prezzo obiettivo a 3,4 euro.

Anche i colleghi di Fidentiis parlano di una notizia positiva, pur segnalando di non vedere alcun impatto consistente su Saipem in Borsa, visto ch il margine Ebitda nei progetti E&C Onshore è di circa il 5%-6%.

In attesa dei conti del primo trimestre che saranno diffusi dal gruppo giovedì prossimo, gli analisti ribadiscono la raccomandazione "sell", ritenendo che la trimestrale non sarà un driver per la performance dell'azione.

Saipem: la strategia di Meidobanca e di Bca Akros

Cauti i colleghi di Mediobanca Securities che mantengono ferma la raccomandazione "neutral", con un fair value a 3,3 euro, dopo che Saipem ha ritirato la guidance 2020 la scorsa settimana.

Non cambia idea invece Banca Akros che consiglia di acquistare il titolo, con un target price a 4,5 euro, malgrado gli analisti abbiano definito una notizia molto negativa il ritiro della guidance, evidenziando al contempo che la posizione finanziaria del gruppo è molto solida.

ENI: Equita è bullish in attesa della trimestrale

A puntare su ENI è invece Equita SIM che in attesa dei risultati trimestrali in arrivo dal gruppo venerdì prossimo, ha ribadito la raccomandazione "buy", con un prezzo obiettivo a 12 euro.

Gli esperti hanno limato del 2% le stime sull'utile per azione di quest'anno, incorporando una pressione fiscale più elevata.

La SIM milanese ritiene che ENI sconti un prezzo del petrolio nel lungo termine pari a 35-40 dollari al barile.

ENI bocciato da Jefferies

Cattive notizie per ENI invece sono arrivate oggi da Jefferies che ha rivisto il suo giudizio da "buy" a "hold", con un fair value invariato a 8,05 euro. 

Il broker ritiene che il titolo sia relativamente protetto dalla volatilità del prezzo del petrolio, ma al momento manca un catalizzatore per sovraperformare.

Questo, unitamente alla mancanza di un interessante tema di valutazione relativa, ha portato gli analisti a bocciare ENI.