L’impatto della classe energetica sui prezzi: quanto costa in più una casa green

Uno studio della Banca d'Italia evidenzia l'impatto della classe energetica nel mercato immobiliare stimando quanto costa in più una casa green

Risulta ormai chiaro a tutti che una casa ad alta efficienza energetica ha un valore di mercato più alto dovuto essenzialmente al risparmio a lungo termine che può garantire e alla sua sostenibilità. Uno studio della Banca d’Italia ha cercato di quantificarlo basandosi sui dati del portale “Immobiliare.it”: ecco quanto costa di più una casa green nel mercato delle compravendite immobiliari.

Casa green: quanto costa in più?

Sono molti i fattori che contribuiscono a determinare il prezzo di una casa e tra i più recenti figurano quelli legati ai cambiamenti climatici e all’efficienza energetica.

Per fare un esempio banale, a parità di altre caratteristiche, una casa lontano dai corsi d’acqua e non al piano terreno, così come una con una che può vantare la certificazione di alta efficienza energetica, hanno un prezzo maggiore di vendita nel mercato immobiliare.

I cambiamenti climatici, la sensibilità sempre maggiore delle persone verso la sostenibilità e soprattutto, il risparmio energetico sono infatti elementi che sempre di più incidono nella scelta dell’immobile che si vuole acquistare.

In un recente studio, la Banca d’Italia – che in un report aveva già evidenziato l’influenza del clima sui prezzi delle case – ha cercato di quantificare in qualche modo l’impatto che l’efficienza energetica ha sul valore di mercato degli immobili in Italia a livello provinciale.

Lo studio della Banca d’Italia

Per farlo, gli autori del paper “L’impatto della classe energetica sui prezzi delle case” – Michele Loberto e Alessandro Mistretta – hanno utilizzato un ampio archivio di annunci di vendita pubblicati sulla piattaforma Immobiliare.it.

Ovviamente, i dati forniti a Banca d’Italia da Immobiliare.it sono quelli relativi agli annunci online di case in vendita che riportano, tra le informazioni sull’immobile, anche la classificazione energetica dell’immobile stesso.

Il modello è stimato:

  • per ogni zona climatica (la classe A comprende tutte le classi dalla A1 alla A4; le classi B, C, D, E, F sono considerate separatamente);

  • per le singole province accorpando le classi energetiche in macro gruppi (F-G, D-E, B-C, A).

Come evidenzia la nota di presentazione del paper:

L’analisi mostra che, a parità di altre caratteristiche, il prezzo richiesto per la vendita delle case appartenenti alle migliori quattro classi in termini di prestazioni energetiche è in media maggiore di circa il 25 per cento rispetto a quello delle abitazioni classificate nella decima categoria, la peggiore. Il differenziale di prezzo è tuttavia estremamente variabile tra province, plausibilmente a causa delle differenze nelle condizioni climatiche e nel quadro normativo regionale in tema di efficienza energetica degli edifici.

Considerato che in Italia le abitazioni costituiscono la componente fondamentale della ricchezza familiare e una fonte importante di garanzie per i finanziamenti, si tratta di un dato importante non solo per il mercato immobiliare italiano ma anche per il sistema finanziario generale.

Come già premesso, non tutte le zone, però, sono uguali, anche per i diversi standard tecnici per misurare l’efficienza energetica: la differenza di prezzo tra classe A e G varia dal 7% al 45%.

Case green, poche e costose

Lo studio ha messo in luce anche un altro aspetto molto importante. Analizzando i dati del portale infatti, è emerso che in Italia gli immobili che possono vantare una classe energetica efficiente sono pochi e, come già evidenziato, più costosi rispetto a quelli appartenenti alle classi energetiche meno efficienti.

In particolare, nel 2022 solo il 10% degli immobili in offerta sul portale online era classificato con classe da A1 ad A4, contro il 65% appartenenti alle classi F o G.

Le emissioni di gas serra

Secondo i dati Ispra (organo tecnico-scientifico del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio) in Italia gli edifici residenziali rappresentano il 12,5% delle emissioni di gas mentre secondo la Commissione europea, gli edifici residenziali nell’Unione Europea contribuiscono al 9% delle emissioni totali di gas serra. Se circa il 75% del patrimonio abitativo esistente in Italia è stato costruito prima del 1980, si stima che circa il 30% degli edifici residenziali è stato costruito addirittura tra il 1946 e il 1970, quando la qualità delle costruzioni era scarsa per la necessità di ricostruire in fretta quanto distrutto dalla seconda guerra mondiale.

Vera Monti
Vera Monti
Giornalista pubblicista e precedentemente vice- presidente di un circolo culturale, scrivo di arte e politica - le mie grandi passioni - su varie testate online cercando sempre di trattare ogni argomento in tutte le sue sfaccettature. Ho intervistato vari personaggi della scena artistica nazionale e per Trend online mi occupo principalmente di politica ed economia
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